Nessuno dovrebbe sentirsi piccolo o a disagio con se stesso, ad insegnarcelo è proprio la scienza attraverso la teoria della Panspermia secondo la quale siamo costituiti da polvere di stelle.

“Cosmos: odissea nello spazio” è una docu-serie statunitense di divulgazione scientifica condotta dall’astrofisico Neil DeGrasse Tyson, nella quale gli spettatori vengono coinvolti in un viaggio spazio temporale per esplorare le diverse ere e galassie che si sono succedute sino ad oggi per mezzo di ciò che Tyson chiama la “navicella dell’ingegno”, una navicella immaginaria che rende possibile il viaggio nel cosmo.
Lo scopo di Tyson è di analizzare i dubbi, le perplessità e le scoperte che hanno attanagliato per anni l’ umanità, con l’intento di giustificare l’esistenza dell’universo e di noi stessi. A tal proposito l’astrofisico ripete spesso un concetto molto affascinante, secondo il quale le molecole che compongono il nostro organismo si siano originate nello spazio e che in qualche modo siano giunte sulla Terra evolvendosi sino ad oggi e andando a costituire ad esempio il nostro stesso DNA. Tyson ritine pertanto che queste molecole spaziali ci costituiscano e che ognuno di noi può certamente considerarsi un piccolo Universo. Queste non sono solo parole lusinghiere di un divulgatore che tenta di sedurre il proprio pubblico, Tyson, infatti, allude alla teoria della Panspermia, secondo la quale la vita si sposta nello spazio in forme complesse ed evolute. Le molecole essenziali che costituiscono il nostro organismo, denominate molecole della vita o biomolecole, potrebbero quindi davvero essersi formate nello spazio ed essere giunte sulla Terra per mezzo di comete e asteroidi.

L’ origine della vita a partire da termini tediosi

Gli scienziati sono molto, troppo fantasiosi e la scienza stessa pullula pertanto di nomi originali e ahimè per affrontare questo viaggio nell’universo e sulla Terra primordiale per scovare l’origine della vita, occorre dare qualche definizione a termini tediosi, come: bioelementi e abiogenesi, il primo indica elementi chimici (principalmente carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno) che costituiscono tutti gli esseri viventi e in particolar modo formano tra loro legami chimici andando a costituire le biomolecole, quali, ad esempio, carboidrati e lipidi che sono riserve energetiche indispensabili per cellule animali e vegetali. L’abiogenesi o origine della vita, è il processo mediante il quale la vita si origina a partire da materia non vivente, come semplici composti organici. Sulla Terra ciò è stato possibile quando, partendo da questi composti, si sono originati i “mattoni della vita” ovvero amminoacidi e nucleotidi. Per la prima volta nel 1950 Sanley Miller, biochimico statunitense, dimostrò come questo processo, ossia la formazione di forma vivente a partire da materiale non vivente, potesse essere avvenuto sulla Terra primordiale.

L’esperimento di Miller-Urey

Nei primi anni del ‘900 i chimici Oparin e Haldane ipotizzarono che i componenti chimici della vita potessero essersi formati spontaneamente da specie chimicamente più stabili nell’ universo come idrogeno, metano, ammoniaca e acqua. Urey immaginò che l’energia necessaria affinché avvenisse tale processo potesse essere fornita da elettroni veloci di una scarica elettrica come, ad esempio, i fulmini su una Terra primitiva. Miller effettuò questo celebre esperimento per accertarsi della veridicità della teoria: ricreò determinate condizioni ambientali che si pensava fossero presenti sulla Terra primordiale utilizzando un distillatore a ciclo continuo, nel quale una soluzione di ammoniaca in acqua e in un’ atmosfera di idrogeno e metano, viene riscaldata in un pallone chimico e sottoposta, in forma di vapore, ad una scintilla elettrica prodotta da un generatore e, una volta ricondensata sotto forma di liquido, viene riportata nel pallone. Dopo più di 100 ore l’analisi chimica della soluzione rivelò sostanze di interesse biologico come amminoacidi, glicina, alanina o acido aspartico molto più complesso. Miller riuscìa riprodurre un “brodo primordiale” che poteva essere la base della vita.

Distillatore a ciclo continuo nell’esperimento di Miller-Urey

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Approdo alla Panspermia

La nascita delle molecole che hanno dato la vita sul nostro pianeta è tuttora incerta, Miller fu il primo scienziato a verificare sperimentalmente come potessero essersi formate le biomolecole e i mattoni della vita, ma i loro precursori che origini hanno? Bioelementi come carbonio, idrogeno e ossigeno secondo alcuni scienziati si sono formati sulla Terra, ma valorose teorie sostengono il contrario, ovvero ritengono che specie probiotiche di grande complessità siano presenti nello spazio e che siano arrivate sulla Terra grazie a comete o meteoriti, da qui la nascita della teoria della Panspermia, nella quale vengono studiati gli effetti fisici e chimici che avvengono quando piccole meteore effettuano l’ingresso nell’atmosfera. Le meteore sono frammenti di comete o asteroidi costituiti rispettivamente da nucleo e acqua e da masse di roccia o metalli, entrambi contenenti polvere interstellare. Se la meteora si scalda troppo nel momento in cui penetra nell’atmosfera, la materia organica non sopravvive. L’oggetto di studio della Panspermia legato a forme di vita è il meteorite AHL84001, trovato in Antartide nel 1984, ha origini marziane e al suo interno sono state trovate sfere di carbonato di calcio e magnesio simili a quelli formati sulla Terra, o catene di cristalli di magnetite simili a fossili di natura batterica. A tal proposito nel 1990 l’astrobiologo Wickramasinghe e l’astrofisico Hoyle effettuarono l’esperimento più importante per sostenere questa teoria, lanciarono un pallone aerostatico nella Stratosfera, cercando di dimostrare la presenza di batteri anche in questo strato, il secondo dei cinque in cui è suddivisa l’atmosfera. I batteri furono effettivamente raccolti e oggi si ritiene che correnti atmosferiche intense possano portare polvere interstellare e spore batteriche nella nostra Stratosfera.

Lieto fine

Cosa vuol dire tutto ciò? Tutto o niente. Non è certa né questa teoria, né come si siano formati i bioelementi, ma se tutto ciò fosse reale, Tyson non sarebbe un sognatore ma potremmo davvero essere costituiti da polvere di stelle, da spore batteriche e polvere interstellare che per qualche strano motivo milioni di anni fa, giunti sul nostro pianeta, hanno subito trasformazioni chimiche e fisiche, causate da fenomeni ambientali, originando le prime molecole che si sono evolute, rese complesse dall’ambiente ancora fortemente instabile e che in seguito hanno portato alla vita, o potrebbe essere possibile che carbonio, fosforo e idrogeno costituenti il DNA siano giunti da spazi remoti dell’Universo grazie a qualche asteroide. L’unica certezza è che la teoria della Panspermia ci fa sentire parte di qualcosa di più grande, ci rende speciali immaginare di esser costituiti da elementi spaziali, come se fossimo interamente parte del cosmo, non come piccole formiche in un universo così vasto, ma come formiche che l’Universo ce l’hanno anche un po’ dentro.

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