Il coronavirus potrà essere il casus belli di una nuova Guerra Fredda?

La pandemia da coronavirus sta accelerando la sfida  tra Stati Uniti e Cina. Quella che una volta era definita semplicemente “guerra commerciale”, e poi “guerra tecnologica”, può realmente sfociare in una nuova ”Guerra Fredda”?

Appare ormai  innegabile che il Covid-19 ha portato su un nuovo livello le tensioni tra Washington e Pechino, che sono sempre state particolarmente tese, soprattutto con la presidenza di Trump. Ma mai come in questo momento la situazione appare assai contraversa e rischia di sfociare in una guerra inevitabile.

 

Il casus belli

Con la presidenza di Trump l’America è entrata nel vivo di un grande conflitto economico e diplomatico con la Cina, presente però già da molto tempo. La cosiddetta guerra commerciale, che al suo interno ingloba anche complesse questioni geopolitiche, a partire dall’ ondata di coronavirus che sta piegando l’America. Attualmente ci troviamo di fronte ad una prosecuzione di questa battaglia, con gli Stati Uniti intenti a cercare di mantenere il proprio dominio sul mondo, non esercitando il soft power ma attraverso la difesa dei propri interessi. Linea che Trump identifica con quanto accade in America e basta, ma in realtà per tutto il ‘900 Washington ha difeso i propri interessi rendendosi diponibile per l’Europa e non solo, attraverso diplomazia e alleanze internazionali.

Si tratta di una guerra globale,  che è  in atto da tempo e coinvolge moltissimi campi d’azione: non solo l’aspetto commerciale, ma anche quello strategico e tecnologico. Il controllo del 5G e delle reti dati sono una posta in palio fondamentale per entrambi i Paesi. I dati  rappresentano il ”controllo’ del futuroe chi ne diventa il possessore può uscire vincitore dalla contesa. Ciò che è successo a Huawei è un esempio pratico di tutto questo, con l’azienda cinese che è stata costretta a rinunciare all’installazione dei servizi Google sui propri smartphone.

Il rischio concreto è che la corda che tenuto in piedi queste precarie relazioni, possa spezzarsi, cambiando definitivamente il rapporto tra queste due super-potenze, compromettendo ulteriormente la loro relazione ed il loro futuro.

La campagna elettorale di Trump sarà costruita proprio sulla Cina. Q Anche nel 2016 Trump fece così, acusando i democratici di essere troppo morbidi con la Cina, oggi fa e farà lo stesso con Biden. Anche per questo sta emergendo l’ipotesi di un  virus nato in laboratorio, che rappresenterebbe un’occasione aggiuntiva per inasprire i toni con la Cina.

Anche dall’Oriente non emerge l’intenzione di voler abbassare i toni. Trump ha bisogno di Xi Jinping come Xi Jinping ha bisogno di Trump. Entrambi devono affrontare delle grosse difficoltà, che siano elezioni o una pesante frenata economica. Il presidente Cinese ha accentrato tutto su di sé,sarà lui il principale responsabile dell’andamento dell’economi a cinese e  anche nella gestione della pandemia. E dunque se le cose andranno bene sarà merito suo, ma se le cose andranno male sarà colpa sua.

Inizio di una guerra di spionaggio?

L’obiettivo degli Usa è ormai chiaro:  incolpare la Cina per la pandemia individuando il paese come fonte di Covid-19. Ma anche la linea di risposta cinese pare essere quella di sempre: ribattere alle accuse con altre accuse. Proprio come era stato fatto in precedenza quando Pechino aveva ipotizzato che fosse stato l’esercito americano a portare il virus dagli Stati Uniti in Cina e come dimostrano i tentativi fatti per neutralizzare l’appellativo del “virus cinese” anche grazie a un considerevole sforzo della diplomazia di Pechino. Pare inoltre che non ci sarà alcuna visita degli ispettori americani ai laboratori di Wuhan.

Gli Stati Uniti invece sembrano avere meno dubbi rispetto alla colpevolezza della Cina, come si evince dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump che a gennaio minimizzava il pericolo del Coronavirus ed elogiava Xi Jinping, ma che da giorni va ripetendo che l’origine del virus sarebbe da ricercare proprio in quei laboratori. Gli fa da spalla il segretario di Stato Mike Pompeo che in un’intervista all’emittente americana ABC ha dichiarato di poter fornire provi enormi a dimostrazione delle tesi americane.

In questo modo la guerra di spionaggio prende campo, ma si tratta anche qui di uno spionaggio su diversi fronti: dal tema Huawei, già affrontato agli hacker ingaggiati dalla Cina ,con la sua rete di spionaggio, che starebbe lavorando per tentare di rubare ai ricercatori americani le scoperte sul l vaccino e dei trattamenti per il coronavirus. La scoperta del vaccino e di novità rilevanti riguardo alla pandemia consentirebbe ad uno di questi due Paesi un ritorno di immagine non indifferente, avviandolo ad un processo di egemonia mondiale. La posta in palio appare così assai alta, soprattutto riguardo ad un possibile vaccino, che però ,indipendentemente da chi lo scoprirà, dovrebbe comunque avere una diffusuione mondiale.

Immagine dello sbarco lunare, 1969, youtube.com

Le analogie con la Guerra fredda

La corsa al vaccino e alla soluzione del problema sanitario, ricorda quella relativa all’allunaggio tra Usa e Urss.Il 4 ottobre 1957 veniva lanciato dall’Unione Sovietica il primo satellite artificiale, lo Sputnik: iniziava l’avventura spaziale. . Era l’epoca della guerra fredda e gli Stati Uniti non potevano lasciare all’URSS il primato di un traguardo così ambito. Ne nacque una gara entusiasmante, che venne sostenuta dalle due superpotenze per imporre il proprio prestigio, ma che ebbe come risultato pratico la conquista dello spazio. Pochi mesi dopo il lancio russo, erano gli Stati Uniti a inviare il loro primo satellite artificiale, denominato Explorer, “esploratore”. Ma fu ancora l’Unione Sovietica a stupire il mondo. Il 12 aprile 1961, mandava il primo uomo nello spazio, Juri Gagarin.

Solo un mese dopo, gli Stati Uniti facevano altrettanto, impegnandosi a elaborare programmi sempre piùambiziosi. Seguirono molti voli spaziali con equipaggio umano per provare le varie possibilità: passeggiate nello spazio, aggancio tra navicelle spaziali, cambi di orbite delle navette. Il 21 luglio 1969 gli americani Neil Armstrong e Edwin Aldrin sbarcarono sulla Luna, sotto gli occhi di tutto il mondo attraverso la televisione. Le missioni spaziali sono proseguite con molti altri lanci. Non sono mancati gli insuccessi, da entrambe le parti, alcuni terminati con la morte degli astronauti. Anche la gara spaziale, durante gli anni della guerra fredda, assunse il tono del confronto-scontro. Le ricerche spaziali erano protette dai servizi segreti e i successi nel campo furono utilizzati come vittorie contro il Paese rivale. Per questo ci fu, molto più tardi, chi addirittura sostenne che gli Americani non avessero raggiunto la Luna. In realtà la Luna fu raggiunta, ma, per ammissione della stessa NASA, alcuni documenti fotografici vennero alterati. Le due superpotenze si sfidarono nella rincorsa a sempre maggiori successi spaziali nel lancio di missili, satelliti, nella conquista della Luna e di pianeti del sistema solare,  cercando di prevalere l’uno sull’altro, proprio come sta accadendo oggi tra Cina ed USA

 

 

 

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