Lorenzo (e Astolfo) sulla Luna: dall’Orlando Furioso al concept album di Jovanotti

“Lorenzo sula Luna”: il nuovo album di Jovanotti ci fa compiere un viaggio simile a quello di Astolfo nell’Orlando Furioso.

Dalla dolce “Notte di luna calante” di Domenico Modugno alla celebre “Guarda che luna” di Fred Buscaglione, passando per la sua “Chiaro di luna“: il nuovo disco di Jovanotti è un concept album di cover di brani che nel testo contengono il termine “Luna“.

“Lorenzo sulla Luna”: un disco da ascoltatore

Un piccolo disco per un uomo…un piccolo disco per i miei amici” scrive Lorenzo Jovanotti Cherubini sui social in occasione della pubblicazione dell’album. Nell’anno del cinquantesimo anniversario del primo allunaggio, il celebre cantante ha focalizzato la sua attenzione sul satellite terrestre. Nasce così “Lorenzo sulla Luna”, un disco di canzoni che appartengono a mezzo secolo di vita da ascoltatore. Nasce a marzo in soli sei giorni, e inizialmente non è pensato per la pubblicazione. Riascoltato dopo l’esperienza unica dei Jova Beach Party, un album tanto personale che racconta il silenzio dello spazio sembra quasi stonare con l’anno movimentato dell’artista, che decide così di pubblicarlo. I brani contenuti sono di artisti come Ornella Vanoni, Lucio Dalla e Ivano Fossati, e condividono poco con la discografia di Jovanotti. “Ascoltatelo come una playlist tematica, breve e incompleta” è l’invito del cantante, che precisa che si tratta di un album fatto da ascoltatore più che da musicista.

La luna nell’Orlando Furioso di Ariosto

Ludovico Ariosto, importante punto di riferimento nella storia della Letteratura Italiana, pone al centro della sua indagine la figura dell’uomo nuovo del Rinascimento, caratterizzato dal rischio della follia che accompagna la sua autonomia. Nella sua opera più celebre, l’Orlando Furioso, il paladino Orlando che è emblema della saggezza impazzisce per amore e diventa il simbolo della saggezza-follia dell’umanità. In questo quadro la Luna assume una certa importanza perchè è il luogo dove occorre andare a recuperare il senno dell’eroe.

Quello che è definito come il regno de la luna appare come un mondo complementare alla Terra. In un paesaggio simile a quello terrestre si trova tutto ciò che sulla terra è assente o viene a mancare: è un vero e proprio archivio di ciò che il corso degli eventi porta via agli uomini. Così è verso la luna che si dirige il personaggio di Astolfo, volando in groppa all’Ippogrifo, per recuperare la granda ampolla che riporta l’etichetta “Senno d’Orlando“.

Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che lo miriam da queste bande;
e ch’aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s’indi la terra e ‘l mar ch’intorno spande,
discerner vuol; che non avendo luce,
l’imagin lor poco alta si conduce.

Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c’han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quai mai le più magne
non vide il paladin prima né poi:
e vi sono ample e solitarie selve,
ove le ninfe ognor cacciano belve.

[…]

Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.

(“Qui Astolfo si meravigliò due volte: per il fatto che quel paese [la Luna] da vicino era tanto grande, mentre a noi che lo osserviamo dalla Terra ricorda una piccola palla; e per il fatto che se voleva distinguere da lì la Terra e il mare che scorre intorno ad essa, doveva aguzzare la vista. Infatti non brillando di luce propria [la terra e il mare] non fanno giungere la loro immagine tanto in alto. Lassù vi sono fiumi, laghi e campagne diverse da quelle che ci sono qui; vi sono altre pianure, altre valli, altre montagne, ognuna con le loro città e con i loro castelli, con case più grandi di quanto vide mai il paladino, nè prima nè dopo. E vi sono selve ampie e solitarie, dove le ninfe cacciano le belve continuamente. […] Le lacrime e i sospiri degli amanti, l’inutile tempo che si butta via giocando, il lungo ozio degli uomini ignoranti, gli inutili progetti che non giungono mai a compimento, i desideri vani sono tanto numerosi da ingombrare buona parte di quel luogo. Insomma, tutto ciò che hai perso quaggiù, lo puoi ritrovare salendo lassù.“)

Ciò che perdesti mai, là su salendo ritrovar potrai

Doppia è la maraviglia di Astolfo, e grande è quella degli uomini di ogni età nell’ammirare l’intramontabile fascino dei paesaggi regalati dalla luna. Se ne rende conto Jovanotti, che non finirà mai di stupire i suoi ascoltatori e che dopo un’estate di eventi nei paesaggi Italiani ha deciso di rendere pubblica una sua intima riflessione sulla luna. E sulle note delle canzoni da lui reinterpretate è possibile immaginare un paesaggio simile a quello descritto da Ludovico Ariosto: se immaginiamo che sulla Luna finiscano tutti i momenti che abbiamo perso e tutti i progetti che non siamo riusciti a portare a compimento, sappiamo da dove è necessario far cominciare la ricerca di noi stessi. Soffermiamoci di più, in una notte di luna piena ammiriamone la meraviglia. Troviamo una scusa per stupirci e da lì proviamo a non perdere più un attimo della nostra vita. Guarda che luna!

 

 

 

 

 

 

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