La rivoluzione dell’identità
Negli stessi anni si stava affermando il fascismo e Benedetto Croce era una figura di rilievo contro il movimento. Propone, riprendendo Aristotele ed Hegel, l’idea che il romanzo rappresenti le passioni in modo unitario e coerente con sè stesse e con il personaggio. Pirandello si oppone a questa visione, condizionato dal periodo storico in cui vive: capisce che la concezione di Aristotele viola la natura umana, complessa e frammentaria, nel momento in cui pretende di poter ridurre l’uomo alla coerenza e all’unitarietà. La rappresentazione dell’uomo senza ammettere il dubbio è in sè disumana, così Pirandello capisce che uno dei doveri dell’autore è quello di rispettare i moti dell’anima. Inaugura l’estetica anticlassica: la realtà interiore prevale su quella esteriore.
La vita e la forma
Il saggista Tilgher distingue la forma, un irrigidimento sottomesso dell’io alle convenzioni sociali, dalla vita, il continuo fruire della realtà ingabbiato e mascherato dalla forma. In modo simile, Bergson indentifica nella realtà uno slancio vitale e l’individuo come la momentanea espressione dell’Uno. L’unico modo per far sí che la vita emerga sopra la forma sono le epifanie: apparizioni, situazioni di cui i personaggi si accorgono all’improvviso e attraverso cui colgono la vita.
Centomila maschere della vita quotidiana
La riflessione filosofica di Pirandello proietta sulla nostra quotidianità l’esistenza di tantissime maschere. L’uomo ne indossa una costantemente. In base al contesto in cui ci troviamo, alle persone con cui ci stiamo relazionando, alle diverse situazioni, indossiamo maschere diverse. Cambiamo e ci adattiamo, ci aggiustiamo, ci perfezioniamo di continuo e appena ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, correggiamo la maschera ancora e ancora. Ne abbiamo costruite a migliaia, una per ogni necessità di apparenza. Abbiamo imparato a cambiarle con rapidità e automatismo. Le abbiamo rese sempre più solide, più spesse, più scure, così che fosse impossibile vederci attraverso, così che non trasparisse nulla di noi. E il nostro io sparisce sotto, piano piano, senza farsi sentire. Viene sempre coperto, sentito sbagliato, tenuto nascosto. Bisogna avere attenzione che nessuno lo noti, che non si infranga la persona costruita, che non si crepi il velo delle apparenze. Questo genera molte frammentazioni e una grande crisi nel rapporto con sè stessi. Non è possibile mostrarsi totalmente veri agli altri; lo si potrebbe essere da soli, ma si subisce l’influenza di tutte le maschere indossate durante la giornata che rendono frammentata e confusa la propria personalità. Così, l’io viene compromesso e diventa indistinguibile fra tutte le identità assunte. Si potrebbe indagare se tutte queste maschere siano effettivamente una necessità, anche se ormai è appurato che costituiscano per l’uomo consuetudine e desiderio. Infatti, sentendosi nudo e sbagliato di fronte alle proprie imperfezioni, tenta in ogni modo di coprirle: forse perché gli altri non le notino, forse perché spera che prima o poi sotto la forma si assopiranno. Resta quindi da chiedersi se, queste maschere di salvezza con cui ci proteggiamo e ci costruiamo, non siano in fondo quello che più ci allontana dalla relazione autentica con noi e con l’altro, quindi dall’unica forma pura di felicità. La gioia che deriva da queste articolate costruzioni resta in conflitto con il nostro io che se ne è separato e non ci permette di vivere nulla in prima persona, come se solo la maschera in sé potesse giovare di ciò che vive. A fronte di questo, probabilmente l’unica necessità sarebbe quella di rendersi autonomi da questo progressivo allontanamento. Razionalmente resta la scelta più morale e più improntata sulla persona, eppure comporta un grosso sacrificio: esporsi nelle proprie imperfezioni e miserie in una società che detta e reclama la perfezione. Bisogna capire cosa è più importante alla fine del giorno: essere per gli altri centomila impressioni positive o aver vissuto veramente. Senza dubbio la seconda ipotesi è la più umana e completa, ma per mantenerla serve restare saldi nel proprio intento anche di fronte a tutte le altre maschere.
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