Lo Zingarelli compie cent’anni e ci racconta la bellezza delle parole che cambiano

Cent’anni di vocabolario Zingarelli diventano un buon pretesto per analizzare i cambiamenti e la vivacità del nostro lessico.

Gli anni passano, gli uomini cambiano. La nostra specie continua ad adattarsi al mondo circostante e piano piano adatta il mondo a noi, sempre di più grazie al digitale. Non ci facciamo mai caso, ma tra le cose che cambiano c’è la lingua. Il suo, però, non è un semplice cambiamento: mentre muta insieme a noi, infatti, essa si fa portatrice della storia dell’intera comunità degli uomini che la parlano.

Il lessicologo: le parole sono entità vive

Consapevolizzare i giovani circa i cambiamenti che la lingua racconta è lo scopo della nuova iniziativa della casa editrice Zanichelli. Quella del 2022 sarà un’edizione importante, del vocabolario Zingarelli, che nato nel 1922 si appresta a celebrare i suoi cent’anni. L’idea della storica casa editrice è quella di esporre nelle piazze d’Italia 50 lemmi che possano essere esplicativi per comprendere quanto le parole non siano “monoliti” ma “entità vive”, come ha detto Mario Cannella, lessicografo del dizionario intervistato da La Repubblica. Trovandosi davanti i lemmi scelti sarà ben chiaro che le lingue mutano insieme a noi, risentendo di cambiamenti e adattandosi all’uso comune.

Se si capisse che le parole non sono monoliti ma entità vive, in movimento, che cambiano significato e a volte scompaiono per stanchezza, altre rinascono a nuova vita, ci si divertirebbe anche un po’ a sfogliarli.”

Le parole fanno il lessico

L’insieme delle parole di una lingua costituisce il lessico, al cui studio si dedicano da decenni i linguisti, che sono come scienziati specializzati nel linguaggio umano. Il lessico è senza dubbio un insieme molto vasto, costantemente esposto a mutazioni, perdite ed arricchimenti. I linguisti non stabiliscono cosa sia giusto o sbagliato nella lingua parlata, ma osservano e analizzano ogni fenomeno fino a registrarne i movimenti e le tendenze tipici: il lessico è solo una piccola parte dell’immenso studio che svolge la linguistica. Ci sono parole che non si usano più, parole nuove che entrano nell’uso comune, parole straniere che vengono prese in prestito e usate da parlanti di un’altra lingua fino ad essere mutate ed adattate alle altre. Ecco perché il vocabolario si rinnova, ogni anno, tanto che il celebre e prestigioso Zingarelli si appresta alla presentazione della centesima edizione.

Il dizionario

Il dizionario, o vocabolario, è l’opera – a stampa o in digitale – di consultazione che descrive  e registra il lessico di una lingua. È articolato in “voci”, dette anche lemmi. Ognuna di queste appare nella cosiddetta “forma di citazione” della parola: in italiano, ad esempio, si ha l’infinito presente attivo per i verbi, il maschile singolare per gli aggettivi, e i nomi si trovano al singolare. Nessun parlante dell’italiano conosce naturalmente l’intera gamma dei lemmi presenti sul dizionario: cultura, età e interessi sono alcuni degli elementi che determinano il vocabolario di ciascuno di noi. Neanche i dizionari contengono l’intero lessico della lingua, nemmeno il più esteso, che è quello in sei volumi che Tullio De Mauro ha curato e pubblicato nel 1999. Il Grande Dizionario italiano dell’uso, questo è il suo nome, contiene 250.000 voci e non tiene conto né di alcuni termini del lessico specifico di determinati ambiti, né di tutte le nuove parole che da quell’anno ad oggi sono entrate via via nell’uso comune. Un aggiornamento è stato effettuato però nel 2002. Il cambiamento più curioso? Il significato di “pallonetto” attribuito alla voce cucchiaio per il celebre numero del calciatore Francesco Totti: un chiaro esempio, questo, di quanto l’analisi delle parole possa aprire la porta ad un immenso patrimonio di storia, cultura e società del popolo che le pronuncia.

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