Dante e Petrarca probabilmente sono tra i nomi più rinomati nella poesia italiana. Entrambi sono stati ispirati da una donna in particolare incontrata nel corso della vita e a questa hanno dedicato il proprio capolavoro.

Le origini della letteratura italiana affondano le proprie radici nella poesia francese, siciliana e fiorentina. Queste correnti avevano in comune l’idea di decantare l’amore per una donna ideale, una musa ispiratrice per la loro arte. I due scrittori fiorentini continuarono questa tradizione ognuno di loro in modo originale, rendendole in eterno protagoniste delle loro opere.
La donna angelo
La tradizione fiorentina della corrente che poi Dante chiamerà “Dolce stil novo” ha avuto tra i suoi temi centrali quello della donna angelo. Spesso si trattava di figure mistiche femminili che ispiravano il poeta nelle loro composizioni, donne con cui non aveva mai avuto un rapporto diretto ma erano le protagoniste delle loro poesie. Nell’interpretazione teologica, tra l’altro, queste erano considerate come intermediarie di Dio, innalzavano l’animo dello scrittore ed erano portatrici di luce nel suo immaginario. Negli studi della letteratura si è discusso sulla reale esistenza di queste figure, alcuni infatti sostenevano che fossero solo donne ideali a cui i poeti si riferivano; un po’ come nei classici in cui ci si affidava ad una delle muse perchè ispirassero lo scrittore nella composizione della sua opera. Gli Stilnovisti, però avevano ereditato anche la tradizione poetica francese in lingua d’oc e d’oil e lo stile dei siciliani alla corte palermitana di Federico II. Qui la donna a cui ci si riferiva era una cortigiana di cui il poeta si invaghiva spesso al di fuori del matrimonio e anche per questo le attribuiva un nome fittizio. Figli di queste diverse tradizioni Dante e Petrarca hanno decantato l’amore per le loro donne secondo interpretazioni diverse legate alla loro poetica. Vediamo insieme come.
Beatrice allegoria della fede
Beatrice potrebbe essere considerata la donna più fortunata del mondo letterario. Dante Alighieri le ha dedicato l’opera forse più importante per la storia della letteratura italiana raffigurandola come l’allegoria della fede o della teologia secondo alcuni. A lei dedica anche molti altri scritti, si ricordi ad esempio la “Vita Nova” in cui Dante narra proprio la storia del suo amore per questa donna. A scuola tutti almeno una volta hanno immaginato Beatrice e Dante come una coppia nella vita reale prima di scoprire che la moglie di Dante era Gemma Donati. Non c’è molto da stupirsi considerando che i Donati erano una famiglia fiorentina molto importante dal punto di vista politico e il Sommo Poeta era molto attivo come diplomatico in quel periodo. Dunque chi era questa Beatrice? Su Focus è da poco uscito un articolo al riguardo che testimonia come esistano ancora dei dubbi sull’identità di questa figura. A partire dall’epoca di Boccaccio, comunque, si è sempre identificata con Bice Portinari, figlia di Folco Portinari. Secondo le testimonianze che lo stesso Dante fornisce nella “Vita Nova”, visse dal 1266 fino al 1290. Gli studi dei dantisti riportano che Bice fosse a sua volta sposata con un certo Simone dei Bardi, provienente da una famiglia facoltosa di Firenze. L’unica certezza, quindi, è che Dante e la sua Beatrice abitarono contemporaneamente a Firenze ma nessuna fonte cita una relazione o anche solo uno scambio di parole tra i due. L’amore dantesco per questa donna va oltre i confini della fisicità, si consuma nello sguardo; egli è devoto a lei con la stessa fede di un credente verso il suo credo.
Laura o Laurum
Il secondo autore, solo per ordine cronologico, famoso per la sua musa ispiratrice è Francesco Petrarca. Le sue opere lasciano trasparire un senso di incertezza continuo e più volte Petrarca si trova diviso tra i desideri terreni e la “retta via” spirituale. La sua musa ispiratrice è Laura e a lei dedica il suo “Canzoniere” o “Rerum vulgarium fragmente” la raccolta poetica probabilmente più famosa di questo autore. L’ordine stesso dei componimenti è stato deciso in funzione di Laura tanto che viene diviso in due parti “In vita di Madonna Laura” e “In morte di Madonna Laura”. Ma se è complesso interpretare la poetica di Petrarca di certo non è stato semplice capire chi fosse e se fosse mai esistita la sua Laura. Esistono due teorie al riguardo: che Laura fosse una donna realmente esistita dato che Petrarca riporta una data in cui l’ha visto innamorandosene; e che in realtà il nome Laura celasse l’etimologia di “Laurum”. La prima somiglia molto alla storia di Dante e Beatrice, Petrarca, infatti, dice di aver incontrato questa donna il 6 aprile del 1327 ad Avignone e fu innamorato di lei per ben 21 anni. E’ molto probabile che i due non si fossero mai parlati e anche se Petrarca si sofferma più volte sulla realtà biografica di questo amore, gli studiosi non riescono a trovare un’identificazione più o meno sicura come potrebbe essere quella di Beatrice. La seconda teoria, invece, vede questa Laura come l’incarnazione del “Laurum”, ovvero l’alloro, pianta che viene collegata alla poesia già nella mitologia greca. L’alloro era simbolo della poesia e contemporaneamente un riconoscimento prestigioso per i poeti del tempo. Si pensa quindi che Petrarca abbia scritto i suoi componimenti in onore della sua musa ovvero la poesia stessa.