Lo YouTuber Luis e il filosofo Heidegger ci ammoniscono: vietato banalizzare la realtà

Lo youtuber comico Luis e il filosofo Martin Heidegger si uniscono per dirci quanto sia pericoloso banalizzare la parola e l’esistenza in generale

Un video di Luis, giovane youtuber e comico bolognese, in due minuti e un semplice gioco di parole riesce ad essere geniale, divertente e riflessivo. Di contro Martin Heidegger, uno dei filosofi più influenti nella storia, ha provato a dire le stesse cose, con un linguaggio decisamente più complesso e di nicchia. La tendenza che abbiamo a banalizzare qualsiasi situazione reale, come per scrollarci di dosso ogni responsabilità, quanto può essere nociva per noi e per chi ci sta intorno?

Il video di Luis e la vita di Cegente

Il protagonista del video di Luis si chiama Cegente. Lui è un normale ragazzo, che svolge le normali attività di routine che quotidianamente tutti affrontiamo. A causa del suo nome però, viene spesso nominato da tutti: c’è gente che lavora, c’è gente che dorme, c’è gente che mangia ecc… Con questo semplicissimo gioco di parole, Luis evidenza una tendenza di massa abbastanza curiosa, ovvero la generalizzazione: quante volte abbiamo sentito frasi iniziare con “c’è gente che…”, oppure con “dicono che…” o ancora con “certa gente…”? Generalizzare e, di conseguenza spersonalizzare le azioni e i discorsi, è un modo per lavarsi via delle responsabilità? Può essere pericoloso? Secondo Luis sì. Soprattutto perché questo ci porta a vedere con molto distacco e ben poca criticità anche azioni non propriamente quotidiane, quali l’omicidio, l’isolamento volontario o la depressione.

Luis Sal, giovane youtuber bolognese

La banalità secondo Heidegger

Ciò che per Heidegger identifica una vita banalizzata o,come la definisce il filosofo tedesco, è proprio il gettarsi nella ‘chiacchiera‘, nel pettegolezzo, in una pratica tendente a sostituire con quel “c’è gente che dice… c’è gente che fa… c’è gente che pensa…” al “io dico… io faccio… io penso. Questo, secondo Heidegger, porta gli individui a perdere qualunque tipo di identità personale, generando una situazione in cui tutto è equiparato a tutto, come nel video di Luis, in cui non c’è molta differenza fra il “c’è gente che lavora, e il “c’è gente che uccide”, proprio per il parlottare equivoco e generalizzato che è figlio dell’esistenza inaudentica. Tutto ciò contrassegna la banalità della vita quotidiana, che rende l’individuo non una persona, ma una cosa fra le cose, gettandolo nell’anonimato, privandolo del suo lato razionale, svuotando di qualsiasi contenuto la realtà e trasformando l’esistenza in una vaga dispersione nella noia.

Martin Heidegger

Heidegger e  la banalità dei valori e il problema del linguaggio

Secondo Heidegger rientrano nella sfera della banalizzazione anche quelli che comunemente vengono chiamati ‘valori‘, e a cui fanno appello spesso le vecchie generazioni criticando aspramente le nuove. “Non ci sono più i valori di una volta…”. Il filosofo di Messkirch considera anche queste regole di vita morale alquanto banalizzanti. Esse infatti non fanno riferimento a una qualche legge specifica, ma impongono comportamenti unici a chiunque, senza alcun tipo di approfondimento o specificità. Il problema della banalizzazione è anche e soprattutto linguistico. Infatti, esso nasce proprio dall’utilizzo di quel “si” impersonale. Il linguaggio è ciò che meno andrebbe banalizzato. Non è un caso che Heidegger lo definisca come la dimora dell’essere. L’essere, in termini heideggeriani il de-sein, si manifesta attraverso le parole. Noi non parliamo, ma veniamo parlati. Esso è dai tempi dell’antica Grecia un fattore di estrema importanza, oltre ad essere una questione di difficoltà estrema. Perché l’uomo comunica? Perché è l’unico essere ad avere la parola? Banalizzare il linguaggio è per Heidegger equivalente a banalizzare l’essere, impoverendolo di specificità e di colore, desaturando significati e sfumature.

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