Il Superuovo

Lo stupro e i suoi traumi denunciati in Giacinta, Caramelle e Leggenda di Natale

Lo stupro e i suoi traumi denunciati in Giacinta, Caramelle e Leggenda di Natale

Faber, Capuana, Carone e i Dear Jack indagano sulle conseguenze dello stupro, sull’orrore indelebile che spazza via l’infanzia

Immagine tratta dal video di “Caramelle”

Le violenze sessuali subite da bambini segnano per sempre l’intera esistenza. Giacinta, protagonista del romanzo di Capuana, vive marchiata dall’inquietante ombra di un’infinità violata. La canzone “Caramelle” di Pierdavide Carone e dei Dear Jack narra di un bambino ed una ragazzina stuprati da sconosciuti incontrati sulla strada del ritorno a casa, mentre stavano cercando di tornare al luogo più sicuro e familiare del mondo. È atroce il modo in cui adulti instabili decidono di approfittare dell’ingenuità di bambini ancora immersi nel mondo delle fiabe: in “Leggenda di Natale” Faber canta la contrapposizione tra la dolcezza del bambino e la cattiveria dello stupratore.

Luigi Capuana, autore del romanzo “Giacinta”

Il trauma

Luigi Capuana si pone in una posizione intermedia tra il naturalismo europeo e l’analisi psicologica di tipo scientifico. Nel romanzo “Giacinta” cerca di indagare le inquietudini e l’insoddisfazione nascoste sotto la facciata dei salotti borghesi. La protagonista sente su di sé il peso di una violenza sessuale subita da bambina che le causa un profondo turbamento: un medico-filosofo la classifica come caso di “patologia morale”, come vittima del marcio sistema sociale. La donna decide di attuare una vendetta contro l’intero universo maschile cercando di suscitare scandalo ad ogni costo. Giacinta sceglie di sposare un vecchio nobile e di avere come amante Andrea, un mediocre e squallido impiegato. Tra fascino e pregiudizio la donna suscita attrazione e repulsione negli altri uomini, divenendo centro di una serie di dinamiche che rendono eloquente lo squallore sociale. Il trauma che la donna porta con sé condizionerà la sua intera esistenza spingendola, tramite un estremo gesto di protesta verso il mondo e se stessa, ad uccidersi bevendo veleno.

 

 

P. Carone, autore insieme ai Dear Jack della canzone “Caramelle”

Ti prego fai in fretta

Pierdavide Carone e i Dear Jack hanno collaborato nell’elaborazione di un brano toccante incentrato sulle violenze sessuali. Viene narrata la storia di Marco, bambino di dieci anni che trascorre una vita tranquilla tra gli affetti familiari, un fratellino che sta per nascere e le amicizie, prima tra tutte quella che lo lega a Giosuè. Un giorno proprio l’assenza del suo caro amico lo spinge a giocare al lago da solo: sul pontile gli si avvicina un uomo sconosciuto ma incredibilmente rassicurante che mette astutamente in atto la sua violenza. Una sorte simile spetta a Marica, un’adolescente fragile alla prese con i primi amori e con mille insicurezze. Nel far ritorno alla sua casa situata al termine di una strada buia, si imbatte in un uomo che non conoscere che le offre un passaggio salvandola dalla pioggia scrosciante. Il ritornello è la preghiera straziante di animi puri che chiedono aiuto: sopportano in silenzio la furia sessuale dell’uomo, vittime indifese di una violenza inaudita ed ingiustificabile. Le parole trafiggono il cuore quando i bambini raccontano i momenti dell’aggressione e il loro tentativo disperato di tenere stretti i frammenti della loro ingenuità, del mondo delle fiabe, del “ricordo di cose più belle”, del “colore delle stelle”. In chiusura della canzone viene posta la struggente richiesta di pietà verso l’ aggressore: la vittima esorta il carnefice a fare in fretta, a non fare troppo male per permettergli di tornare a respirare. L’infante promette di non farne parola con nessuno, di concedergli la sua pelle in cambio delle becere promesse di felicità.

Fabrizio De André

Il disincanto

Fabrizio De André scrisse “Leggenda di Natale” riflettendo sul trauma legato allo stupro. Viene cantata la vita spensierata di una bambina che guarda con occhi innocenti il mondo, giocando in boschi che appaiono incantati con gli elementi naturali che si configurano come divinità mentre lei parla alla Luna. Nella canzone è centrale la contrapposizione tra l’idillica primavera e il freddo inverno: le stagioni rispecchiano gli stati d’animo della bambina narrando la storia di un’ingenuità spazzata via per sempre. Lo stupratore viene identicato nella figura di Babbo Natale, simbolo dell’infanzia e del gelido inverno.
La fantasia che anima la bambina, le dolci aspirazioni, l’entusiasmo con cui inizia ad aprirsi alla scoperta del mondo contrastano con le esigenze fisiche del bruto dagli occhi “che eran freddi e non eran buoni”. L’incanto con cui la piccola ammirava le bellezze della natura si trasforma nello stupore e nella paura che la rendono immobile ed impotente mentre viene violentata. La scelta di riprendere lo stesso termine utilizzandolo in due contesti contrapposti enfatizza il passaggio dalle illusioni puerili alla cruda realtà dello stupro. La violenza sessuale resiste nella memoria della fanciulla accompagnandola come un’ombra fissa. Il tempo passa ma il ricordo dello stupro è un segno indelebile più vivo che mai nelle notti in cui, ormai donna, ormai “dea” e oggetto d’amore per altri uomini, sentirà il bisogno di confidare alla Luna le sofferenze di quel Natale che le ha sottratto per sempre la spensieratezza di quella bambina che ritorna a vivere nei momenti di fragilità e solitudine. La dolcezza dei termini selezionati da Faber è finalizzata ad accarezzare la protagonista, quasi per rendere meno atroce il dolore di quel “fiore appassito”, di quella verginità sottrattale dalla persona di cui lei si fidava, da colui che avrebbe dovuto donarle gioia ma che è finito per distruggere per sempre sue chimeriche illusioni.

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