Lo spillover e l’indifferenza leopardiana della natura nei confronti dell’essere umano

Il cambiamento climatico e i nuovi virus fanno il loro corso mentre l’uomo continua a vivere sulla terra sentendosi padrone di essa.

Come riporta un articolo scientifico sulla rivista Nature, il riscaldamento globale porta alla maggiore proliferazione di nuovi virus, ciò dimostra, come Giacomo Leopardi ci aveva illustrato nelle sue Operette Morali, che la natura non si cura dell’uomo.

Inaspettate e nuove malattie

Lo abbiamo visto con il Covid-19 e probabilmente, come ci avvertono gli esperti, se non prestiamo maggiore attenzione al pianeta che abitiamo probabilmente lo sperimenteremo altre volte e sempre con maggior frequenza. Il cambiamento climatico, di cui la conseguenza maggiore è il surriscaldamento globale, causa infatti, fra le varie nefaste conseguenze, anche quella di consentire la maggior proliferazione di virus. Ciò succede perché le specie più esotiche, per via dell’aumento delle temperature, vanno ad abitare luoghi più densamente abitati dall’essere umano favorendo così lo spillover, ovvero il salto di specie di un virus da una specie a un’altra; di conseguenza siamo sempre più a rischio di contrarre nuove malattie, nuovi virus che fino ad ora erano rimasti sconosciuti all’essere umano. Questa prospettiva dovrebbe dunque metterci in guardia di fronte ai pericoli del cambiamento climatico che noi umani stiamo causando, come ci insegna infatti Leopardi, alla natura fondamentalmente non interessa della sopravvivenza della specie umana, essa fa il suo corso non curante di nulla.

Ostilità o noncuranza

In una delle sue opere intitolata Operette Morali troviamo un dialogo particolare intitolato Dialogo della Natura e di in islandese: narra di un uomo che stanco ed infelice della sua vita decide di viaggiare per il mondo in cerca di un luogo dove poter vivere. Giunto in Africa incontra la Natura e le chiede perchè agisce in maniera così ostile nei confronti della specie umana, essa risponde che il suo agire va al di sopra della perpetuazione di una singola specie, dimostra dunque la sua noncuranza nei confronti del genere umano; detto ciò due leoni passano per di lì e divorano l’islandese. In questa visione che è stata definita caratterizzante del pessimismo cosmico leopardiano possiamo dunque trarre una lezione molto importante: non è la natura che si adatta a noi, siamo noi che dobbiamo adattarci a lei, comportarci e agire nella miglior maniera possibile per creare un ambiente solidale con la natura stessa. Ciò che stiamo facendo dunque nei confronti della natura tramite l’inquinamento, la deforestazione, l’aumento di CO2 non fa altro che andare a danno del genere umano stesso perchè non ci poniamo in collaborazione con la natura.

Un’unica alternativa possibile

Abbandonare questo atteggiamento antropocentrico sembra essere dunque l’unica alternativa possibile nella speranza di vedere ancora un futuro per l’essere umano. Continuare ad agire in un’ottica di supremazia dell’essere umano sulla natura e nei confronti di qualsiasi altro essere vivente non può che portare a un vicolo cieco: la distruzione dell’essere umano per cause provocate da egli stesso. Sicuramente vi sono episodi, problemi che l’essere umano non può prevenire, come per esempio l’arrivo di un meteorite sulla terra, ma problemi come il cambiamento climatico, che porta dunque a conseguenze disastrose e incontrollabili per l’uomo, come appunto la proliferazione di malattie sconosciute sono qualcosa che possiamo prevenire e aggirare collaborando con il pianeta in cui viviamo affinché risponda nel miglior modo possibile alla convivenza con il suo maggior inquilino: l’essere umano.

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