“Lo schiaccianoci” compie 127 anni: scopriamo le messinscene dalla Russia di Tchaikovsky ai nostri giorni

Durante le feste, la musica di Piotr Il’ic Tchaikovsky torna a farci sognare con la messinscena del balletto “Lo schiaccianoci” (in originale “Щелкунчик”). 

Il balletto, che porta sul palco la magia del Natale con l’avventura di Clara e dello Schiaccianoci, è rappresentato in molte città italiane: dal “Teatro Massimo” di Palermo al “Piccolo Teatro” di Milano. Ma quando e dove è nato il balletto più natalizio del mondo?

Il teatro nella Russia dell’Ottocento

Siamo nell’Ottocento: periodo di straordinaria fioritura per l’arte russa, dalla letteratura al teatro, dall’opera al balletto. Il teatro era diventato un centro di fondamentale importanza in Russia, non solo nell’élite, ma anche tra il popolo: vi erano teatri amatoriali, provinciali, circhi ed esibizioni di artisti di strada. Questi ultimi cominciarono a svilupparsi ulteriormente dopo il 1827, anno in cui lo zar Nikolaj I – ricordato tuttora come “Il gendarme d’Europa” per via della sua politica aspra e dura – istituì il “Monopolio del Teatro” ovvero un decreto che sottoponeva la messinscena dei teatri imperiali (al tempo erano cinque, distribuiti tra Pietroburgo e Mosca) alla censura imperiale. Con questo metodo, lo zar esercitava un controllo ferreo sugli spettacoli messi in scena a teatro, un luogo, secondo lui, destinato alla divulgazione di opinioni politiche appropriate e comportamenti decorosi. D’altro canto, lo zar Nikolaj I non scherzava con la censura: egli si era proposto, molto gentilmente, di fare da censore personale ad Aleksandr Puskin, tuttora considerato il padre della letteratura russa. Anche il “Monopolio del Teatro” non scherzava affatto: se alcune opere classiche erano ben rappresentate e acclamate, a scrittori moderni, innovativi e considerati “portatori di idee pericolose” non veniva permesso di rappresentare le loro opere, se non sottoposte a tagli drastici dei dialoghi e della trama. Nel frattempo, gli spettacoli “clandestini” e proibiti venivano rappresentati nelle case private e nei teatri del popolo, che non erano sottoposti alla censura imperiale. Tuttavia, questo periodo finì quando, nel  1882, lo zar Alessandro III, abolì il Monopolio: finalmente i teatri imperiali erano liberi.

Nella foto è rappresentato il “Marinskij Teatr”, Teatro Imperiale di San Pietroburgo

La Russia di Tchaikovsky tra libertà appena conquistate e moti rivoluzionari

Un decennio dopo l’abolizione del Monopolio ferreo della censura, Piotr Il’ic Tchaikovsky compose le musiche de “Lo schiaccianoci”, mentre Marius Petipa lavorava con i ballerini alle coreografie del balletto. Era un periodo in cui finalmente si poteva respirare libertà in Russia, un momento storico di profondi cambiamenti all’interno della società: nel 1862 lo zar Alessandro II emanò  l’editto di abolizione di servitù della gleba, nel 1882 Alessandro III abolì la censura sul Teatro Imperiale. Tuttavia, allo stesso tempo, movimenti sotterranei radicali di rivoluzioni si insinuavano in Russia, i quali terminarono ironicamente con l’assassinio dello zar Alessandro II, colui che aveva finalmente abolito la servitù della gleba, riforma che i russi aspettavano da tempo.  Nello stesso periodo, Chekov scriveva i suoi drammi – che lui definiva “commedie” secondo un criterio molto personalizzato – in cui dipingeva il mondo della nobiltà russa giunto ormai al suo tramonto. Insomma, la Russia in cui Tchaikovsky compose “Lo schiaccianoci” viveva un momento di contraddizione: tra le libertà appena concesse, che finalmente il popolo poteva assaporare, considerandosi più vicino all’Europa, in confronto alla quale si era sempre sentito più arretrato; ma, anche tra i cambiamenti che stavano dilagando in tutto il paese, che avrebbero portato il paese prima al tramonto della nobiltà e poi alla Rivoluzione Russa del 1917.

Nella foto vediamo Marius Petipa, coreografo de “Lo schiaccianoci” con Piotr Il’ic Tchaikovsky

Negli ultimi anni dell’Ottocento il balletto era molto in voga nella capitale russa, anche grazie al talento di Tchaikovsky. Nel 1891, il direttore del Teatro Imperiale di San Pietroburgo, Ivan Vsevokojski, commissionò all’artista la composizione di un nuovo balletto dopo il successo de “La bella addormentata”. Egli si fece così aiutare da Marius Petipa, che era già stato suo collega per altre opere, il quale propose un adattamento del “Racconto dello Schiaccianoci” di Alexandre Dumas, che a sua volta si era ispirato allo “Schiaccianoci e il re dei topi” di Ernst Hoffman. La composizione fu relativamente rapida, anche se tra Tchaikovsky e Petipa ci furono alcune incomprensioni, dovute al meticoloso perfezionismo del secondo. Quest’ultimo si ammalò durante l’estate del 1892, così la direzione della coreografia passò al ballerino Lev Ivanov.

La foto rappresenta la prima al “Marinskij Teatr” de “Lo schiaccianoci” nel 1892

“Lo schiaccianoci”: un cult da centoventisette anni a oggi

Nel 1892 l’opera era pronta: la prima del balletto “Lo schiaccianoci” fu rappresentata il 18 Dicembre al Teatro Marinskij di San Pietroburgo. La messinscena non fu il successo che ci possiamo immaginare: i critici ebbero da ridire su alcuni passaggi di coreografie, giudicati poco chiari, mentre le musiche del compositore piacquero a tutti.  Eppure, domani sarà l’anniversario della prima del balletto: “Lo schiaccianoci” non smette di farci sognare, da centoventisette anni a questa parte. Per questo è ancora uno dei balletti più famosi di sempre: dopo il re-make dei cartoni e del film Disney, le musiche e le coreografie non smettono di sorprenderci. Ancora oggi è rappresentato ovunque: all’ “English National Ballet” di Londra, alla “Sidney Opera House” in Australia, a “La Scala” di Milano, sino a tornare alle sue origini, al “Marinskij Teatr” di San Pietroburgo. Tchaikovsky ci trasporta in un mondo magico, con musiche che ricreano l’atmosfera del Natale, tra sogno e realtà. D’altronde, quale paese più indicato della Russia per mettere in scena l’atmosfera natalizia in pieno inverno?

 

 

 

 

 

 

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