Il Superuovo

L’isola di plastica ci spiega perché gettare rifiuti in mare sia così pericoloso

L’isola di plastica ci spiega perché gettare rifiuti in mare sia così pericoloso

L’isola di plastica è ormai da anni nota come bandiera del cattivo smaltimento dei rifiuti in tutto il mondo.

Spesso abbiamo sentito parlare di questa fantomatica isola, approfondita nell’articolo di Focus https://www.focus.it/ambiente/animali/isola-plastica-pacifico-great-pacific-garbage-patch. Cerchiamo ora di capire insieme il perché si sia formata e sia così pericolosa.

Le plastiche e la loro pericolosità

Senza dubbio, la creazione dell’isola di plastica è esclusivamente colpa nostra. O meglio, colpa di tutti coloro che almeno una volta hanno gettato bottigliette vuote, sacchetti, o qualsiasi altro oggetto di plastica in mare, in un torrente, o sulla spiaggia. Sembra banale dirlo, ma è importante sottolinearlo: gettare rifiuti nel torrente vicino casa può avere ripercussioni enormi anche se abitate a centinaia di chilometri dal mare. L’idrosfera del nostro pianeta, ossia l’insieme di tutti quei sistemi che coinvolgono l’acqua (fiumi, laghi, mari, oceani, falde sotterranee ecc) è un sistema dinamico e in costante evoluzione. Ciò vuol dire che, in un modo o nell’altro, quello che voi gettate dietro la vostra baita di montagna, oltre che inquinare a livello visivo i paesaggi, arriverà al mare, poi verso l’oceano e metterà a repentaglio interi ecosistemi. Spesso l’acqua passa sotto terra, sotto le nostre città, ma il non vederla non significa che essa non ci sia e che non sfoci poi da qualche parte. Torniamo ora al discorso iniziale: per quale motivo le plastiche sono così pericolose. Analizziamo le loro proprietà. Le plastiche sono innanzitutto molto leggere (il che significa che hanno una bassa densità), motivo per cui, a differenza ad esempio delle rocce, non andranno a fondo una volta in acqua, ma si muoveranno molto lentamente trasportate dalle correnti, o ancora peggio galleggeranno. Prendiamo due esempi tra i più famosi: il sacchetto della spesa e la bottiglietta dell’acqua. Il sacchetto, gettato in mare, in quanto più pesante dell’acqua e facilmente “accartocciabile”, vagherà tra il fondo e il pelo dell’acqua, seguendo le correnti marine, fino a impigliarsi i qualche roccia o venir mangiato da qualche animale. Le tartarughe, ad esempio, sono spesso soggette a questo tipo di incidenti. Tristemente, i sacchetti dell’immondizia sono molto simili alle meduse per consistenza e trasparenza, motivo per cui una tartaruga marina che nuota può facilmente confonderli e finire soffocata da un sacchetto. La bottiglia di plastica, invece, essendo vuota, galleggia più facilmente (l’aria al suo interno è molto più leggera dell’acqua ovviamente) e per questo motivo rimane sul pelo dell’acqua, trascinata dalle correnti di superficie per migliaia di chilometri. Caso vuole che, per le condizioni del nostro pianeta e gli equilibri che ci sono tra atmosfera e oceani), le correnti più forti portino quasi tutte all’oceano pacifico. Ecco allora spiegato il viaggio del nostro rifiuto: dal nostro ombrellone trascinata in mare dalla marea, poi trasportata dalle correnti in giro per gli oceani, e infine dritta dritta da tutte le sue amiche sull’isola della plastica, dove può danneggiare tutto l’ecosistema e arrecare danni a migliaia di forme di vita, come ci ricorda l’articolo di Focus poco sopra. Polietilene, polietilentereftalato, polipropilene, sono solo alcuni dei nomi delle plastiche che troviamo nelle nostre bottigliette, posate, bicchieri o contenitori usa getta che ci capitano tra le mani ogni giorno. E solo alcuni dei nomi che possiamo poi tristemente ritrovare nello stomaco della fauna marina che si spiaggia soffocata sulle nostre coste.

Le bio-plastiche e i loro vantaggi

Le bioplastiche sono una delle nuove frontiere dell’ingegneria dei materiali. Bisogna intanto fare una suddivisione: esistono plastiche biodegradabili e non biodegradabili. Questo però, non c’entra affatto con il loro processo di produzione. Intendiamoci meglio: il fatto che una plastica sia prodotta industrialmente e non sia di origine naturale, non significa che non sia biodegradabile. Un esempio su tutti si ha con il PLA. Questa plastica, il cui nome completo è acido polilattico, deriva direttamente dall’acido lattico. Nonostante venga prodotta industrialmente e utilizzata spesso per la stampa 3D, è totalmente biodegradabile e quindi molto meno dannosa per l’ambiente rispetto ad altre plastiche che dominano il mercato oggi. Le bio plastiche, in particolare grazie alla ricerca degli ultimi anni, si sono scoperte avere delle proprietà molto simili alle plastiche tradizionali e per certi versi anche migliori. Un aspetto molto importante delle plastiche è, ad esempio, la facilità con cui possono essere riciclate. Com’è facile immaginare, spesso e volentieri le bio plastiche sono quelle più favorevoli alle operazioni di riciclo e valorizzazione, ma anche alcune plastiche tradizionali sono molto efficienti da questo punto di vista. Da un lato abbiamo quindi, solitamente ma non sempre, migliori prestazioni meccaniche, dall’altro invece una più facile riciclabilità. Con questo non bisogna, come spesso viene fatto, demonizzare le plastiche tradizionali a favore assoluto delle bio plastiche. Così come dall’altro canto, non si può etichettare tutte le bio plastiche come “peggiori” di quelle tradizionali. In ogni ambito, un materiale deve esaudire certe richieste per funzionare al meglio. Questo significa che, comunque vada, gettare rifiuti in modo errato, per quanto biodegradabili possano essere, resta comunque sbagliato. Utilizzare bio plastiche non deve essere una scusa per gettarle in giro in modo irresponsabile, così come non si possono eliminare le plastiche tradizionali da tutti gli aspetti della nostra vita. Discernere sta sempre a noi, così come sta a noi la responsabilità nel miglior utilizzo e nel trattamento dei rifiuti che ci capitano tra le mani, partendo dalle piccole cose.

Dalle plastiche al petrolio: tutto ciò che è dannoso galleggia

Chiariamo questa affermazione: il fatto che il petrolio galleggi è, da un lato un enorme danno, dall’altro un grande vantaggio. Come accade per le plastiche già lavorate e solide, come quelle di cui si parlava poco sopra, i combustibili, grezzi o lavorati, tendenzialmente galleggiano. Galleggiano per due motivi: la loro densità e la loro polarità. Capiamo cosa significano queste due parole. Partiamo innanzitutto dall’acqua: quanto pesa? Provate a sollevare una bottiglia da un litro e mezzo, o utilizzate la vostra bilancia per pesarla, troverete che pesa all’incirca (tolto il peso del contenitore) un chilo e mezzo. Questo perché la densità dell’acqua, ossia il rapporto tra la sua massa e il volume che occupa, è di 1 kg per ogni litro. Viene da sé che un litro e mezzo di acqua pesi un chilo e mezzo, due litri di acqua pesino due chili eccetera. Consideriamo invece il petrolio greggio, ossia quel liquame nero estratto dalle trivelle che si vedono nei film americani. La densità del petrolio è di 0.9 kg/l. Questo vuol dire che un litro di petrolio pesa 9 etti, due litri pesano un chilo e 8 etti, tre litri due chili e 7 etti e così via con la tabellina del 9. In poche parole allora, il petrolio è più “leggero” dell’acqua. Un po’ come anche l’olio da cucina, che è più leggero dell’acqua che beviamo. Se non ci credete provate a versare dell’olio sopra un bicchiere d’acqua: i due liquidi resteranno ben separati tra di loro, olio sopra e acqua sotto. Il secondo, e forse più importante motivo, per cui acqua e petrolio non si mischiano deriva dalla loro composizione chimica. L’acqua è composta da molecole molto piccole (un atomo di ossigeno legato a due atomi di idrogeno) ed è una molecola cosiddetta polare. In poche parole significa che presa da un lato presenta carica positiva, mentre dall’altro una carica negativa. Il petrolio, d’altro canto, è formato da molecole molto lunghe e molto simili tra loro, formate in gran parte da carbonio e idrogeno. Sono queste molecole apolari, ovvero con carica neutra “da qualunque parte vengano prese”. In chimica vale la regola “il simile scioglie il simile” per cui ad esempio l’acqua si mischia bene con alcol e ammoniaca, ma non con il petrolio e con molte altre sostanze come oli e carburanti. Chiaramente allo scopo di rimuovere il petrolio e le plastiche dall’oceano, è un grande vantaggio il fatto che galleggino: non c’è bisogno di andare in profondità per trovarli. Dall’altro il loro galleggiamento mette a rischio moltissime specie animali e vegetali che vivono in prossimità della superficie. Che siano rifiuti solidi o liquidi, lo sversamento di detriti in mare è dannoso per l’ecosistema e anche per noi: un mare inquinato porta i pesci a contrarre malattie e porta nuovamente i rifiuti sulle nostre tavole o nello stomaco di uccelli e mammiferi che si cibano di pesce. Collaborare insieme per sensibilizzare tutti sull’ambiente e sulla condotta giusta da adottare è quindi di nuovo l’unico modo per avere un mondo più pulito e migliore in cui vivere.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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