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L’isola di Pianosa: tra scoperte recenti e architetture storiche, l’antichità ci parla ancora

La tecnologia permette spesso di addentrarsi meglio nella storia, grazie a ritrovamenti archeologici altrimenti impossibili, come avvenuto al largo dell’isola di Pianosa.

Veduta dall’alto dell’isola di Pianosa

L’isola di Pianosa era un antico luogo di deportazione, anche se vi sono prove del fatto che potrebbe anche essere stata importante per il commercio lungo il mediterraneo. L’isola è legata alla vicenda di Agrippa Postumo e i recenti ritrovamenti archeologici sono la prova del fatto che fosse un’isola attiva, viva e importante per i Romani.

L’isola in epoca Romana

Pianosa, che deve il nome alle sue caratteristiche topografiche, fu a lungo utilizzata anche dai Romani. Situata dietro l’isola d’Elba, grandissima risorsa di ferro per Etruschi prima e Romani poi, l’isola di Pianosa presenta una conformazione pressoché pianeggiante, da cui le è derivato il nome romano planasia. Al visitatore dell’isola risulterà subito chiaro l’uso che i Romani ne fecero: fu un luogo di deportazione. La sua posizione lontana dalla penisola, ma a tiro di imbarcazione dall’isola d’Elba, permetteva di controllare i criminali più pericolosi senza che essi fossero vicini a Roma. Naturalmente in età imperiale l’isola fu utilizzata anche come luogo per l’esilio di prigionieri politici. Un esempio su tutti è quello di Agrippa Postumo. Egli, come suggerisce il nome, fu il figlio nato dopo la morte del padre, di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia Maggiore. Questi ultimi erano rispettivamente il braccio destro e la figlia di Augusto. Nonostante gli storici romani di I secolo d.C. non riconoscessero in Agrippa Postumo la brillantezza del padre, egli rappresentava sicuramente un ostacolo importante per l’ascesa di Tiberio.

Agrippa Postumo e la sua morte a Pianosa

Egli, per una serie di fortunati eventi si era trovato ad essere l’unico successore di Augusto, quando questi morì nel 14 d.C.. Dopo aver visto crollare dinnanzi ai suoi occhi il fratello Druso, il suo figlio Germanico, Lucio Cesare e Gaio Cesare, primi figli di Agrippa e Giulia, Agrippa Postumo, rappresentava l’ultimo ostacolo al potere. Il ragazzo, come detto, non era particolarmente capace, ma il ricordo dei suoi antenati era tale da poter infastidire il princeps. Pertanto Tiberio ricorse alla soluzione più efficace per togliere di mezzo il pretendente. L’episodio dell’uccisione di Agrippa Postumo è descritto dalle pagine spettacolari di Andrea Fedriani nel suo romanzo “La Dinastia”. Qui si racconta che Augusto abbia fatto visita al giovane a Pianosa poco prima di morire e che lo trovò molto maturato, tanto da fargli ipotizzare un reinserimento del figlio di Agrippa nella società romana. Poco dopo la morte del princeps però, Livia, che già aveva ottenuto il confino del giovane sull’isola dieci anni prima, tramò con Tiberio per eliminare Agrippa. Così il giovane fu giustiziato sull’isola e Tiberio ascese facilmente al potere. Agrippa restò sull’isola dieci anni e ancora oggi sono visibili i resti di una villa, probabilmente edificata dal giovane. Sull’isola esisteva poi un teatro, oggi visibile solo in piccoli frammenti.

Busto di Agrippa Postumo

 

L’articolo di Focus

Sul sito web di Focus è recentemente comparso un articolo riguardante un ritrovamento avvenuto in una fossa d’acqua al largo di Pianosa. A 640 metri di profondità sono stati rilevati anfore, marmi e laterizi di epoca romana di II o I secolo a.C. Come sopra riportato, l’isola ospitava una villa e un teatro. Sarebbe affascinante, anche se non vi sono prove scientifiche in questo senso, pensare che i materiali edilizi rinvenuti sul fondo della fossa fossero destinate proprio al perfezionamento di un ala della villa di Agrippa. Purtroppo la cronologia non corrisponde, perciò dobbiamo solo accettare il fatto che l’isola di Pianosa fosse non solo un luogo di isolamento, ma forse anche una rotta negli scambi commerciali del mediterraneo.

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