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“L’isola che non c’è” di Arturo: L’isola di Morante e quella di Disney a confronto

“L’isola che non c’è” di Arturo: L’isola di Morante e quella di Disney a confronto

 

L’isola di Arturo e Peter Pan sono due capolavori apparentemente molto distanti. Quali sono però gli elementi che hanno in comune?

Elsa Morante: vita, opere e pensiero

Una realtà lacerata dalle incomprensioni e da aspettative distrutte si confronta con una realtà magica e leggera. Elsa Morante e il riadattamento della stesura teatrale di J.M.Barrie fatto da Disney, ci raccontano l’infanzia e la soglia della crescita in due modi diversi, ambientando entrambi la loro storia in un’isola, che fungerà da crocevia.

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L’Isola di Arturo

Scritto da Elsa Morante e pubblicato nel 1957L’isola di Arturo è un romanzo di formazione ambientato nel 1938 a Procida. Il protagonista, nonché narratore degli eventi  è Arturo Gerace. Egli descrive l’isola come un paesaggio splendente, che è però allo stesso tempo luogo di alienazione e reclusione. Orfano di madre, vedeva il padre come una figura mitica, mentre lo aspettava, ogni giorno, sperando che tornasse da quei suoi misteriosi viaggi nel continente. Quando un giorno il padre ritorna, si presenta con una nuova moglie, Nunziatina, sedicenne e sua sottomessa. Arturo sviluppa una pesante forma di gelosia nei confronti di Nunziatina, aggravata dal fatto che dall’unione dei due nacque il suo fratellastro, Carmine. Uno degli aspetti più particolari del romanzo è la concezione forse un po’ distorta dell’amore che si viene a creare in Arturo, alimentata dalla gelosia e da una visione distorta della figura femminile.

“L’amore delle femmine è un malaugurio, le femmine non sanno amare.”

Pur pesando questo Arturo, quindicenne, s’innamorerà di Nunziatina, fingendo un suicidio per lei e provando pure a baciarla. Anche Nunziatina sembra sottilmente attratta da Arturo, ma non può far altro che respingerlo. Scoperta la verità sul padre e su i suoi viaggi, i quali erano più una calunnia per relazioni clandestine e omosessuali, e staccatosi da Nunziatina, Arturo lascia l’isola, per arruolarsi come soldato nella seconda guerra mondiale.

L'Isola di Arturo di Elsa Morante, il riassunto - 10eLOL
Einaudi, seconda edizione, 2014

Le avventure di Peter Pan

Le avventure di Peter Pan è un film d’animazione prodotto dalla Disney e basato sull’opera teatrale di J.M.Barrie, Peter and Wendy. Distribuito nel 1953, oltre ad essere uno dei classici Disney ha completamente rilanciato l’opera teatrale.

Il cartone si apre con i coniugi Darling, genitori di tre bambini di età molto diverse, che si preparano per andare ad una festa. Nel frattempo i figli giocano in cameretta, imitando dei pirati e nascondendo dei tesori, cosa che al padre dà molto fastidio, perché teme che i figli perdano di mira la realtà. Nonostante ciò, la figlia maggiore, Wendy, continua lo stesso a raccontare fiabe ai suoi fratelli, tanto da costringere il padre a farle cambiare stanza, sia per paura che li potesse influenzare negativamente, sia perché era ormai considerata troppo grande. La stessa notte, Peter Pan si intrufola nella casa dei Darling, poiché stava cercando la sua ombra, che recupererà grazie all’aiuto di Wendy. Peter propone ai ragazzi di andare con lui e Trilli, nell’isola che non c’è, un luogo dove non si cresce mai e dove si è liberi per sempre. Insegna così ai ragazzi come volare e si dirigono insieme verso l’isola, impazienti di scoprirne le meraviglie.

Insieme a Peter Pan per i diritti di tutti i bambini - La Testata

Lì hanno l’opportunità di parlare con le serene, sedere con degli indiani, conoscere Capitan Uncino e soprattutto di conoscere i cosiddetti ”bambini sperduti”, dei bambini che hanno preferito rimanere nell’isola piuttosto che ritornare dalle proprie famiglie. L’isola e le sue fantasticherie provoca una sorta di assuefazione in Gianni e Michele, i quali per un po’ dimenticano la loro casa e la loro mamma. Sarà Wendy poi, con una dolcissima canzone a tessere un elogio alla figura materna, sottolineandone l’importanza e convincendo così i fratelli a ritornare a casa, pur non dimenticando mai quel lasso di tempo magico.

Le isole e i loro elementi

Entrambe le storie sono ambientate in un’isola. Ne L’isola di Arturo si riscontra un continuo alternarsi tra elementi fiabeschi e reali. L’isola stessa è infatti sia un paradiso terrestre che un paradiso dell’infanzia e dell’adolescenza, distrutto poi dalla presa di coscienza nei confronti della vita e dalla totale lacerazione dei rapporti familiari. La rappresentazione della vita nell’isola è eterogenea ed animata: lì convivono idee, rancori e risentimenti, ma ciò che sembra dominare in assoluto è l’inconsapevolezza di Arturo su molte cose che lo circondano. Il protagonista -probabilmente alter ego della stessa Morante- fa della sua isola un contenitore, dove riversa tutta la sua infanzia e la sua adolescenza, periodi in cui il unico appoggio sono la sua cagnolina e il suo amico Silvestro. Crea così un mondo tutto suo, un castello quasi diroccato, dove fa giocare con la fantasia pirati e predoni, idealizzando nel contempo la figura del padre. Le cose però cambieranno ben presto. Con l’adolescenza arrivano anche le prime pulsioni sessuali, che “sfogherà” purtroppo con le persone sbagliate. Questo susciterà ancora più rabbia e rancore in Arturo, che saturo decide di abbandonare Procida. Lasciarsi alle spalle quei flussi di tempo vissuti inconsciamente apre ad Arturo un piccolo varco verso la maturità. Abbandonata quella bolla senza tempo possiamo osservare un delinearsi molto più netto dei confini dell’isola stessa: meraviglioso e cruda realtà.

“L’isola che non c’è” invece ha una costruzione molto diversa rispetto alla precedente. Gli elementi qui sono prettamente fiabeschi e i fiotti più realistici e più crudi provengono da Wendy e suo padre. Ciò che hanno in comune è la realtà infantile – qui molto più accentuata – e la chiusura quasi totale nei confronti del mondo esterno. Entrare in quell’isola e decidere di restarci significa rimanere bambini per sempre, abbandonare ogni affetto e concedersi totalmente alla libertà. Un altro punto in comune è quello della presenza/assenza della figura materna: Arturo non ha mai avuto la possibilità di godere appieno dell’amore materno, per questo è estremamente geloso dell’amore che Nunziatina riesce a dare a Carmine.

“Dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro “amore”; ma dalla madre chi ti salva? Essa ha il vizio della santità… non si sazia mai di espiare la colpa di averti fatto, e, finché è viva, non ti lascia vivere, col suo amore.”

Una definizione davvero molto particolare di “amore” materno, che non coincide con quella presentata da Wendy:

Ecco bambini, una mamma
Una vera mamma
E’ la cosa più bella che ci sia al mondo
E’ una voce angelica
E’ il tepore di un sorriso
Sono due labbra affettuose che ti sfiorano il viso
La mamma è per me
Il mito del cuor
Colei che ognor ti sa ben guidar
La giust via ti sa indicar
La mamma è per me
Un raggio di sol
Se domandi che cos’è mai
Tu puoi chieder che mai sia il ciel
Chiedi al cuore che cos’è
Risponderà
Tutto per me
E’ un angelo pien
Di bontà
E’ un dono del ciel”

Entrambe infine, si concludono con un allontanamento, che può essere considerato uguale e opposto. Arturo abbandona tutto e lo fa con una certa rabbia, lo fa perché stanco di tutto quel male che gli si scaglia addosso e vede “l’oltre” come una possibilità di essere, catapultandosi dal nulla nella vita da soldato, insieme al suo amico Silvestro. Wendy e suoi fratelli invece, ritorneranno a casa consapevoli della scelta fatta, rendendo i loro genitori partecipi di quella magia. Lo scarto forse, tra due i capolavori così distanti per genere e rappresentazione è proprio questo: la realtà contro la magia.

 

 

 

 

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