Il Superuovo

L’intervento risolutore del deus ex machina di Euripide è evidente anche in Harry Potter

L’intervento risolutore del deus ex machina di Euripide è evidente anche in Harry Potter

Nella saga di Harry Potter, J.K. Rowling descrive Silente come deus ex machina al pari di Apollo nell’Alcesti di Euripide. 

Albus Silente in Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Nell’Alcesti e in Harry Potter sembrerebbe difficile, a prima vista, riconoscere l’intervento di un deus ex machina. Ad una lettura attenta risulta però evidente che Apollo e Silente ricoprono questo ruolo nelle due narrazioni.

Il deus ex machina

L’espressione latina deus ex machina deriva dal greco theós apò mēchanés, con esplicito riferimento alla mechanè, un marchingegno usato nei teatri greci per sollevare in aria gli attori. L’idea di introdurre un theós apò mēchanés risale comunemente a Euripide, che ce ne presenta uno per la prima volta nella Medea. Il dio che “scende giù dalla mechanè” interviene per risolvere le situazioni tragiche e indirizzare la storia ad un lieto fine. In alcuni drammi euripidei, come Medea, il deus ex machina è facilmente riconoscibile, mentre in altri, come Alcesti, lo è meno. Eppure, anche laddove non è evidente il suo intervento, il dio agisce ed è risolutore. In Harry Potter, così come in Alcesti, l’intervento del deus ex machina è affatto oscuro e nascosto. Né il termine deus va bene in questo contesto. Se, come spero accadrà, converrete con me che Silente sia il risolutore della vicenda, allora la parola deus  sarebbe forse da sostituire con homo. In ogni caso, la sua funzione à proprio la stessa di Apollo in Alcesti.

Alcesti

L’Eracle Farnese

Come anticipato, il riconoscimento del deus ex machina nell’Alcesti di Euripide è alquanto problematico. Il dramma si apre con la presenza in scena di Apollo, che racconta l’antefatto della vicenda: egli era stato punito da Zeus e mandato, come servo, nella casa di Admeto. Dal momento che il suo ospite si è dimostrato magnanimo e accogliente, Apollo pensa di salvarlo dalla morte. Le Moire avevamo infatti stabilito che Admeto dovesse morire, ma Apollo riesce ad ingannarle e a salvare Admeto, ad una condizione, che qualcun altro morisse per lui. Detto questo, Apollo lascia la scena e la vicenda prosegue, Alcesti decide di sacrificarsi per il marito e viene presa dal carro della morte e portata via. A questo punto piomba sulla scena Eracle, di ritorno dall’ultima delle sue dodici fatiche, che, ignaro del lutto, chiede ospitalità all’amico Admeto, che gliela concede. Eracle gozzoviglia e si ubriaca, finché il capocoro, infastidito dall’atteggiamento dell’eroe, decide di spiegargli la situazione. L’eroe allora intraprende una missione in apparenza impossibile e infine riesce a recuperare Alcesti dall’Ade.
Da questo molto sommario riassunto sembra evidente che il deus ex machina della vicenda sia Eracle. Ebbene, questione risolta? No, perché Eracle non è un dio. Eracle diventerà un dio, ma in questo momento della sua vita non lo è ancora. Essendo improbabile che Euripide abbia commesso un errore tanto grossolanamente anacronistico nel riferire la storia del più famoso eroe nazionale greco, dobbiamo ricercare la soluzione altrove. Facendo mente locale, l’unico dio mai apparso in scena nell’Alcesti è Apollo. Questo dovrebbe spingerci a designare lui come deus ex machina e, in effetti, a ben guardare, è proprio lui il motore e il risolutore della vicenda. Eracle è solo il mezzo che Apollo usa per ingannare le Moire, fingendo che qualcuno morirà al posto di Admeto, per poi essere salvato dall’eroe.

Apollo del Belvedere

Harry Potter

La figura di Silente ha lo stesso ruolo di Apollo: agisce nell’ombra e a nessuno, fino alla fine, appare chiaro che egli sia il motore e il risolutore di ogni cosa che accade a Harry Potter dentro e fuori da Hogwarts. Siccome ripercorrere sette libri di avventure sarebbe troppo lungo, mi limiterò a sottolineare il ruolo di Silente in alcune principali avventure del protagonista. Nel primo libro, Silente dà a Harry il mantello dell’invisibilità; glielo restituisce dopo che Harry lo ha dimenticato in giro per Hogwarts; gli permette di mettersi alla prova, sparendo di scena proprio nel momento giusto; ricompare, casualmente proprio nel momento perfetto, per salvare Harry da Voldemort. Nel secondo libro, gli manda aiuto proprio nel momento di maggior necessità nella Camera dei Segreti. Il terzo anno, gli permette di salvare Sirius Black, dopo avergli fatto scoprire chi sia. Nel quarto libro non sembra essere particolarmente attivo alle spalle di Harry e questa non è la sede per discutere se fosse al corrente del piano per la risurrezione di Voldemort. Nell’Ordine della Fenice, compare ancora giusto in tempo per salvare Harry. Il sesto anno, mette in scena la sua uccisione, preparando di fatto la caduta di Voldemort. Nel settimo, affida tre importantissimi oggetti a Ron Hermione e Harry; guida Piton nell’aiutare Harry e mostra a tutti gli esiti del suo piano. Silente è il deus ex machina, o meglio, the man behind the curtain (“l’uomo dietro la tenda” per citare un’espressione di Lost), motore e risolutore dell’intera vicenda. L’uomo che permette al bene superiore di trionfare e che non ha paura di sacrificare tante pedine, incluso se stesso, per la disfatta del più grande mago oscuro di tutti i tempi. La grande partita a scacchi tra Silente e Voldemort è vinta dal preside di Hogwarts.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: