L’inquisizione non era come la immaginiamo: ecco cosa sappiamo davvero sulla caccia agli eretici

Cosa ci dicono le fonti sulle persecuzioni della Chiesa.

Quando pensiamo al Tribunale dell’Inquisizione la nostra mente ci mostra una serie di immagini: roghi, streghe, corruzione, preti sanguinari. Ma cosa sappiamo davvero sull’organo che doveva reprimere l’eresia? Scopriamolo insieme.

L’inizio

L’inizio non ha una data precisa. Conosciamo l’anno di fondazione dell’Inquisizione spagnola, 1478/79, e del Santo Uffizio (oggi Congregazione per la dottrina delle fede), 1542, ma per l’Inquisizione medievale non abbiamo certezze assolute; la data di fondazione più plausibile è il 1231. Viene indicato proprio quell’anno per via di una lettera di Papa Gregorio IX, la “Excomunicamus“; in questa lettera per la prima volta compare l’espressione “inquisitores dati ab ecclesiae”, ovvero “inquisitori dati dalla chiesa”: per la prima volta si dice che gli inquisitori vengono mandati dalla Chiesa stessa, quindi dal Papa in persona, e non più da vescovi locali. Inoltre la lettera “E” iniziale della epistola è enorme, segno che il documento ha una grande importanza. Sono tutte cose che hanno dedotto gli storici però, non abbiamo fonti che dicano “questo è l’anno di nascita dell’inquisizione”. L’Inquisizione entrerà effettivamente in funzione a pieno regime solo nel 1252, quando verrà ucciso un inquisitore del convento dei frati predicatori di sant’Eustorgio a Milano, Pietro da Verona (poi canonizzato come San Pietro Martire).

Il ritratto di Pietro da Verona

Le fonti

Al contrario di quanto si crede, le fonti relative al tribunale dell’Inquisizione non sono così numerose e dettagliate. Agli inquisitori del tempo non interessava molto la conservazione dei processi, almeno non di tutti, e quindi quello che è ci è arrivato sono fonti sparse in più archivi e spesso non complete. Ad esempio, nei primi anni di vita del tribunale, non abbiamo informazione di condanne o missioni di repressione dell’eresia dei valdesi, un gruppo di eretici molto forte, cosa che ci stupisce in quanto è molto improbabile che un gruppo di eretici, ai quali non venne concesso di predicare, fosse lasciato libero di agire. Le fonti che abbiamo sono i libri contabili degli inquisitori, quindi dove registravano il loro operato per darne conto alla Santa Sede, le lettere papali di Gregorio IX e dei Papi successivi e qualche atto normativo che ci è pervenuto dagli studi notarili, in quanto essi oltre a stendere gli atti ne conservavano anche le copie.

I roghi e la tortura

I roghi sono stati effettivamente presenti e frequenti nel modus operandi del tribunale, ma non erano così plateali e frequenti come pensiamo. Innanzitutto per fare un rogo ci voleva una confessione dell’eretico, che era relativamente semplice da ottenere in quanto veniva sfiancato di interrogatori e torture, ma se questo non parlava prima dell’eventuale rogo lo aspettavano mesi di prigionia. Inoltre l’eretico aveva la possibilità di abiurare e di ritrattare tutte le sue tesi, così facendo poteva salvarsi, ovviamente dando tutti i nomi dei suoi ex-compagni e tutte le informazioni di cui disponeva, e poteva addirittura diventare frate. In secondo luogo per fare un rogo serviva il consenso del popolo: mettere al rogo una persona estremamente popolare, con molti seguaci e senza prove sufficienti, poteva facilmente portare a rivolte e malumori che la chiesa certamente non voleva. Per questo si aspettava la confessione del condannato e poi si procedeva. La questione della tortura invece è proprio come immaginiamo, usata quasi sempre per far confessare. Il problema è che non viene mai esplicitata nei documenti, cioè non abbiamo in nessun verbale dei processi un punto dove si dica “il condannato viene sottoposto a tortura” o simile: viene lasciato sottinteso. Gli studiosi sanno che in  quel momento specifico dell’interrogatorio avviene l’atto di tortura in quanto solitamente l’eretico nega tutte le accuse, c’è un salto dove non parla più o si raccontano altri fatti, poi confessa tutto: in quel passaggio tutti gli storici concordano nel dire che il criminale è stato torturato. La tortura è quindi un procedimento implicito ma che è sempre presente.

L’etimologia

La parola Inquisizione deriva dal termine latino “inquisitio“, che non significa altro che “indagine”. Siamo noi infatti ad attribuirle un significato specifico, solitamente negativo. L’inquisitio infatti nel Medioevo non era solo il processo di indagine contro gli eretici e l streghe, ma era anche ad esempio l’indagine per trovare le prove della santità di una persona nel suo processo di canonizzazione: quando si deve beatificare qualcuno infatti, si cercano delle prove che attestino miracoli o segni da lui compiuti. Questo è un termine quindi neutro, senza un significato specifico, ma che noi per antonomasia associamo a quella specifica istituzione.

 

 

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