Il corpo umano è organizzato per difendersi da attacchi di agenti esterni (batteri, virus, parassiti), eliminando il patogeno e riportando l’organismo ad una condizione di equilibrio. In particolare, viene sfruttato il meccanismo dell’infiammazione. Una volta che un patogeno ha attraversato le nostre barriere corporee (es. pelle), l’organismo si attrezza per difendersi. Inizialmente i vasi sanguigni si dilatano, cosicchè i leucociti (le cellule adibite alla difesa iniziale, ovvero i globuli bianchi) possano raggiungere la zona infetta. Insieme ad essi fuoriescono tutta una serie di molecole e liquidi, che concorrono all’ingrossamento della zona infetta. A seguito di questa difesa iniziale, qualche giorno dopo giungono anche i linfociti (cellule T e B), che assicurano una difesa specifica e più efficiente. In particolare, le cellule B producono gli anticorpi, neccessari per una migliore efficienza del processo. Anche nella lotta al tumore interviene il sistema immunitario. Tuttavia, sembrerebbe che esso si addormentasse, garantendo facile vittoria alla malattia.

Batteri nostri alleati?
E’ necessario precisare che solo una piccola percentuale dei batteri presenti in natura è patogena per l’uomo. La maggior parte di essi invece sono innocui, anzi alcuni risiedono dentro di noi e garantiscono la nostra salute. Una recente pubblicazione ha mostrato come l’iniezione di spore, forma dormiente del batterio, di Clostridium (una specie batterica), blocchi la crescita del tumore. E’ vero che alcuni pazienti hanno subito degli effetti collaterali, ovvero sepsi e gangrena, ma il risultato rimane sorprendente. Il meccanismo alla base di questo effetto non è completamente chiarito. Si suppone che l’inienzione di un agente patogeno all’interno del tumore, potenzi il meccanismo precendentemente spiegato. In realtà, studi del genere erano già stati effettuati alla fine dell’800, con l’iniezione della tossina di Coley, un mix di batteri uccisi, e nel 2014.
Tutto ciò rientra in un più grande cambio di mentalità nei confronti del tumore, visto ormai come una malattia guaribile e non più un nemico inarrestabile. Inoltre, il recente premio Nobel assegnato e lo sviluppo di anticorpi anti-HIV, dimostra come la scienza si stia dirigendo verso il potenziamento di meccanismi già presenti in natura, in particolare gli anticorpi.
Alberto Martini