Il Superuovo

L’Ikigai: quando per trovarlo bisogna attraversare un deserto (o diventare imprenditrici)

L’Ikigai: quando per trovarlo bisogna attraversare un deserto (o diventare imprenditrici)

L’Ikigai è uno strano concetto giapponese che si traduce come “ragione di esistere”, è ciò che sai fare bene, ciò che ami fare. La signora dei cammelli e Jennifer Lawrence (nel film Joy) hanno trovato il loro Ikigai: Entrambe sono donne con gli attributi che in un momento particolare della loro vita si ritrovano a fare i conti con se stesse, solo che una in compagnia di tre cammelli, l’altra di tre figli…!

Ikigai

Ma chi é “La signora dei cammelli”? E cosa c’entra con la Lawrence?
Si chiama Robyn Davidson ed è una venticinquenne australiana nativa del Queensland che parte per un lungo viaggio in solitaria attraverso il deserto. In queste circostanze estreme trascorre due anni accudendo dromedari. Qui incontra Rick Smolan, giovane fotografo americano del National Geographic che la convince a firmare un accordo con il magazine che finanzierà il viaggio in cambio di un reportage fotografico realizzato da lui stesso. La storia di una donna che parte per riscoprire se stessa e trova il suo Ikigai, la strada per la sua felicità e realizzazione. É interessante il parallelismo con il film Joy in cui la protagonista (Jennifer Lawrence) é una mamma single con tre figli che, grazie all’invenzione di uno scopettone, diventa miliardaria. Due donne che attraverso le difficoltà trovano il cammino per il successo. Perché, in fondo, quando c’è una meta anche il deserto diventa strada.

 

Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità…

“Le difficoltà spesso portano le persone normali ad un destino straordinario”. E se non è sempre così questo è quello che possiamo imparare guardando Joy, il biopic di David O. Russell che racconta la storia vera di Joy Mangano, non molto conosciuta in Italia (almeno prima del film) ma popolarissima in America, dove si è fatta un nome come imprenditrice, a capo di un impero commerciale da milioni di dollari di fatturato all’anno.

Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo al 1990, quando Mangano era una donna divorziata, con tre figli ed ex marito a carico, combattuta e alla ricerca di un qualcosa, interpreta una donna che esercita il ruolo di capo famiglia e i turni di notte come hostess di terra di una compagnia di volo. Stanca, demotivata e del tutto assorbita dalle pesanti responsabilità quotidiane, Joy si ritrova un giorno a inventare quello che tutti conosceranno come Miracle Mop. Cosa è? Un mocho che evita di doversi sporcare le mani.

Così al produttore di Joy viene in mente di creare un prodotto televisivo che faccia riflettere su ciò che manca, che ci porti a  progettare qualcosa che possa riempire un vuoto, e lavorare incessantemente per perfezionare proprio questa capacità. Ma è anche – e direi soprattutto – sapere reagire agli inevitabili sconforti della vita, che nel lungometraggio, per come sono descritti, rappresentano la vera nota positiva, così tale da rendere Joy uno dei migliori film di Russell.

Nel film possiamo trovare il concetto di Ikigai, il metodo giapponese per trovare lo scopo della propria vita. Ha che fare con la conoscenza di se stessi, che richiede ogni tanto di fermare il vortice degli impegni quotidiani e ascoltare quello che suggerisce il nostro cuore. L’ikigai deriva dalle nostre esperienze e va tradotto in vissuto, non bisogna pensare che debba essere per forza qualcosa di grandioso, l’unica cosa fondamentale è che abbia un valore per noi. Tutti abbiamo un ikigai, ma in pochi riescono a scoprire qual è, a viverlo davvero, garantendosi soddisfazione e la consapevolezza che il segreto di una vita lunga e felice non è continuare a sperare in un domani migliore: È vivere l’oggi con consapevolezza.

Ikigai

 

Il piccolo principe insegna che nel deserto si cela sempre un pozzo

Se Joy trova il suo Ikigai diventando imprenditrice grazie all’invenzione di uno scopettone che “non le fa sporcare le mani” Robyn Davidson, “la signora dei cammelli” si sarà sicuramente imbrattata alle prese con dune e dromedari.

Il piccolo principe dice: ” Ciò che rende bello un deserto è che da qualche parte si cela un pozzo”. Chissà quante volte Robyn si sarà fermata per abbeverarsi e quante volte durante quelle interminabili giornate, lungo sentieri apparentemente infinti, si sarà chiesta se quel viaggio valesse davvero la pena di essere portato al termine se il suo Ikigai era abbastanza valido.

Se ci pensiamo bene è quello che accade un pò a tutti noi, pure ai più volenterosi, iniziamo un progetto, abbiamo un obiettivo (che può essere tradotto in termini di viaggio) per poi fermarci di fronte alle difficoltà e chiederci: “Ne vale davvero la pena?”.

La Davidson scrive un libro autobiografico Orme (pubblicato da Feltrinelli) che  John Curran fa diventare un film restituendoci un senso dell’avventura ormai fuori corso. Un viaggio che è anche e soprattutto interiore e ci parla di avventura, ma sopratutto nostalgia, quello strano sentimento che nasce lì dove un progetto di vita nasce e si conclude. Grazie a questa storia abbiamo imparato che durante il cammino della nostra vita prima o poi saremo costretti a uscire dalla nostra comfort zone per addentrarci in nuove terre, ci stancheremo, ci stuferemo, ci arrabbieremo,  piangeremo, ma sarà solo una grande benedizione, perché ogni caduta sarà un motivo per rialzarci, ogni lacrima ci regalerà il ricordo del senso di gioia che abbiamo provato in momenti di felicità e ogni dubbio ci porterà alla consapevolezza che non avremmo potuto fare scelta migliore. Quindi, senza dover fare il giro del mondo a piedi, per trovare te stesso, anche da sopra un divano, abbandonati alla vita e ricorda che niente è facile e nulla è impossibile.

 

A voi la parola

Così cari lettori, nonostante in questa domenica di pioggia siamo tutti più malinconici e sentimentali, oggi ho deciso di non parlare di sentimenti ma di viaggi interiori. Ci siamo spostati dall’Australia al Giappone e ancora in America Occidentale per accorgerci che c’è un filo invisibile che lega le storie che vi ho raccontato oggi.

Un filo leggerissimo e quasi invisibile che si chiama Ikigai e che ognuno di noi possiede.

Le mie domande per voi sono: Quanto tempo dedicate alla realizzazione della vostra felicità? Pensate che un viaggio (non per forza ai confini del mondo, ma un viaggio interiore) alla scoperta dell’auto realizzazione possa farci comprendere la nostra ragione di esistere? Siamo tutti alla ricerca del nostro Ikigai, qual’é il vostro? Lo avete trovato?

Augurandovi una rilassante domenica, restate collegati nel nostro blog ilsuperuovo.

 

Ikigai

 

 

 

 

 

 

 

 

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