L’ESISTENZA SOPRA LE RIGHE DEI NOBILI INGLESI SPIEGATA DAL “PICCOLO LORD” E “DOWNTON ABBEY”

La carrozza, il maggiordomo, il cuoco, le cameriere, l’autista. Pochi elementi bastano per identificare il nobile DOC. I porta bandiera della nobiltà sono sempre stati gli inglesi, ma come funziona la loro aristocrazia?

Highclere Castle, con le sue 300 stanze, è la tenuta dei protagonisti di “Downton Abbey”

Innumerevoli sono i film e le serie che trattano della nobiltà, regalando al grande pubblico scorci più o meno veritieri della vita agiata condotta da questi privilegiati. Nonostante tutto nemmeno la nobiltà fu immune ai cambiamenti storici, finendo con il cambiamento drastico avvenuto nei primi anni del 1900, distruggendo tutte le abitudini radicate nei secoli.

“IL PICCOLO LORD”

Molto bene “Il Piccolo Lord” si presta a rappresentare lo stupore di fronte alla nobiltà inglese, specialmente se vista dagli occhi di un bambino. È la fine dell’Ottocento, nel pieno del regno della regina Vittoria, sovrana dal 1837, il piccolo Cedric Errol vive negli Stati Uniti con sua madre, passando le sue giornate in compagnia dei suoi amici Hobbs e Dick. Il piccolo Cedric è ignaro del vero lignaggio del padre, ultimo figlio di una facoltosa famiglia britannica. Il padre era deceduto tempo prima e ben presto anche il fratello maggiore, successore designato, viene a mancare improvvisamente. La pacata vita di Cedric è destinata a finire, quando il bambino scoprirà di essere l’ultimo erede rimasto, destinato suo malgrado a diventare il prossimo Lord Fauntleroy. Improvvisamente Cedric deve trasferirsi in Gran Bretagna, confinato nel castello del conte Dorincourt, suo arrogante nonno, costretto a sottostare all’etichetta rigida del nobile quale è, che lui non comprende, lottando per andare d’accordo col riluttante nonno. Sarà solo il buon cuore del piccolo Cedric a sciogliere quello affranto del nonno, permettendo anche all’uomo di conoscere la madre, sempre rifiutata in famiglia a causa delle origini statunitensi.

Cedric (Rick Schroder) e il conte Dorincourt (Alec Guinness) in una scena del film

LA VITA DI UN LORD INGLESE

Per Cedric è subito chiaro che la vita a casa Fauntleroy non è roba facile. Le abitudine radicate negli anni nell’imponente castello sono anni luce lontane dalla vita semplice che aveva condotto fino a quel momento a New York. La vita nelle tenute dei signori iniziava prestissimo, ed erano i domestici i primi ad animare la casa. Si alzavano alle cinque e mezza, per pulire, rassettare e mettere su l’acqua del tè. Il maggiordomo apriva le finestre, tirava le tende, accendeva i caminetti e spolverava le stanze, mentre la cuoca già preparava l’ordine del giorno. Nel frattempo le cameriere personali delle signore si accordavano per accontentare la padrona. La moglie del signore era per lo più di contorno, fungendo solo da buona padrona di casa. La cameriera, che di solito era molto giovane, doveva curarne l’aspetto, mantenendolo immacolato negli anni, viaggiando al suo fianco, occupandosi anche degli aspetti più intimi della signora. Fuori casa anche gli addetti alle vetture e lo stalliere si mettevano all’opera, pronti a condurre il signore dove voleva. I gentlemen infatti avevano una fitta agenda di impegni, addestrati fin dalla giovinezza nell’amministrazione di terre, azioni e titoli, cosa che, suo malgrado, Cedric deve imparare ancor più velocemente. Importantissimo al fianco del signore era il suo valletto personale. Egli, svegliandosi molto prima e andando a dormire molto dopo il signore, si occupava di tenere pulito e in ordine, della toeletta, tenendo conto di tutte le faccende personali del gentleman. Viaggiava con lui, facendo molto spesso da tramite e d interprete, tessendo conoscenze fitte e solidali per il suo padrone. I piccoli di casa erano invece affidati alla servitù, visitati dai genitori solo in determinate ore del giorno. Per il resto la vita era al fianco dei domestici della nursery fino agli undici anni.

“DOWNTON ABBEY”

È strano che una serie di ambientazione storica sia così accurata tanto da risultare inquietante, eppure “Downton Abbey” ci riesce benissimo. La serie britannica, andata avanti dal 2010 al 2015, racconta la storia della fittizia famiglia Crawley, impegnata a districarsi tra la vita nella tenuta di Downton Abbey e i cambiamenti sociali avvenuti negli anni di regno di Giorgio V. È proprio il 15 aprile 1912 che inizia la storia, raccontando di come l’erede del conte di Grantham sia morto tragicamente nel disastro del Titanic, lasciando un vuoto nella linea di successione. L’unico possibile sostituto è il cugino Matthew, ritenuto dalla famiglia totalmente inadatto al ruolo, in quanto troppo lontano mentalmente dalla vita aristocratica. Le precisioni storiche iniziano già dalla sigla, dove una moltidudine di campanelli inizia a suonare, mobilitando la servitù, protagonista della serie tanto quanto i Crawley. Questo particolare sistema di chiamata fu inventato nel 1780, e serviva per avvertire i domestici della stanza in cui era richiesto il servizio. La serie inquadra benissimo ogni ruolo all’interno della famiglia a cominciare dei domestici. Ogni membro della servitù ha un volto e la giusta mansione, interpretata perfettamente, dalla cuoca al valletto, riproponendo in maniera fedelissima le funzioni a loro affidate. Anche i conti interpretano perfettamente i cambiamento dell’epoca, andando in ordine decrescente verso il futuro. Emblematica è la contessa madre di Grantham, interpretata da Maggie Smith. Lady Violet incarna perfettamente la tradizione, rifiutando con curiosità i tempi che avanzano. La donna è legatissima alle nipoti, eredi della memoria di Downton, consce del cambiamento e già in qualche modo nel futuro. Ma più di tutti è Robert Crawley a inquadrare il cambiamento avvenuto negli anni della Prima Grande Guerra. Robert, uomo buono e giusto, è in continua lotta con quello che dovrebbe essere e quello che effettivamente è. Menzione d’onore per lui, che, al contrario dell’immaginario collettivo, rispetta e apprezza la servitù, che considera parte della sua vita quanto i suoi familiari.

Lady Violet, la contessa madre, interpretata da Maggie Smith.

I TITOLI NOBILIARI

Il complesso sistema di titoli nobiliari in Regno Unito e Irlanda del Nord nacque nel 1801 con il nome di Parìa Britannica. In Downton Abbey questo tema è particolarmente sentito, specialmente quando si parla di matrimoni. È infatti rischioso e fonte di preoccupazione l’accostarsi di un conte con qualsiasi altro signore di titolo diverso. Ma quali sono questi altri titoli? Il più importante è il duca. Ai duchi ci si rivolge chiamandoli “Vostra Grazia”, mentre i familiari possono chiamarli duca o duchessa. L’erede del duca è il marchese, solitamente il figlio, con la possibilità di scalare le classifiche. Ci si riferirà a lui come marchese di qualcosa, e il suo erede avrà il titolo immediatamente inferiore, mentre tutti gli altri figli avranno il titolo di cortesia di lord e lady. Immediatamente sotto vi è il conte, chiamato col nome della località in cui abita (Grantham, per dirne una). Le figlie del conte prenderanno il titolo di lady, mentre i maschi il titolo di “Onorevole”. Di seguito vi è il visconte e in ultimo il barone, termine usato solo nei documenti. Sia per visconti e baroni i figli non hanno titoli, se non quello di “Onorevole”. Premio di consolazione per il baronetto, escluso dall’alta nobiltà, ma comunque riconosciuto come un Sir.

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