Il Superuovo

L’errore più grande della storia: 529 anni fa Colombo sbarcava in America

L’errore più grande della storia: 529 anni fa Colombo sbarcava in America

Il 12 ottobre 1492, l’Europa metteva piede in un Nuovo Mondo, ma cosa c’è dietro al rivoluzionario viaggio? Scopriamolo insieme.

“Nina and Pinta Racing Home, 1493” di Geoffrey Brian “Geoff” Hunt.

In vista del 529esimo anniversario della scoperta del Nuovo Mondo, è utile ricordare cosa ci fosse stato dietro ad una spedizione da molti definita come frutto di false credenze, arrivata a destinazione solo per un semplice colpo di fortuna. 

Cristoforo Colombo nella sua Genova

Il navigatore più famoso di tutti i tempi, nacque nell’allora fiorente Repubblica di Genova nel 1451. Da buon genovese, la sua vita in mare partì già in giovinezza, lui stesso afferma di aver iniziato a navigare quando aveva ancora quattordici anni e fin da subito trovò impiego nel settore mercantile della città natale. Fu solo a venticinque anni che lasciò il bacino mediterraneo, oggi la chiameremmo “comfort zone”, per approdare alla corte portoghese, in forte fermento marittimo. Qui inizia la sua battaglia per rendere reale la folle spedizione di arrivare in oriente navigando in senso opposto, un’impresa giudicata dai suoi contemporanei come impossibile e insensata. Ma sappiamo tutti come andarono a finire le cose.

Luciani Sebastiano detto Sebastiano del Piombo, “Ritratto di Cristoforo Colombo”, 1519.

L’origine dell’impresa tra credenze ed errori

In un’epoca medievale, fatta di miti e creduloni, Colombo si inserisce perfettamente in un contesto in cui la fortuna ha fatto la storia. Tra ciò che si raccontava dell’oriente, il genovese prese in considerazione solo quelle che confermavano la sua idea, non di rado aggiungendo dati come riprova, palesemente sbagliati anche secondo i contemporanei. Le fonti a cui fece riferimento riguardano in primo luogo la “Geografia” di Tolomeo, tradotta e stampata in latino nel 1475, secondo cui l’oceano Indiano fosse un mare chiuso fornendo misure del globo di un quinto inferiore alla realtà. Inoltre lesse con attenzione “Imago mundi”  di Pierre d’Ailly, il quale esagerava sull’estensione dell’Asia sottostimando invece quella degli oceani, aprì sostanzialmente la possibilità di un viaggio verso ovest per raggiungere la regione delle spezie. Non mancarono inoltre influenze coeve, tra cui quella del matematico Toscanelli che informava il re portoghese che la Cina fosse raggiungibile navigando ad ovest per 5000 miglia, con la possibilità di fermarsi nella mitica isola di Antilia e nel Cipango, termine usato da Marco Polo per riferirsi al Giappone. 

La fine della Spagna e il principio dell’India non sono molto distanti, ma vicini, ed è evidente che questo mare è navigabile in pochi giorni col vento favorevole”  Questa è la frase che racchiude a pieno il pensiero di Colombo, parole che si rivelarono ben più che false.

Ignacio Merino, “Colón ante los Sabios de Salamanca”, 1863.

Colombo e la sua spedizione: i rifiuti tra Portogallo e Spagna

Christophorus Columbus, come aveva iniziato a firmarsi una volta iniziata la sua carriera, visse in Portogallo tra 1476 e 1485. Qui venne a conoscenza delle lettere tra Toscanelli e il re portoghese, rimanendone tanto colpito da scrivere al matematico per discutere sulla questione. Sulla base dei calcoli dello scienziato fiorentino, sulle letture di Marco Polo, Tolomeo e d’Ailly, Colombo calcolò che il Giappone dovesse distare 2400 miglia, ovvero 4400 Km, dalle coste europee sebbene noi oggi sappiamo che di Km ce ne sono ben 22.000. Una differenza non da poco, persino l’ammiraglio Morison riconobbe l’errore di calcolo definendolo un “madornale travisamento della realtà”.

Tra 1484 e 1485 espose invano le sue idee a re Giovanni II per ottenere dei finanziamenti che riuscissero e mettere in piedi una spedizione, ma il suo progetto venne definito “inconsistente, basato semplicemente sull’immaginazione o su dati irreali come quell’isola di Cipango di cui parla Marco Polo”. Rimasto deluso. provò a fare la stessa proposta alla Spagna, e trovandosi di fronte ad una commissione di eruditi mostrò una mappa del globo e promise di trovare l’India a meno di 5000 Km. Anche questa volta il tentativo si rivelò inutile.

Senza nulla di fatto decise di tornare a Lisbona in concomitanza con il ritorno dall’Africa di Bartolomeu Dias, che aveva appena scoperto il modo per circumnavigare il continente africano, aprendo la strada verso oriente. Questa fu un’occasione d’oro per Colombo, che decise di riprovarci con la corte castigliana, ma ancora la commissione valutò l’impresa “incerta e impossibile per qualsiasi persona di cultura”. 

Rimaneva ancora un’ultima speranza, la Francia. Colombo lasciò la corte spagnola per tentare di convincere quella oltre i Pirenei, ma la storia ci insegna che il passato è un gioco dialettico di elementi probabilistici. Infatti, re Ferdinando cambiò idea e decise di finanziare ugualmente il viaggio, così mandò le sue guardie a riportare indietro quello che di lì a poco avrebbe cambiato le sorti del mondo intero. Si trattava di un’azzardo, un rischio calcolato che la Spagna volle prendersi, anche solo per avere una, seppur improbabile, possibilità di raggiungere le Indie prima del rivale Portogallo.

Theodore de Bry
, “Sbarco di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo”, 1594.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: