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L’encefalo è ciò ci rende umani: 3 fun facts su di esso

L’encefalo è ciò ci rende umani: 3 fun facts su di esso

Far comprendere al nostro cervello come funziona sarebbe meraviglioso ma allo stesso tempo un processo lungo e tortuoso, perciò senza disperare proviamo a capire alcuni concetti basilari che abbiamo sempre sottovalutato, come la capacità di pensare, parlare e memorizzare.

“Gli uomini dovrebbero sapere che dall’encefalo e solo da esso, originano il nostro piacere, gioia, riso e scherzo, così come le nostre pene, dolori, dispiaceri e lacrime. Grazie ad esso noi pensiamo, vediamo, sentiamo, e distinguiamo ciò che è brutto da ciò che è bello, ciò che è cattivo da ciò che è buono, ciò che è piacevole da ciò che non lo è.” Aristotele pronunciò queste parole più di duemila anni fa. L’encefalo è costituito da cervello, cervelletto e tronco encefalico e si identifica perfettamente nelle parole del filosofo. Mente e personalità sono strettamente associate alla sua attività cellulare, rendendo possibile il ragionamento astratto, il pensiero critico, il controllo motorio,la complessità comportamentale e molte altre funzioni che ci rendono vivi, umani ed unici. La porzione più estesa dell’encefalo è il cervello che ci permette di leggere, pensare, parlare e che in questo momento sta cercando di memorizzare concetti nel tentativo di comprendere se stesso. Esternamente si distinguono quattro lobi: lobo frontale è implicato nel pensiero, linguaggio e controllo motorio; lobo parietale per il gusto, la vista, e per l’interpretazione delle funzioni; lobo occipitale è il principale centro visivo encefalico; lobo temporale è connesso con le funzioni uditiva, olfattiva, apprendimento, memoria, emozioni.

Linguaggio

Include diverse attività come: leggere, scrivere, parlare e comprendere le parole. Queste funzioni sono attribuite a diverse regioni della corteccia cerebrale: l’area di Wernicke è localizzata nell’emisfero sinistro è responsabile del linguaggio scritto e parlato, l’ area di Broca posta nella corteccia prefrontale dell’emisfero sinistro, implicata nell’interpretazione del significato delle espressioni gestuali, nella comprensione e produzione del linguaggio. Quando abbiamo intenzione di parlare l’area di Wernicke elabora frasi di senso compiuto, in accordo con le regole grammaticali apprese nel corso della vita, e le trasmette all’area di Broca, la quale origina un programma motorio per i muscoli di laringe, faringe, guance, e labbra, finalizzato alla produzione del discorso. Questo programma viene trasmesso alla corteccia motoria primaria che lo esegue inviando comandi ai motoneuroni che innervano i muscoli in questione. Quindi nel momento in cui stiamo pensando ad un concetto, l’area di Wernicke lo materializza in parole e frasi corrette e lineari, mentre l’area di Broca ci permette di esporlo ad alta voce, preparando i muscoli all’azione. Lesioni delle aree del linguaggio producono le afasie, deficit che causano incapacità di parlare, farfugliamento, discorso lento o caratterizzato da parole inventate, incapacità di comprendere parole scritte o pronunciate da un’altra persona.

Attività cognitive

Rappresentano lo spettro di processi mediante i quali acquisiamo ed usiamo la conoscenza, come ad esempio: pensiero, ragionamento, giudizio, memoria, immaginazione e intuizione. Le capacità cognitive risiedono in un’unica area ma sono diffuse in diverse regioni della corteccia cerebrale. Il cervelletto è implicato in tantissime attività: risolvere problemi spaziali, quantificare il passare del tempo, pianificare le azioni, discriminare parole con un suono simile o fare previsioni a breve termine sui movimenti, ad esempio prevedere in che punto del campo cadrà una pallina da tennis. La corteccia prefrontale è implicata in caratteristiche umane come pensiero astratto, giudizio, responsabilità, senso dello scopo e del comportamento sociale appropriato, le lesioni in questa sede tendono a rendere una persona distratta, estremamente ostinata, irresponsabile, incapace di ambizioni o di prevedere eventi futuri. Nel 1848 Phineas Cage subì una lobotomia accidentale. L’operaio stava stipando polvere esplosiva in un buco con una barra di ferro, la polvere esplose e il bastone con cui stava premendo uscì dal foro e attraversò la mandibola, l’orbita e i lobi frontali del suo cervello, emergendo poi dalla parte superiore del cranio. Dopo due mesi Gage non mostrava danni permanenti,  ma non tornò mai ad essere l’uomo competente, responsabile e prudente che era prima dell’incidente. La barra di ferrò causò ingenti lesioni ai lobi frontali, compromettendo per sempre il suo giudizio morale e il comportamento sociale. Gage divenne irresponsabile, perse il lavoro, lavorò per poco come un’attrazione del circo e morì vagabondo dopo 12 anni.

Memoria

Rientra tra le attività cognitive ma è probabilmente la più complessa. Esistono due tipi di memoria: quella procedurale, implicata nella ritenzione delle abilità motorie, cioè la memoria di come si usano gli oggetti e come si fanno le cose, e la memoria dichiarativa, responsabile della ritenzione di concetti o fatti che si possono trasformare in parole come date, nomi o argomenti per un esame. Nella formazione delle memorie il sistema limbico svolge un ruolo molto importante, per mezzo di amigdala e ippocampo. La prima crea memorie emotive come la paura di esser punti da un insetto che ci ronza attorno, il secondo è implicato nella formazione di memorie dichiarative. Generalmente si ritiene che l’ippocampo crei le memorie a lungo a termine ma questa definizione è altamente fuorviante, esso non immagazzina le memorie, bensì organizza le esperienze sensitive e cognitive in una memoria unificata a lungo termine. Ciò vuol dire che nel momento in cui stiamo vivendo una data esperienza, l’ippocampo, che ha memoria breve, apprende da uno stimolo sensitivo e in seguito, mentre dormiamo, presenta ripetutamente la memoria dell’esperienza appresa alla corteccia cerebrale che impara lentamente, creando delle memorie più lunghe della stessa esperienza. Questo processo prende il nome di “consolidamento della memoria” e consiste nell’insegnare o stimolare la corteccia sempre con la stessa esperienza appresa finché non si è stabilizzata una memoria a lungo di termine.

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