L’elegia dell’amore profano: come il fascinoso canto dell’impoetico è ricercato da De André e Baudelaire

Dell’amore dai mille baci se ne è sentito parlare in lungo e in largo ma che dire dell’amor profano? Tutta un’altra storia che Faber e Boudelaire hanno saputo trasformare in poesia.
Attraverso lo sguardo di De André e Boudelaire entriamo in contatto con l’amore profano, divenuto poetico per mano di menti dal gusto impoetico.

I FIORI DEL MALE

Quella di Charles Baudelaire è forse una delle figure più controverse e allo stesso tempo geniali della storia letteraria moderna; la sua è stata un’anima sprezzante, solitaria, esagerata, irriverente, insomma fuori dagli schemi. Attenzione però a non confondersi: la grande Arte, quella con la “A” maiuscola, raramente è figlia di uomini e donne ordinari, uguali a tutti gli altri, privi di lampi di genialità o, se si vuole, di follia. Tutto questo era Boudelaire, colui che è riuscito ad inserirsi nel dibattito romantico ponendosi in una qualche posizione di contrasto, rappresentando la voce fuori dal coro che, a differenza degli altri, non cantava l’amore fiabesco del “vissero tutti felici e contenti”, al contrario. Lui era ipnotizzato dalla realtà nuda e cruda, a-poetica, una realtà che anzi, diventava poetica proprio grazie alla sua penna e alle sue parole che germogliavano come fiori in primavera. Ma si badi bene, non erano fiori come gli altri. Erano “fiori del male”. In questa raccolta poeta è condensata l’intera palette tematica di quest’anima dannata che, tra gli altri argomenti, tratta con fare elegiaco l’amore profano, quello delle prostituite o “passanti” che, in lui, acquistano dignità poetica al pari di Beatrice e Giulietta. In questa realtà Baudelaire scorgeva l’umanità, una sacralità insita nella condizione di Donna libera e avversa alla benpensante società borghese, proprio come lui, un’anima in pena dall’intelletto poetico.

BOCCA DI ROSA

Le parole erano il pane quotidiano di Fabrizio De Andrè, novello Pasolini che ha messo in musica la bellezza dell’impoetico, degli ultimi, delle anguste vie genovesi, dei criminali e delle prostitute. E come poteva uno come Faber scrivere d’amore, se non dissacrandolo? Non poteva, ed è infatti da ciò che nasce “Bocca di Rosa”, una poesia musicata e cantata con protagonista una donna, mai espressamente definita “prostituta”, che “metteva l’amore sopra ogni cosa”. La sua storia comincia così, “nel paesino di Sant’Ilario” dove lei arrivò con il treno e sin da subito tutti si accorsero della straordinarietà della sua persona, chi per un motivo chi per un altro. In poco tempo però Bocca di Rosa si guadagnò l’inimicizia delle signore del paese, le “cagnette a cui aveva sottratto l’osso”: queste, accecate da un letale mix di gelosia e vendetta, decisero di rivolgersi al commissario per tentare di allontanare la donna dai loro figli, amanti e mariti. Riuscirono nell’intento: Bocca di Rosa fu accompagnata alla stazione, la stessa da cui era venuta, per lasciarsi alle spalle ciò che era stato, nella speranza che tutti gli altri avrebbero fatto lo stesso ma un cartello tradì le aspettative delle comari, lo stesso contente di essere riuscite a portare a termine l’opera. Bocca di Rosa scese così alla stazione successiva dove, nuovamente, portò la primavera, persino nei freddi ambienti della Chiesa, tanto che il parroco “tra un miserere e un’estrema unzione […] la volle accanto in processione”. Finisce così la parabola di questa donna, con un’immagine significativa condensata in quattro versi:
E con la Vergine in prima fila
E bocca di Rosa poco lontano
Si porta a spasso nel paese
L’amore sacro e l’amor profano

ELEGIA DELL’AMORE PROFANO

Rintracciare nel proprio animo parole d’amore per chi si ama è semplice, basta aprire la piccola porticina del cuore e guardare al suo interno, disvelando il magico vaso di Pandora che, volente o nolente, ci rende umani. A non essere semplice, è avere il coraggio di ammettere nei confronti di chi si provano questi sentimenti, allo stesso tempo semplici ed estremamente complessi; ciò è ancor più vero quando si tratta di prostituite. Eppure di storie ne conosciamo tante. Abbiamo forse dimenticato l’anti-Cenerentola Vivian che in “Pretty Woman” è riuscita a conquistare il suo principe azzurro in limousine tra una parrucca bionda e dei vertiginosi stivali con tacco? Cos’è che rende poetico l’amore tra i due protagonisti del film? L’amore, l’amore vero, quello che ti spinge a lottare per l’altra persona, sacrificando tutto ed abbandonandosi a gesti smielati e romantici. È così che un amore, da profano diventa sacro perché reale al pari degli altri. Boudelaire e Faber però, non sono interessati a questo processo di trasformazione, troppo impegnati a contemplare la bellezza della donna in parrucca bionda e tacchi alti, non in abito rosso e tiara. È in questo la differenza: Edward prima di abbandonarsi a Vivian ha dovuto trascinarla nel suo mondo, comprarle bei vestiti e portarla alle gare di cavalli; Faber ha scritto di Bocca di Rosa lasciandola nel proprio mondo, quello fatto di comari che sparlano e treni che partono; Boudelaire nelle sue poesie non si è mai vergognato di non avere “per amante una lionne illustre”, dichiarando a gran voce che “Il mio animo presta il suo splendore a una puttana”. L’amore è una cosa semplice cantava qualcuno, forse è proprio così. Non esistono amanti di serie A e di serie B, anche i bassifondi o i marciapiedi possono ospitare donne che meritano di essere cantate perché in loro vi è più umanità e bellezza di coloro che abitano nelle grandi case in centro. Anzi, lì non c’è umanità, non c’è nulla da raccontare, nulla che non sia già stato detto da qualcuno di grande prima di noi; è dove abitano le “creature della vita e del dolore” che si trova la bellezza. Si badi bene, non si fa riferimento ad una categoria estetica, sarebbe troppo semplice per le nostre due anime dannate. Si parla qui di una bellezza interiore, una bellezza umana, vissuta, consumata ed impoetica, l’unica in grado di soddisfare le pretese di uomini che hanno consegnato la propria voce a queste donne, rendendole poeticamente immortali al pari di Odette ed Ermione .

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