Il Superuovo

Legare passato e presente: diverse idee di colonialismo rispondono a tre domande attuali

Legare passato e presente: diverse idee di colonialismo rispondono a tre domande attuali

Perché gli americani hanno il mito di Hollywood? Perché non esiste un commonwealth spagnolo? Perché la Francia che ha vinto gli ultimi mondiali era composta per la maggior parte da giocatori provenienti da ex colonie? Tre diversi modi di intendere il colonialismo possono rispondere a queste domande.

mappa dei possedimenti in Nord America

UNA PREMESSA

Fare storia contemporanea partendo dal passato è un’operazione affascinante, ma estremamente pericolosa. Non è vero che le azioni umane si ripetono sempre uguali a loro stesse, poiché le persone hanno avuto modi diversi di pensare e di agire. Quando si rapporta il passato al presente bisogna sempre tenerne conto.
È innegabile però che gli avvenimenti storici influenzino in maniera più o meno visibile la direzione che ha preso l’attualità. L’operazione che ci si accinge a fare, dunque, è sì pericolosa, ma non impossibile. Analizzare il periodo coloniale, con tutte le sue sfaccettature e contraddizioni permette senza dubbio di rispondere alle domande che ci siamo appena posti e, se non lo fa in modo del tutto completo e definito, consente almeno di gettare una luce nuova. Che per la cultura americana l’attore sia la massima esemplificazione della “persona che ce l’ha fatta“, che non esista un commonwealth spagnolo e che la nazionale francese di calcio (e di quasi tutti gli sport) sia composta per la maggior parte da giocatori delle ex colonie, sono tutti fatti innegabili. E per comprendere per quale motivo le cose stiano così bisogna senza dubbio partire dal colonialismo e dal modo in cui Spagna, Francia ed Inghilterra lo hanno inteso.
Per riuscire in questo intento mi sono appoggiato a una buona quantità di studi a riguardo, tra i quali mi sento di citare quello che, per me, è stato il più importante: “I signori del mondo” di Anthony Pagden.

Anthony Pagden, I signori del mondo, ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia (1500-1800), Il Mulino

IMPERO O COLONIA

Avere un impero o costruire delle colonie? Banalizzando in modo estremo il mondo occidentale si è sempre posto questa domanda. I Greci rispondevano creando delle entità autonome: le colonie erano sì espressione della madrepatria, ma da essa si rendevano indipendenti. Mantenevano generalmente dei vincoli, dei rapporti privilegiati soprattutto a livello commerciale, ma avevano la facoltà di fare guerra e di darsi una propria forma di governo, con leggi diverse da quelle della città di origine.
I romani si comportarono, invece, in modo completamente diverso: il loro era un impero e l’autonomia concessa alle province non era mai un diritto, semmai una concessione data dal potere centrale.
Nel nuovo mondo gli Inglesi, pur con le ovvie differenze date dai millenni trascorsi, saranno gli eredi dei Greci. Gli Spagnoli e i Francesi quelli dei Romani.

DIVERSI MODI DI INTENDERE IL COLONIALISMO

Come sostenne James Harrington “la corona inglese non esercitava un imperium sui suoi disparati domini, ma solo un patrocinium“. Quelle inglesi erano infatti colonie nate, agli occhi di chi le stava creando, per edificare una società nuova, più giusta e repubblicana, non certo per perpetuare l’ormai corrotta civiltà europea. Certo, i coloni si erano spostati grazie all’assenso del re, il permesso di muoversi glielo aveva dato la Sua persona, ma, proprio per questo, era al monarca e non al parlamento che “gli americani” si sentivano legati. Come ribadì anche il futuro presidente John Adams, i coloni facevano derivare le loro leggi “non dal parlamento, non dalla common law, ma dalle leggi di natura e dai patti stabiliti con il re nelle nostre patenti“. Badate, non è una cosa da poco, tale concetto sarà alla base del no taxation without representation. Se io ho esercitato il mio diritto di creare una società nuova e l’ho fatto senza essere sottoposto al parlamento è ovvio che non accetterò delle tasse imposte da tale organismo, a meno che anche io non vi sia rappresentato.

Per gli inglesi, quindi, l’autonomia legislativa era un concetto cardine, un diritto acquisito dai coloni nel momento in cui si erano stabiliti nel “nuovo mondo”.

Per gli Spagnoli, invece, la situazione era completamente diversa.
La monarchia di Madrid tentò infatti di costituire un corpo legislativo unico in tutti i suoi domini, dall’Aragona al Perù, dai Paesi Bassi fino al Cile. Tutte le libertà, le consuetudini e i privilegi di cui potevano godere gli abitanti delle province (è bene chiamarle così e mai colonie, come invece va fatto per il caso Inglese), non erano diritti, bensì concessioni. Lo dirà chiaro e tondo Simòn Bolìvar, il “liberatore” del centro e del sud america: “abbiamo dovuto essere sempre e solo passivi; la nostra esistenza politica è stata nulla”.
Per le colonie francesi, già in buona parte decimate dopo il disastro della guerra dei sette anni, la situazione era, da questo punto di vista, assimilabile a quella spagnola.

NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA

A leggere quanto è stato scritto finora sembrerebbe che gli Inglesi abbiano saputo costruire una società moderna, mentre gli spagnoli e i francesi, attaccati all’ancien regime, siano stati i fautori di un governo dispotico. Le cose, in realtà, non sono proprio così semplici. (Piccolo spoiler: gli indigeni vivevano meglio sotto spagnoli e francesi che sotto gli inglesi).

INIZIAMO DALL’ULTIMA DOMANDA

Nazionale francese 2018

Abbiamo dato una panoramica di alcune differenze esistenti tra i diversi modi di intendere il colonialismo nel nuovo mondo. Bene, tutto bello, tutto interessante, si dirà, ma cosa c’entra con le domande che ci siamo fatti all’inizio? Giusto. Credo sia arrivato il momento giusto per cominciare a dare delle risposte. Partiamo dall’ultima domanda.  Per quale motivo nei mondiali del 2018, su 23 convocati francesi, 19 erano originari di ex colonie?
Presto detto, la monarchia francese fu l’unica ad incoraggiare i coloni a contrarre matrimoni misti con gli indigeni. Di più, ed è questo che risponde in modo cogente alla nostra domanda, venne garantito ai coloni francesi, ai loro discendenti e agli stessi indigeni americani di essere considerati e trattati come parte della nazione francese e, come tali, poter venire a vivere in Francia, quando e se lo vorranno.
Inutile dire che una dichiarazione del genere, poi portata avanti anche durante gli anni della rivoluzione, non sia mai stata esplicitata né dagli Spagnoli né, tantomeno, dagli Inglesi.

IL COMMONWEALTH SPAGNOLO

Ora, rispondere alla seconda domanda è più facile di quanto uno possa pensare. È vero che lo spagnolo è stato per secoli l’impero più grande del mondo, quello su cui non tramontava mai il sole, ma i coloni, pur essendo inseriti in un contesto che vedeva tutti come parte di un unico stato, impararono ben presto a “rendersi altro” rispetto alla madrepatria. Benché lo stato non incoraggiò mai in modo esplicito le unioni con gli indigeni, come fecero invece i francesi, esse non vennero mai viste in modo troppo negativo; cosa che, invece, fu tipica degli inglesi i quali arrivarono ad aborrirle e dichiararle contro natura.
Gli spagnoli, quindi, si mescolarono con le popolazioni che abitavano le zone conquistate formando una società creola, con una sua aristocrazia e delle sue usanze. Una società che non era certamente quella degli indigeni, ma non era più nemmeno quella spagnola. Ciò continuò per secoli, finché i coloni non decisero che era arrivato il momento di staccarsi del tutto da quel laccio, ormai sfilacciato, che li teneva avvinti alla madrepatria. Perché non esiste un commonwealth spagnolo? Perché i coloni spagnoli hanno smesso di sentirsi tali secoli fa. Per citare Federico Buffa, chiedete ad un messicano che cosa sia e lui, benché sia innegabilmente frutto dell’unione di indios e spagnoli, vi risponderà: io sono messicano.

Simòn Bolìvar, “liberatore” del centro e del sud America

IL MITO DI HOLLYWOOD

Bene, siamo giunti all’ultima domanda, la più suggestiva. Perché gli americani hanno il mito di Hollywood?    Essendo la più suggestiva è anche la più complessa, quella per la quale la risposta non è così “sicura”, almeno non come lo è stato per le altre due. Un indizio però ce lo dà una cosa che è stata detta all’inizio, quasi con nonchalance, il fatto che le società create dai coloni inglesi fossero repubblicane. Va aggiunta un altra cosa, oltre che essere repubblicane erano democratiche. Come ci racconta un estasiato de Tocqueville nel suo “La democrazia in America” da ciò deriva che essi amino l’uguaglianza più di ogni altra cosa. I coloni erano infatti uguali, sia di fronte alla legge, sia di fronte alla possibilità di prendere parte alla vita politica. Nel nuovo mondo inglese non è mai esistito nulla che somigliasse alla nobiltà europea, con i suoi rapporti di forza e di sottomissione.
A parer mio è proprio per questo motivo che, nel corso del tempo, si è sviluppato il mito di Hollywood, con tutta la sua estetica. In un mondo privo di nobiltà gli americani ne hanno trovato un surrogato, l’attore è diventato l’individuo che, tramite le sue capacità, è stato in grado di ergersi sulla massa, diventando, di fatto, un “nuovo nobile”. Non è un caso se, ancora oggi, una persona che vuole fare fortuna lascia tutto e va ad Hollywood. Diventare attore, avere successo come tale, è la massima esemplificazione del sogno americano e il modo che avevano gli inglesi di intendere il colonialismo ha sicuramente una parte molto importante in questo discorso.

LEGARE PASSATO E PRESENTE

Dare agli indigeni la possibilità di diventare francesi. Sentirsi altro rispetto alla Spagna. Non avere nobiltà. Sono tutte cose antiche, nascono tra il 1500 e il 1700, ma permeano in modo incontrovertibile la storia attuale.
Rapportare passato e presente è difficile e a volte pericoloso, ma, in alcuni casi, lo storico è obbligato a farlo. In fondo è questo il vero valore della storia. Essa non è puro nozionismo, ma, se studiata in modo razionale e “corretto” permette di capire in modo migliore alcune dinamiche attuali e quanto è stato scritto credo possa dimostrarlo a pieno.

 

 

 

 

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