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L’educazione al bello può salvare anime perdute: un esempio nel film “Soul”

L’educazione al bello può salvare anime perdute: un esempio nel film “Soul”

Quando basterebbe una “scintilla” per far accendere il desiderio di cambiare e costruire un senso estetico, attraverso esperienze centrate sul bello.

Il mondo è pieno di anime che si sono perse, tra queste i ragazzi difficili, ma chi sono e cosa hanno in comune con 22, personaggio del film “Soul”? Vediamo come riescono a salvarsi attraverso l’educazione alla bellezza.

Le piccole cose belle della vita

Nel film d’animazione “Soul” (2020, P. Docter), Joe, un musicista che fa il professore di musica in una scuola media, un giorno ebbe una chiamata che le offrì l’opportunità della vita, quella di esibirsi con una grande musicista, ma qualcosa andò storto. Entusiasta del provino andato bene, cadde in un tombino e la sua anima finisce nell’oltremondo, in quello che noi comunemente chiameremmo aldilà. Nel vano tentativo di fuggire da quella dimensione astratta, finisce in un posto, l’antemondo. Qui si trovano le anime che ancora non sono nate, vengono plasmate ed educate da delle entità, e aspettano di ricevere il pass per la Terra. Joe decide di intrufolarsi tra queste piccole anime, pensando di riuscire a tornare sulla Terra e ricongiungersi con il suo corpo, ma così non fu. Venne confuso per un mentore e li fu assegnato Ventidue. È lì da millenni, ciò che le manca per completare il suo distintivo è trovare la sua “scintilla”. Ha avuto molti mentori, ma nessuno di essi è riuscito ad aiutarla per il raggiungimento di questo obiettivo, definita da tutti come quella ingestibile e che non riuscirà mai a trovare il suo scopo nella vita. Ma Joe la convince addirittura ad aiutarlo. Una volta trovato il modo di ricongiungersi con il suo corpo, qualcosa va storto: 22 entra nel corpo di Joe, e l’anima di Joe in quella di un gatto. Da qui inizia l’esperienza di vita di 22, la quale, con tutti i suoi atteggiamenti ribelli, semplicemente celava la paura per la vita, ma vivendo si accorge delle piccole cose belle, e conquista la sua scintilla, che non è altro, l’essere pronti a vivere. Queste esperienze faranno anche riflettere Joe, che era infelice della sua vita, ma poi si accorge che la vita non sta in un provino andata bene o in un concerto, ma è soprattutto nelle piccole cose, che nella frenesia delle giornate, sembrano inutili e scontate.

Ma quali sono le esperienze che hanno fatto cambiare 22? Guardare il cielo, una foglia che cade, un musicista per strada, una chiacchierata con un amico, l’abbraccio di una persona cara, la musica. Possono sembrarci cose alla portata di tutti, ma purtroppo non è così. La piccola 22, finché non è arrivata sulla Terra, non era mai stata educata a vedere le cose belle della vita; invece Joe, fin quando non ha fatto l’esperienza della sua morte, non si era accorto dell’importanza di godersi le piccole cose belle della vita.

Le anime perdute e l’ottimismo esistenziale

Come 22, che quando pensa di non aver trovato la scintilla si chiude nelle sue insicurezze, diventando un’anima perduta e aggressiva, così sono i ragazzi difficili. Sono i ragazzi a rischio, che vivono situazioni di disagio economico, o in un contesto sociale degradato; i ragazzi disadattati, i quali assumono atteggiamenti e comportamenti disadattivi, lesivi per loro e per chi li circonda; ragazzi delinquenti, cioè minori che hanno infranto le norme del codice penale, quindi necessariamente hanno vissuto esperienze profondamente degradanti. Ma questi ragazzi non sono così, ma diventano così, quindi possono anche imparare a essere diversi. Ma perché diventano così? Qualsiasi cosa abbiano fatto, di certo non sono riusciti a collocarsi in modo giusto nel mondo e in relazione con gli altri. Tutto ciò porta a delle idee fisse, quella di sentirsi una nullità e impotente davanti al mondo. Anche dietro atteggiamenti spavaldi, provocatori e rivendicativi che essi assumono, non si nasconde altro che l’insoddisfazione, che proviene dall’incapacità di dare un senso alla propria vita, ed attraverso quei modi di fare cercano di non sentirsi completamente schiacciati dal proprio senso di impotenza. Tutto ciò deriva da una visione del mondo distorta, e allo stesso modo, vedono anche la loro relazione con il mondo, portandoli ad un senso di nullità.

Per riparare a tutto ciò, o perlomeno, aggiustare il tiro di una visione migliore del mondo, bisognerebbe costruire un ottimismo esistenziale. Ma cos’è? È il senso di appagamento che deriva dal pensarsi all’origine di un progetto di vita e di realizzazione. Ma si parte andando a colmare qualsiasi tipo di carenza, che sia affettiva o materiale, quindi costruendo intorno al ragazzo un ambiente dignitoso. Proprio da qui, comincia a cambiare il punto di vista che il ragazzo ha di sé, cominciandosi a vedere come una persona che ha un valore. Un’altra cosa importante è che il ragazzo incontri figure adulte, capaci di colmare i suoi bisogni affettivi, in relazione alla sua età e alla sua esperienza passata. Cosa ancor più importante, è quella di fare gratificazioni al ragazzo, valorizzare i suoi successi, anche se modesti. Tutto ciò, se ben indirizzato e finalizzato a raggiungere gli obiettivi del singolo ragazzo, può aprire le porte dell’ottimismo esistenziale.

L’educazione al “bello”

Una delle strategie per raggiungere l’ottimismo esistenziale, consiste nel far compiere al ragazzo un certo numero di esperienze centrate sul bello, per favorire la costruzione di un vero senso estetico. Infatti i ragazzi difficili, sembrano quasi “sordi” al bello, come se non avessero mai avuto esperienze del genere nella loro vita. Il ragazzo ancora non ha alcun tipo di schema interpretativo, non riesce nemmeno a riconoscere quali possano essere le cose belle. Quindi, sottoporli ad un’educazione al bello frequentando musei, mostre o gallerie d’arte, porterebbero soltanto ad atteggiamenti di indifferenza e di rifiuto, oppure il non riuscire a comprenderle, potrebbe far crescere il loro senso di insofferenza e incapacità. Infatti anche in “Soul”, Joe all’inizio, pensava di poter far scattare la scintilla in 22 semplicemente facendole ascoltare il pianoforte, ma essa ancora non era educata a cogliere la bellezza in quello che stava ascoltando. Quindi da cosa bisognerebbe partire? Si parte da tutto ciò che si trova già nel modello cognitivo del ragazzo, dunque: il senso dell’avventura (come delle gite in montagna), il fascino dell’imprevisto (visitare posti inabitati e inconsueti), la sfida nelle difficoltà (qualsiasi tipo di sport, individuale o di squadra). Queste sono esperienze del “bello naturale” cioè tutto ciò che è alla portata e immediatamente disponibile. Da ciò, poi, si può passare al “bello artistico”, passando in modo graduale dal naturale al culturale, facendo fare esperienze come: guardare l’alba, il tramonto, il cielo stellato e poi passare a monumenti e cattedrali. Da qui, possono cominciare a vedersi i segni di introspezione, facendo sviluppare e fiorire quelle che possono essere delle passioni, cioè interessarsi alla fotografia, all’arte o alla poesia. Proprio come 22, che solo dopo, mentre ascoltava un’artista di strada, si accorge di amare la musica.
Ma tutte queste esperienze non fanno cambiare il ragazzo in quanto belle, ma permettono al ragazzo di ragionare e di cambiare il proprio punto di vista sul mondo e su sé stesso. Quindi non vuol dire semplicemente insegnare a questi ragazzi a riconoscere un quadro o a scattare una fotografia, ma insegnare e portarli ad acquistare la consapevolezza che è possibile trovare “del bello” anche nelle cose più piccole della quotidianità.

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