Le ultime parole del Califfo

L’inattesa ricomparsa

Nonostante la taglia che pende sulla sua testa, il califfo del sedicente Stato Islamico, o di quello che ne rimane, Abu Bakr Al Baghdadi, sembrerebbe aver rilasciato un audio di 54 minuti rivolto ai propri mujahiddin ( letteralmente: ‘coloro che combattono per la jihad’, ovvero la guerra santa). L’autenticità del messaggio, trasmesso mercoledì da Al Furqan, la sezione dei mass media del califfato, è ancora da provare. Se le indagini confermassero che a parlare sia proprio Al Baghdadi in persona, questa si rivelerebbe essere la sua prima comparsa dal lontano 28 settembre 2017. Durante questo lasso di tempo il leader era stato reputato morto a causa di una dichiarazione della Russia, che credeva di averlo ucciso in un attacco aereo in Siria.

Abu Bakr al Baghdadi nella moschea di Mosul, ultima apparizione pubblica del califfo

Nel messaggio audio, intitolato “Buone notizie per i pazienti”, Al Baghdadi inciterebbe i combattenti della jihad sparsi per il mondo a non arrendersi, a continuare la guerra santa. Li spronerebbe a prendere le armi contro l’Occidente per provocare un nuovo “bagno di sangue” per colpire anche i “centri di informazione degli infedeli”. Allo stesso tempo , tuttavia, il califfo dichiarerebbe che la vittoria o la sconfitta di un mujahiddin non dipende da una città o metropoli che viene sottratta loro da coloro che hanno armamenti superiori. Anzi, lo stato islamico rivendica nuovamente il proprio odio e la lotta efferata contro gli Stati Uniti, che, a detta del leader, stanno per “attraversare il peggior periodo della loro intera esistenza”.

Il retaggio di ISIS

Anche se il messaggio si rivelasse essere autentico, l’attuabilità delle minacce espresse nell’audio sarebbe estremamente dubbia. Dal 2014 infatti, anno di proclamazione dello stato islamico nonché anno dell’ultima apparizione pubblica di Abu Bakr al Baghdadi nella moschea di Mosul, il gruppo terroristico avrebbe perso il 90% dei proprio territori in Iraq. Ora sarebbe relegato in alcune sacche nel deserto sul confine tra Siria ed Iraq, oltre che in una striscia lungo il fiume Eufrate, mentre viene continuamente attaccato dalle truppe di Damasco e dalle Forze democratiche siriane con sostegno USA. Si rivela dunque fin da subito improbabile una rinascita imminente dello Stato Islamico, soprattutto in vista della battaglia di Idlib, durante la quale le forze di Al Assad, in unione alle truppe russe, sferreranno l’offensiva decisiva agli ultimi gruppi di ribelli jihadisti presenti in Siria, che da ben sette anni sta attraversando la guerra civile che, debilitando il paese, ha permesso a forze estreme quali ISIS di attecchire sul territorio. C’è da chiedersi quindi se, più che essere un messaggio che auspica la rinascita di ISIS, le parole del Califfo non siano invece un incitamento per un nuovo gruppo a prendere in mano le redini della jihad globale.

Marta Armigliato