Il Superuovo

Le società sono come i signori grigi di “Momo alla conquista del tempo”

Le società sono come i signori grigi di “Momo alla conquista del tempo”

Il tempo come denaro per sopravvivere.

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La storia di Momo ideata dallo scrittore Michael Ende è il frutto di un profondo discorso sul tempo, sull’attesa e, perché no, sulle relazioni.

LE ORIGINI DEL TEMPO

Da molto si discute sull’origine del tempo, dando diverse definizioni e interpretazioni. Per la filosofia antica il tempo è un ordine oggettivo misurabile del movimento. La fisica definisce il tempo come “misura del mutamento secondo il prima e il poi” e, dunque, non può essere mai cominciato in quanto  – se lo fosse – ci sarebbe stato un momento ”prima” del suo inizio e tale momento sarebbe stato ancora tempo. Tommaso d’Aquino scriveva che la ragione non può dimostrare né che il tempo sia iniziato né che non sia mai iniziato. Altri, come i teologi cattolici ritengono che l’inizio del tempo non sia una verità di fede, e che dunque un cristiano sia libero di credere che esso sia iniziato o che esso non sia iniziato.

Oggi le opinioni si dividono tra coloro che ritengono che il tempo sia iniziato e coloro che ritengono che non sia mai iniziato, ma tutti, seguendo in questo Aristotele, ritengono che il tempo esista solo come misura del mutamento e, dunque, non possa esistere senza i mutamenti dell’universo fisico, e che, perciò, non possa esistere il tempo “assoluto”. Anche l’antica Grecia si interrogava costantemente su quale fosse il vero significato del tempo: se esisteva realmente o se fosse solo un’illusione fittizia creata dall’uomo. Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. Si è iniziato a contare il tempo dal Big Bang, ovvero dalla nascita dell’universo, e, anche oggi, continua ad essere contato utilizzando come unità di misura il secondo e in base ad esso sono definite misure più ampie che ci hanno permesso di misurare il corso degli eventi.

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MOMO ALLA CONQUISTA DEL TEMPO

“Momo alla conquista del tempo” è un lungometraggio diretto da Enzo D’Alò. È un cartone animato noto per la sua unicità e capacità di rappresentare una bambina che già alla sua età entra in contatto con una società grigia e cupa. Momo è una bambina orfana che si ritrova in una cittadina, dove fa amicizia con un anziano signore che le vuole bene come se fosse una figlia, e con altri bambini del posto. Momo incontra anche un’importante compagna di viaggio: la tartaruga Cassiopea. Purtroppo, come sempre, qualcosa si intromette in questo idilliaco rapporto di amicizia: degli strani uomini grigi iniziano a recarsi casa per casa, specialmente si rivolgono agli adulti,  cercando di convincerli del fatto che il loro tempo è poco e che non può essere sprecato in relazioni, chiacchiere, giochi o passatempi. La storia prende velocità: gli uomini grigi convincono sempre più “grandi” ad abbandonare le loro vecchie abitudini per “risparmiare tempo” e metterlo nella “banca del tempo.” Perdono così di umanità, divenendo macchine umane, senza sentimenti, hobby o gioie. Anche i bambini, i più resistenti agli uomini grigi, cominciano a cedere alle tentazioni che i loro genitori, mano a mano, offrono loro. Momo rimane sola e la cittadina sembra ormai perduta. L’unico modo per salvare il destino e gli abitanti di questo luogo è fermare il tempo. Il regista ha voluto trovare un escamotage per rendere le cose più complicate; infatti, ha ideato un modo per far sopravvivere questi nemici. I Signori Grigi durante la storia rubano le ore agli uomini e le tramutano in sigari, che devono fumare continuamente per evitare di scomparire. Purtroppo, i diabolici esseri hanno una riserva di sigari nella loro sede e il compito di Momo è quello di riuscire a tenerli lontani dal deposito il tempo necessario. La piccola affronta la difficile sfida, affiancata dalla tartaruga Cassiopea, e riesce con la purezza d’animo e la gentilezza a sconfiggere i ladri di tempo. La cittadina ritorna a essere quella di un tempo e la dolce Momo può finalmente riabbracciare i suoi cari amici.

La pellicola, come è facile intuire, è un profondo discorso sul tempo e sull’ingenuità delle persone, che rappresentano abbastanza bene la società odierna. Il film denota il tema della sincerità, l’essere se stessi e aprire sempre il proprio cuore. Un altro tema importante è rappresentato dagli uomini grigi, che tradotti nella vita reale sono l’esempio perfetto per descrivere la figura di un “imprenditore” che convince, con le buone maniere, che il tempo non può essere sprecato. Gli uomini grigi, infatti, odiano perdere tempo perché tutto può essere fatto in modo più efficiente, senza “dispersioni” sciocche. I produttori hanno voluto mettere in scena dei bambini, poiché rispetto agli adulti sono coloro che oggi hanno fortemente bisogno una dinamica quasi sconosciuta ai più grandi: l’attesa.

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LE SOCIETÀ E LA NECESSITÀ DI ANDARE SEMPRE DI CORSA

La società e i suoi strumenti stanno educando gli abitanti ad avere tutto e subito, senza la fatica o il gusto del traguardo. Internet, le tecnologie e una strana ansia da “fretta” stanno trasformando gli uomini in macchine efficienti, con tanto cervello ma poco cuore. Bisogna difendere il valore dell’attesa perché è lì che si può trovare nuovi spunti e riflessioni, non nella corsa frenetica verso qualcosa. Il dover attendere qualcosa ci educa alla cura, all’attenzione dei dettagli, all’assaporare più intensamente quanto fatto. La cosiddetta “malattia del tempo” è un’espressione coniata dal medico e studioso americano Larry Dossey per indicare l’ossessiva convinzione, radicatasi nell’essere umano dalla rivoluzione industriale in poi, che il tempo ci sfugga di mano, che non ce ne sia abbastanza, e che è necessario fare tutto di fretta per non restare indietro con i “programmi” imposti da questa società consumistica. Sorge spontanea la domanda: perché andiamo tutti di fretta? Il lavoro non l’unica via di successo, per godere al meglio della bellezza e unicità della vita sarebbe auspicabile rallentare e guardarsi un po’ attorno, e smetterla di lottare contro le lancette dell’orologio.

Gli scienziati definiscono i lavoratori di oggi come “schiavi del tempo” dove la velocità non deve essere vista come una nemica, ma nemmeno come un Dio da venerare. Rallentare significa adeguare il proprio stile di vita ai ritmi della natura, essere sensibili alle stagioni, ai tramonti, agli animali. Significa riacquistare la consapevolezza delle distanze, sviluppare una conoscenza dei prodotti e dell’ambiente nel quale viviamo. Rallentare significa ricordarsi come pregustare gli avvenimenti e come assaporarli quando arrivano.

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