Il Superuovo

Le sardine si prendono una “pausa”: quando la reazione politica scavalca l’intenzione e l’esempio di Cola di Rienzo

Le sardine si prendono una “pausa”: quando la reazione politica scavalca l’intenzione e l’esempio di Cola di Rienzo


Spesso i promotori di grandi movimenti popolari ottengono un consenso controproducente: oggi le sardine, ieri Cola di Rienzo.

È caldissima la notizia della “pausa di riflessione” che Matteo Santori ha annunciato per le sardine, a causa del covid ma soprattutto di alcuni dissidi interni che si vanno acuendo. Come ci insegna Guicciardini, fare paralleli storici è sempre pericoloso, ma d’altra parte è assai utile (tenendo conto delle dovute differenze) di analizzare il passato a frutto del presente. E oggi, con tutte le precauzioni del caso, mettiamo a paragone il forte movimento delle sardine con un personaggio davvero particolare: Cola di Rienzo.

Cola e l’utopia repubblicana

Giugno 1347: Francesco Petrarca viene raggiunto ad Avignone da una notizia clamorosa. A Roma, nei giorni precedenti, Cola di Rienzo, un tribuno sovversivo, era riuscito a richiamare in Campidoglio una gran folla e a far approvare una costituzione repubblicana che tuteli il popolo. La Roma del tempo vedeva una situazione tesissima tra la povertà dilagante e la nobiltà (baroni e papato): la sommossa di Cola prende subito piede.

Petrarca, che attraverso gli strumenti letterari aveva da sempre propugnato ideali repubblicani che avessero Roma come perno d’azione, è entusiasta della notizia: è l’occasione insperata che attende da anni di riportare in vita la fiorente età repubblicana dell’antica Roma. Il papa si ritira ad Avignone e a Roma si instaura una Repubblica. Petrarca segue col fiato sospeso i fatti di Roma, e invia a Cola diverse lettere di elogio e di consiglio. Ma in pochi mesi il grande poeta subisce una dolorosa disillusione.

Le lettere a Cola si fanno sempre più cupe e amareggiate: “Guardati, te ne supplico, dal deturpare con le tue stesse mani la bella faccia della tua fama” (Fam. VII, 7). Petrarca lo accusa di favorire, amare e ammirare la “parte peggiore del popolo“. Sembra che Cola non possa opporsi a ciò che lui stesso aveva creato, a certi suoi stretti seguaci che vogliono impedire che il papa faccia ritorno a Roma (fattore invece importantissimo per Petrarca, che tenta sempre di bilanciare il classicismo con la fede) e chiedere aiuto al re Luigi d’Ungheria per far fronte alle varie potenze che intanto si stanno organizzando per stroncare il pericolosissimo esempio di Cola.

Questa seconda condizione è particolarmente invisa a Petrarca, perché l’aiuto del re d’Ungheria si trasformerebbe facilmente in dipendenza da costui e quindi, ancora una volta, da una potenza straniera. Nel novembre 1347 Cola viene definitivamente sconfitto nella battaglia contro i Colonna, e ciò segna la fine dell’utopia repubblicana agognata da Petrarca.

Mattia Santori e le sardine

Le “6000 sardine” nascono nell’ultimo scorcio del 2019 come movimento civile contro i comizi di Salvini a Bologna. Il successo riscosso dalla strategia di occupare le piazze nel segno di “tanti pesciolini che nel loro piccolo nuotano insieme” serpeggia in tutta Italia nel giro di pochissimo e influenza le elezioni regionali. Di lì a pochi mesi il leader del movimento cavalca l’onda dei consensi per divulgare ideali umanitari (la tutela dei diritti delle donne, la promozione della cultura) ed ecologici (è nata da poco l’iniziativa “6000 piantine“).

Ma in quest’ultimo periodo Santori rallenta il suo operato. Non è solo a causa del covid, che in questi mesi ha inibito il ritrovo nelle piazze così centrale ed identificativo per il movimento. Il problema, come si può leggere su Repubblica e sul Corriere della Sera, è che la reazione alla proposta di Santori minaccia di scavalcare le sue stesse intenzioni: trova sempre più strada spianata l’idea di trasformare le sardine, finora, come detto, un movimento sociale e civile, in un vero e proprio partito politico.

Una scelta difficile

Tutto ciò non incontra i favori dei quattro leader fondatori. Santori spiega che il suo obiettivo è quello di “rimanere un gruppo di pressione, un corpo intermedio  tra la politica e il mondo civico attivo” (Corriere della Sera). Ma le pulsioni di chi vuole spezzare questo equilibrio a favore della candidatura sono sempre più persistenti, e in certi casi sembrano quasi mirate a sostituire il leader.

È un periodo delicato per le sardine, pieno di dubbi e paure, perché, dice Santori “Sento che più prendiamo la direzione politica più finiamo per imitare gli altri. Più rincorriamo i like e più carichiamo nella trappola del narcisismo”. D’altra parte, come ci insegna l’esperienza di grandi figure come Cola di Rienzo, in politica è sottilissimo il discrimine tra se stessi e i propri avversari, e in poco tempo ci si trova persuasi o costretti a diventare chi si è sempre disprezzato.

Ora che il lockdown è finito, possiamo solo attendere la prossima mossa delle sardine e di Santori, un uomo che sicuramente percepisce tutto il rischio allettante del potere. Richiamandoci infatti alle parole di Petrarca, troppo spesso i governanti di paesi come l’Italia si spingono alla pericolosissima illusione di essere “padroni” dello stato, e non “ministri“.


 

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