La sessualità in D’ Annunzio è il focus di molte poesie, sia in quelle famose che in quelle private dedicate alle proprie amanti, ma quali sono le più provocanti?

Gabriele D’ Annunzio un uomo fatto di mille sfaccettature: fascismo; droga; sesso; alcool; arte; poesia; amore; eccesso, tutti lo ammiravano, tutti volevano essere lui, una vita fuori dalle regole.
Tutto questo suo essere lo hanno reso il Vate, il fautore del superuomo italiano, ma, nelle sue poesie private fin dove si è spinto con l’ erotismo?

1. Mia crudele amica

Perché, perché, o mia crudele Amica
non vi lasciate mettere l’Uccello
in quella ricca e opulenta fica
che nel suo genere è il perfetto bello?

Vorrei essere davvero una formica
per entrare quatto quatto in quel corbello:
sapete, non m’importerebbe mica
di restar preso nel cresputo vello.

Voi fareste addolcir qualunque amaro
noi tutti quanti ripetiam in coro:
Voi siete qualche cosa di ben raro

Portate di bellezze un gran tesoro
via, via, prendere un pugno di denaro
e lasciatemi entrar nel vostro foro.

Poesia dedicata probabilmente a Sarah Bernahardt, scritta in una lettera privata trovata dopo la sua morte e ora esposta nella biblioteca di Roma “Casanatense”, in questa lettera si espone il volere persistente di Gabriele D’ Annunzio di fare l’ amore con l’ attrice, in quanto Bernahardt si rifiutava.
Un Vate diciassettenne espone questa sua avventura, non propria fortunata rendendola con la propria bravura arte.

2. Argentea

Quando prona, co’l ventre ne l’arena,
nuda si lascia a’l conquistare lento
de le maree, non dunque a luna piena
ella è una grande statua di argento?
Venere Callipige in una oscena
posa. Scolpiti ne’l tondeggiamento
de’ lombi stan due solchi; ampia la schiena
piegasi ad un profondo incavamento.
Cresce il flutto e la bagna. Ella si scuote
io a’l senso di quel gelido contatto
e di piacer le vibrano le terga.
Il flutto su la faccia la percuote;
ma rimane godendo ella in quell’atto
fin che l’alta marea non la sommerga.
Poesia dedicata alla statua della “Venere Callipigie” o “ Afrodite dalle belle natiche“, un esposizione sessuale dell’ arte, D’ Annunzio rapito dalle curve della statua si inebria della sua fantasia e scrive questa poesia elogiandone le curve.

3. Il peccato di Maggio

O Yella – susurrai. Mi sentivo
languire; ed il suo braccio seminudo, il suo vivo
braccio di marmo, avvinto a ‘l mio, m’insinuava
come un vellicamento fievole. Ma cantava
ella; ma ne ‘l suo corpo di vergine non anche
fluiva il dolce tossico de ‘l disío; ma le bianche
virginità de ‘l petto non avevano pure
un anelito.

Poesia dedicata al primo rapporto sessuale, un D’ Annunzio da poco non più vergine e diciottenne decide di descrivere senza troppe peripezie la sua prima volta, fotografando l’ atto nero su bianco con Maria Hardouin, sua futura moglie.
Il poeta in età adolescenziale si mostra in panico, rapito dalla situazione, sovrastato dalla potenza dell’ attimo, si sfoggia volutamente nudo sia fisicamente che sentimentalmente, in quanto il suo essere coglie l’ arte nella delicatezza dell’ atto.

 

 

 

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