Le istituzioni avrebbero potuto evitare la morte del piccolo Evan, deceduto per le botte?

Evan è l’ennesimo bambino morto per le violenze subite in casa nonostante le denunce del suo papà, fuori per lavoro

Già lo scorso mese erano state denunciate le violenze che il piccolo Evan ha subito e che lo hanno portato al decesso. Qualcosa nelle istituzioni non ha funzionato ed ora Stefano non potrà più abbracciare suo figlio.

Il caso

A Modica, un comune della nostra Sicilia, ha purtroppo perso la vita il piccolo Evan, un bambino di soli un anno e otto mesi ucciso dalle reiterate violenze del compagno della sua mamma. Il suo papà, che viveva in Liguria per lavoro, non riusciva ad avere ormai da tempo contatti con il suo figliolo e l’unico modo per vederlo era attraverso le foto che la nonna del piccolo gli inviava. Dalle foto e dalle parole della nonna, il papà Stefano aveva capito che qualcosa non andava, sospettava proprio che suo figlio fosse vittima di violenze e soprusi: era evolutivamente indietro per la su età, non parlava, non camminava e i lividi che gli ricoprivano il corpo, per i quali c’era sempre una banale scusa, erano preoccupanti. Sono stati questi i fattori che hanno spinto Stefano a denunciare alla procura di Genova, nonostante i chilometri che li separa, la situazione già a luglio, ma qualcosa si è mosso molto lentamente e i servizi sociali hanno preso il caso solo due giorni prima della morte del piccolo.

L’epidemia nascosta

Nella convenzione dell’ONU del 1989 vengono scritti quelli che sono i diritti dei minori, ma questi vengono rispettati? Molto spesso, nella cultura di massa, questi diritti vengono visti come dei piccoli atteggiamenti che gli adulti devono assumere ogni tanto nei confronti dei propri figli, per strappargli un sorriso, e il termine diritto difficilmente viene riferito alle necessità dei minori ma piuttosto a un qualcosa di applicabile solo agli adulti e che il più piccolo deve rispettare. Quei diritti della convenzione di New York non sono solo leggi ma un vero e proprio “libretto dele istruzioni” scritto affinché tutti i futuri adulti possano cresce sani, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente e socialmente. Questa becera cultura di massa da i suoi frutti nei maltrattamenti che ogni giorno, silenziosamente, migliaia di bambini in Italia e nel mondo subiscono dando vita ad una vera e propria “epidemia nascosta” che, come nel caso di Evan, può finire nel peggiore dei modi

Il ruolo delle istituzioni

Le istituzioni, quando entrano a contatto con di maltrattamento, hanno il compito di aiutare tanto il piccolo quanto la famiglia a migliorare la propria vita, infatti, difficilmente un bambino viene sottratto ad essa a meno che non si riscontrino casi gravi come quello di Evan, ovvero situazioni in cui il minore di età subisce reiterate violenze fisiche e psicologiche. Ma cosa è andato storto nel sistema in questa faccenda? Perché i servizi sociali hanno preso questo caso in considerazione troppo tardi nonostante le denunce? Perché gli operatori di polizia non sono intervenuti? Queste sono le domande a cui le indagini devono assolutamente dare una risposta.

La difficoltà delle istituzioni

A mettere in difficoltà gli interventi delle istituzioni può proprio essere la cultura del nostro paese? Nelle menti delle persone oggi vige la persistente convinzione che la famiglia sia il luogo più intimo al mondo in cui nessuno può accedervi, per nessuna ragione, nemmeno per denunciare una violenza. Si è convinti che i propri figli siano di esclusiva proprietà dei genitori e non esseri autonomi che bisogna accompagnare durante la crescita. Questa condizione culturale porta a rallentare quelli che sono gli interventi delle istituzioni, tramite controlli e leggi, e inoltre induce, per esempio, i vicini di casa di genitori maltrattanti o i parenti stessi a non denunciare le violenze e i soprusi che i minori subiscono.

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