Il “maccartismo”, ovvero la “caccia alle streghe” americana, è stato un fenomeno di drammatica ‘persecuzione’ attuata durante il periodo della guerra fredda contro quelle persone sospettate di essere filocomuniste.

Per l’azione congiunta del senatore Joseph McCarthy e dell’FBI, negli Stati Uniti degli anni centrali del XX secolo furono svolte indagini, processi e due esecuzioni contro coloro ritenuti simpatizzanti del comunismo in un clima generale di tensione. Le accuse e l’ostracismo si riversarono anche nell’ambiente hollywoodiano, dove furono moltissimi i personaggi celebri che persero il loro lavoro a causa delle presunte inclinazioni politiche. Il famoso sceneggiatore Dalton Trumbo fu una delle tante personalità direttamente colpite da queste azioni e nelle sue lettere, pubblicate in Italia da Bompiani, ben ha descritto la sua difficile esperienza di vittima.
1. Il ricorso al primo emendamento, il diritto di non rivelare i propri orientamenti politici
Chiamato al cospetto della Commissione per le attività antiamericane di Washington a rendere conto delle proprie ideologie, Dalton Trumbo fu uno dei 10 testimoni che ebbe il coraggio di opporsi all’inchiesta. Si rifiutò di rispondere alle domande riguardo le proprie tendenze, e l’eventuale opera di propaganda comunista tramite i suoi soggetti, appellandosi con forza al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Dichiarando quindi le domande postegli come incostituzionali, in quanto il sopraccitato emendamento stabiliva che le idee personali, così come la loro espressioni, non potessero essere proibite e che i cittadini avessero il diritto di riunirsi pacificamente. In seguito questa sua posizione fu punita severamente: fu infatti sospeso dal lavoro senza possibilità di trovarne un altro a meno che non avesse dichiarato la non appartenenza al partito comunista. Inoltre fu condannato ad un anno di carcere per oltraggio al congresso, la cui disagevole esperienza egli riversò nelle lettere indirizzate alla moglie.

2. L’unico modo per continuare a lavorare è vendere le sceneggiature con un altro nome
In una delle sue lettere Trumbo ha riportato con precisione tutte le procedure e le tecniche da lui adottate, con la complicità di un amico, per riuscire a continuare a vendere i propri soggetti cinematografici nonostante il suo nome fosse stato inserito nelle liste nere di ‘proscrizione’. Trumbo avrebbe scritto le scenografie e l’amico avrebbe cercato di venderle spacciandole per proprie esponendosi così ad un rischio enorme, che sarebbe poi stato ricompensato con una percentuale dei guadagni ricavati. Per evitare di essere scoperti tramite intercettazioni della corrispondenza, il sospettato assunse lo pseudonimo di dr. John Abbott e i termini impiegati dovevano essere pertinenti all’ambito medico riferendosi dunque all’argomento del carteggio, cioè la sceneggiatura da commercializzare, come ad una medicina. Erano questi i metodi clandestini a cui fu costretto ad attenersi per poter continuare a lavorare. Addirittura il copione da lui realizzato, sotto il falso nome di Robert Rich, per “La più grande corrida” vinse il premio oscar per la sceneggiatura senza che egli potesse prendersene il merito.
3. La persecuzione si riversa anche sull’intera famiglia
Nella lettera indirizzata alla direttrice della scuola elementare frequentata dalla figlia Mitzi egli ha apostrofato con parole dure il comportamento del Comitato genitori-insegnanti. Non solo lui fu preso di mira dalle istituzioni e da esse punito a livello lavorativo ma anche nel privato dovette subire atti di intimidazione e disdegno. Anche alla moglie Cleo e alla figlia, per la sola colpa di essere a lui vicine, si estesero la diffidenza, il disprezzo e la discriminazione. I genitori infatti, con complici gli insegnanti, trasmisero ai bambini una mentalità ostile verso Mitzi, provocando nella bambina una profonda sofferenza e il rifiuto verso l’ambiente scolastico. Le compagne di classe avevano il divieto da parte dei genitori di entrare in casa di Mitzi, come lei non era ammessa nelle case delle ‘amiche’, l’unica ragazzina che ancora persisteva nel frequentarla veniva additata dai coetanei come una ‘traditrice’.