Il Superuovo

Le parole della Woolf e i pennelli di Modigliani dipingono una donna indipendente e forte

Le parole della Woolf e i pennelli di Modigliani dipingono una donna indipendente e forte

I ritratti femminili di Modigliani incontrano quelli della Woolf

Amedeo Modigliani, in onore dell’anniversario della sua morte, viene ricordato per i suoi ritratti femminili capaci di catturare l’anima del soggetto. Ogni quadro è diverso, unico. Il pittore ha in comune con Virginia Woolf l’abilità di riuscire a scattare una vivida fotografia sulle donne del suo tempo.

I ritratti femminili di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani morì il 24 gennaio 1920 esattamente 101 anni fa. Fu un famoso pittore e scultore di inizio Novecento e venne principalmente ricordato per i suoi ritratti femminili ed il suo stile complesso. Amò molto le donne che divennero il fulcro di tutta la sua produzione artistica, i loro nomi scorrono e sono difficili da ricordare ma ne emergono due, brillanti ed intensi nella vita tormentata di Modigliani: Beatrice Hastings e Jeanne Hébuterne. Incontrò la prima nel 1914 e si rese subito conto di quanto fosse diversa da tutte le altre. Indipendente, affermata, appassionata di poesia e vino, proprio come il pittore. In quel periodo quest’ultimo riuscì a concentrarsi sulle sue opere, riuscendo a rendere i suoi autoritratti espressione dell’anima interiore del soggetto, e non della sua apparenza esteriore.

Nel 1917, dopo la rottura disastrosa con la Hastings, conobbe Jeanne Hébuterne, soprannominata Noix de coco (Noce di cocco). La loro fu una relazione di amore eterno, capace di durare fino alla morte di entrambi. Il suo stile è inconfondibile, caratterizzato da forme stilizzate, allungate, capaci di trasmettere un enorme senso di ritmo vitale. Gli sfondi sono spesso neutri e le composizioni spoglie, ma i ritratti riescono a catturare perfettamente la personalità del soggetto. I suoi nudi incredibilmente sensuali, vennero censurati per il loro esplicito erotismo. Oggi viene considerato come un personaggio bohemien, un genio romantico e donnaiolo. Ma il suo amore per Jeanne fu intenso. Di lui ci rimane una frase molto forte e famosa:

La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno.

I ritratti femminili di Virginia Woolf

Virginia Woolf (1882-1941) fu una grandissima  scrittrice di fama internazionale capace di contribuire al cambiamento con le sue parole. Fu una grande attivista all’interno dei movimenti femministi e scrisse di donne per le donne, in particolare nel saggio Una stanza tutta per , pubblicato nel 1929.  In queste pagine realizzò dei ritratti del mondo femminile, discutendo della condizione della donna e del rapporto di questa con la scrittura. Il libro venne realizzato a seguito della rielaborazione di due conferenze da lei tenute ad ottobre del 1928 a Newnham e Girton su Le donne e il romanzo. Ci presenta un’immagine femminile forte in ambito letterario (come poteva essere Cleopatra, Anna Karenina, Emma Bovary ecc.) ma nella realtà schiava del marito scelto dalla propria famiglia. Raramente le donne sapevano leggere o scrivere. Erano solo una proprietà:

Per secoli le donne sono state specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo, raddoppiata […] questi specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono così enfaticamente sull’inferiorità delle donne, perché se queste fossero inferiori, non servirebbero più a raddoppiare gli uomini.

Con le sue parole la scrittrice cerca di scovare la verità tra le differenze tra uomo e donna, facendo emergere i confini limitati in cui si poteva muovere quest’ultima. Le presenta come creature dalle mille possibilità, realizzabili solo con la distruzione del costante ed ossessionato controllo dei mariti sulle loro vite, permettendo loro di muoversi in uno spazio più ampio. Spinge all’attivismo, ricorda che verso la fine del Settecento la donna di classe media iniziò a scrivere, incurante delle critiche provenienti dal mondo maschile.

Ritratto di una vita: Virginia Woolf

Diario di una scrittrice è un’opera straordinaria che ci permette di cogliere e conoscere meglio la scrittrice, il suo processo creativo, la sua scrittura, la sua solitudine e i suoi stati d’animo. La sua infanzia fu tipicamente vittoriana, caratterizzata dal rispetto per le convenzioni, lezioni casalinghe, la figura della madre attorno alla quale ogni cosa gira che la giovane vede come un punto di riferimento intramontabile. Nel 1895 Virginia cadde in una profonda crisi psicotica a causa della morte precoce di quest’ultima che la spingerà anche a pensare al suicidio. Scrivendo Una stanza tutta per sé, sosterrà che tutto ciò di cui una donna ha bisogno è una stanza con la porta chiusa e una rendita per poter vivere e manifestare la propria creatività.

Nel 1912 Virginia confessò a Leonard Woolf il suo amore e il suo desiderio di sposarlo, con il matrimonio prese il suo cognome e riuscì a continuare la vita che tanto bramava, fatta di lunghe conversazioni sui libri, sull’amore, sulla scrittura, sulla felicità e sull’amicizia. Con Vita Sackville-West, il suo più grande amore, invece parlava di tutto. Nonostante la serenità e la ricchezza relazionale che era presente nella sua vita, non riuscì a scappare alla sua fragilità psichica e alla sua depressione. Le molestie subite dai fratellastri quando era piccola tornarono a galla e nel 1913 tentò ancora il suicidio.

Scriveva senza fermarsi e, per il suo fascino, era piena di ammiratori ed ammiratrici. Venne ritenuta dai suoi contemporanei come “uno dei più geniali prosatori della lingua inglese” ed incontrò molte personalità di spicco, come Freud nel 1939. I due parlarono della Grande Guerra e delle conseguenze che ebbe in Europa, nel suo diario la Woolf lo elogiò. Nel 1941 si chiuse il suo sipario, le voci erano tornate e lei era stanca di combattere. Sulla riva del fiume Ouse, luogo di altri suicidi, si riempì le tasche di sassi e si incamminò verso le sue acque, concludendo così la sua esistenza.

 

 

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