Il Superuovo

Le nuove tecniche dell’ingegneria chimica migliorano la qualità dei nostri alimenti

Le nuove tecniche dell’ingegneria chimica migliorano la qualità dei nostri alimenti

L’ingegneria chimica è una materia estremamente varia. Tra le sue varie propaggini troviamo l’ingegneria dei materiali e quella di processo, ma anche l’ingegneria alimentare.

Come avviene per le sostanze chimiche, i batteri utili all’ingegneria alimentare vengono prodotti in laboratorio (fonte: pexels)

Questa settimana Focus (https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/bollino-salvafreschezza-contro-spreco-alimentare) ci presenta un’idea che potrebbe cambiare la conservazione del cibo in tutto il mondo. Come ben sappiamo molti dei cibi che teniamo in casa rischiano in poco tempo di andare a male. Come conseguenza aumenta il cibo che finisce nella spazzatura e lo spreco alimentare.

Un bollino per salvare più cibo

Lo scorso settembre veniva celebrata la prima giornata mondiale contro lo spreco alimentare. I dati riguardo lo spreco di cibo di quest’ultimo triennio hanno del terrificante. Mentre in molti stati del terzo mondo la percentuale di persone in condizioni di povertà estrema lievita di anno in anno, stati come Cina, India e altre potenze emergenti non presentano alcun abbassamento delle tonnellate di cibo sprecato ogni anno. Com’è facile intuire, la maggior parte degli alimenti che finiscono nella pattumiera sono frutta e verdura. Queste due categorie sono infatti quelle più soggette ad “andare a male”. Su questi dati Zhafri Zainudin ha ideato il suo “bollino”. La sua idea unisce la pratica diffusa da tutte le case che vendono frutta e verdura di apporre un bollino di piccole dimensioni su ogni prodotto, e la capacità di conservare il cibo più a lungo. Il prodotto è stato testato con successo su avocado, mele, agrumi e mango. Questo bollino rilascia sostanze naturali in grado di rallentare il processo di maturazione, creando una barriera simile a quella dei conservanti. Per quanto semplice, l’idea si è rivelata rivoluzionaria. Nonostante i dati più pesanti arrivino da Cina e India, anche l’Europa non è da meno riguardo lo spreco di cibo, in particolare per i dati pro capite. L’arrivo dagli Stati Uniti di questa innovazione potrebbe cambiare il nostro modo di fare la spesa. Un altro grosso problema riguardo lo spreco all’ingrosso. Oltre infatti a ciò che viene gettato nelle nostre case, una grande quantità di prodotti vengono sprecati per il loro mancato acquisto o per scadenza raggiunta ancora nei supermercati. Diverse StartUp si sono sviluppate su questo tema, garantendo applicazioni per il recupero di cibo e bevande grazie a un tocco sullo schermo del nostro smartphone. Il tema dello spreco del cibo è strettamente legato anche al nostro ambiente: è nel nostro interesse non gettare ciò che abbiamo nel frigo. Meno spreco significa un ambiente migliore, un ambiente migliore significa una più alta qualità di vita. Riguardo la riduzione dello spreco ci sono dunque moltissimi percorsi da seguire. La missione più importante di ognuno è responsabilizzarsi e fare lo stesso con chi si ha intorno.

La frutta è uno degli alimenti più soggetti a finire nella spazzatura in tutto il mondo (fonte: pexels)

L’ingegneria tra cibi e conservanti

L’ingegneria alimentare nacque diversi millenni fa. Già da quando le civiltà della Mesopotamia, seguite poi dall’Egitto e da Roma, utilizzarono dei microbi per fermentare l’uva e il malto, l’ingegneria alimentare divenne una parte importante per lo sviluppo della società. Eppure solo dalla seconda metà del 1800 si cominciò a capire qualcosa al riguardo. Lo studio delle forme di vita microbiche presenta ovvi ostacoli tecnici. Al giorno d’oggi diamo per scontate molte cose, ma come prima del telescopio di Galileo era pressoché impossibile avere una corretta visione di ciò che ci circonda nello spazio, lo stesso vale per l’immensamente piccolo. Allo stesso modo in cui si sono evolute le tecniche di produzione del cibo, lo stesso è accaduto con quelle di conservazione. A partire dal sale, largamente usato da greci ed egizi per conservazione del pesce, la globalizzazione ha portato alla conoscenza di molti metodi atti a rallentare il decadimento dei cibi. L’avvento dei frigoriferi e dei congelatori ha cambiato in meglio queste tecniche. Chiaramente non tutti i prodotti hanno le stesse esigenze. Basti pensare a come alcune bevande possano non scadere anche dopo diversi mesi, mentre invece qualche ora sia sufficiente per rovinare della carne fresca. A diverse esigenze sono associati diversi rischi. La cattiva conservazione di alimenti come carne o pesce costa un viaggio in ospedale a centinaia di persone ogni anno. Bisogna sempre tenere a mente come la quasi totalità di quello che ingeriamo è di origine biologica, e questo espone i nostri alimenti agli attacchi dei microbi. Questi microbi possono arrivare dall’esterno, ma sono spesso presenti già all’interno. E per fortuna, aggiungerei. Gran parte della nostra flora intestinale, fondamentale per il benessere del corpo, ci arriva dagli alimenti che ingeriamo. I latticini ad esempio contengono spesso lactobacilli, microbi “buoni” che aiutano il nostro intestino. Il trattamento dei cibi deve quindi eliminare tutti i patogeni (microbi “cattivi”) ma senza intaccare i microbi utili. Alcuni dei medicinali che prendiamo quando abbiamo mal di stomaco funzionano da integratori di microbi, nel caso in cui il nostro organismo non ne abbia assunti abbastanza. Mentre quindi il trattamento degli alimenti è compito dell’ingegneria, la loro corretta conservazione una volta acquistati grava sulle nostre spalle. Una buona conservazione aiuta il cibo a durare di più e aiuta noi a sprecare di meno. C’è poi un’altra questione, strettamente legata all’ingegneria: il trasporto. Stoccaggio e trasporto dei cibi sono due temi importanti tanto quanto lo spreco. Un packaging corretto, ossia un metodo efficace di proteggere gli alimenti durante i trasporti, è la base per fare in modo che questi durino più a lungo nei supermercati o nei punti vendita e che si abbia più tempo per acquistarli prima che vadano a male. Come i conservanti interni ai cibi richiedono lo studio approfondito di sostanze chimiche, la ricerca sui packaging volge lo sguardo verso materiali innovativi ad impatto zero. Tanto quanto è importante evitare che i conservanti abbiano effetti nocivi, vale lo stesso per gli imballaggi.

Lo yogurt come molti altri latticini contribuisce al buon funzionamento del nostro intestino (fonte: pexels)

Il “doppiogioco” dei microbi

Quante volte capita di dimenticarsi un arancio troppo a lungo nel cestino della frutta e trovarlo pieno di macchie grigie? Quella che si forma sulla sua buccia è muffa. Le muffe sono esseri pluricellulari molto vari e particolari. Possiamo trovarle in ambienti tendenzialmente umidi, dal cibo alle mura di casa nostra. Sono spesso associate a funghi e lieviti, ma questi gruppi presentano molte differenze. In primis, a differenza di muffe e funghi i lieviti sono esseri monocellulari. I funghi e le muffe sono invece esseri pluricellulari. Per chiarezza c’è da dire una cosa: le muffe e i lieviti fanno parte del regno dei funghi. Questo significa che tutte le muffe e i lieviti sono dei funghi, ma ovviamente non vale il contrario. Se c’è una cosa che muffe funghi e lieviti hanno in comune è la loro importanza sulle nostre tavole. Partiamo dai funghi: cibi prelibati se cucinati nel modo giusto, letali veleni se scelti in modo errato. Allo stesso modo muffe e lieviti possono essere dannosi o straordinariamente utili. Alcuni tipi di muffa infatti non sono affatto nocivi per i cibi. Nell’industria casearia esse vengono usate talvolta per arricchire particolari tipi di formaggio. I lieviti, d’altro canto, sono necessari per molti dei processi di produzione delle bevande alcoliche. Essi sono tra le specie microbiche più prodotte ogni anno in tutto il mondo, ed esistono svariati studi mirati al miglioramento nei loro processi di produzione. Proprio come accade per le sostanze chimiche, anche batteri e microbi vengono prodotti in dei reattori. Quando si tratta di esseri viventi, prendono il nome di bioreattori. Oltre che per alimenti e microbi come i lieviti, i bioreattori vengono usati per produrre altre sostanze di origine biologica. Ne sono un esempio i combustibili green, come bioetanolo e biogas. In particolare, i microbi che producono questi combustibili si nutrono di biomasse. Questo significa che non solo ci aiutano a produrre dei carburanti ad impatto zero, ma anche a smaltire correttamente centinaia di tonnellate di biomasse che noi scartiamo, nel modo corretto. I microbi sono anche presenti negli impianti di biorisanamento dell’acqua che beviamo e che si riversa negli oceani. Con certezza allora le forme di vita microscopiche sono sì uno dei rischi maggiori in cui incorriamo quando mangiamo, ma anche una delle risorse più grandi per tenere pulito il nostro ambiente e combattere gli sprechi.

Una fetta di formaggio insaporito dalla muffa (fonte: pexels)

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: