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Le morti silenziose: affrontiamo il tema del lutto prematuro e perinatale attraverso la serie “Servant”

Le morti silenziose: affrontiamo il tema del lutto prematuro e perinatale attraverso la serie “Servant”

Nella serie tv “Servant”, tutto gira intorno alla scomparsa di un bambino e alla condizione mentale della madre. Anche se seguita da una psicoterapeuta, nessuno può parlare di ciò che è realmente successo.

Quando si tratta di morte perinatale e morti bianche, è sempre difficile affrontare la situazione. Ci si trova impreparati dinanzi a questo grande paradosso: un momento che dovrebbe essere pieno di gioia e di vita, viene arrogantemente sostituito dal suo opposto, la morte. Nella serie “Servant”, viene messa in luce la depressione post-partum della mamma, la perdita del suo bambino nelle prime settimane, e lo stato di angoscia in cui vivono i coniugi.

La bambola reborn in “Servant”

In questa nuova serie, la protagonista è principalmente una ragazza, che piomba in casa dei coniugi Turner per badare al piccolo Jericho che ha poco più di un mese. In realtà non c’è più nessun bambino, in quanto è deceduto due settimane prima, ed è stato sostituito da una bambola reborn. La presenza di questa bambola è necessaria per risvegliare la madre Dorothy dallo stato catatonico in cui è piombata dopo la morte del figlio; tutti i familiari sono costretti al silenzio. La ragazza, Leanne, sembra non farci caso e tratta la bambola con le stesse cure, come se fosse vera. All’inizio sembrava lo facesse per compatire la donna, ma poi anche in sua assenza, lei continuava ad interagire con la bambola ed iniziano ad accadere episodi sempre più strani.

Piccolo spoiler! La morte del bambino non fu del tutto naturale. La mamma proprio le prime settimane dopo il parto, fu lasciata completamente sola dal marito, il quale partì per lavoro. Fu un grave errore, in quanto le prime settimane, ma anche i primi mesi, sono i più faticosi per le neomamme. La donna trovatosi da sola a gestire notte e giorno un bambino che richiedeva tutte le sue energie, nell’arco di una settimana, si ritrovò sfinita e irritata dal pianto del piccolo, cadendo nel vortice della depressione post-partum. Presa dalle commissioni di cui sempre lei da sola doveva occuparsene, una mattina, uscendo dalla macchina, prese tutte le borse della spesa, ma si dimenticò di qualcuno.

Tutta la mattina la passò sul divano, sconnessa, come se non facesse più parte di questo mondo, e non sentendo il pianto del bambino, si addormentò. Solo la sera, si accorse della culla vuota, e come un fantasma, impassibile, senza emozioni, andò alla macchina a riprendere il bambino, e possiamo solo immaginare cosa trovò. Rientrò in casa lo lavò, come se con l’acqua potesse riprendere vita, lo rivestì, lo cullò e lo mise nel suo lettino. Tutte queste azioni, le fece passivamente, come se nulla fosse successo, come se il cuore non volesse vedere e accettare l’accaduto; entrò in uno stato catatonico. Nelle stesse condizioni, la terapista, sostituì il bambino con una bambola reborn, che lei trattava come se fosse suo figlio, e ricominciò a vivere e lavorare. Il marito però, fu quello che ha dovuto subire tutto in modo cosciente, rimanendo però in silenzio e impassibile, per non svegliare la moglie da quello stato.

Perdere un pezzo di futuro

Troppi gli episodi come quello sopracitato. Che siano per motivi accidentali o di salute, il fattore comune è la prematurità di queste morti. Prima accadono, più sembra che debbano rimanere silenziose e nascoste. Quando si tratta di bimbi che nascono senza vita, o muoiono nelle prime settimane, l’intera società rimane incerta e impotente davanti a questo paradosso. Quello che dovrebbero essere un momento di gioia per l’arrivo di una nuova vita, diventa un momento di tristezza e perdita. Tutti cercano di passarci su e dimenticare, cercano di consolare i genitori, consigliando loro di andare avanti allo stesso modo. Per il resto della società, è facile dimenticare una persona che non è mai esistita, a cui non si è affezionati. Ma per i genitori, soprattutto per la mamma, il dolore è immane.

La nascita di un bambino, nella maggior parte dei casi è la realizzazione di un desiderio e di una progettualità. Perciò perdere un figlio è come perdere qualcuno che non si è conosciuto ma che era nell’immaginario e nei progetti dei genitori, i quali hanno perso, quindi, una parte del loro futuro.

Sono circa 1800 i genitori all’anno, che fanno esperienza delle morti prenatali; il 70% di queste sono causate da errori clinici ripetibili e non unici. In Italia, sono circa il 4% delle nascite, e sono perlopiù al sud, da stranieri o da chi porta avanti gravidanze multiple. Sempre in Italia c’è una legge per quanto riguarda la sepoltura dei bambini, che li distingue rispetto la settimana di gestazione. Dopo la 28° settimana di gestazione, il bambino che nasce senza vita ha il diritto alla sepoltura; prima di quelle settimane, non ne ha. I genitori, in ventiquattro ore devono compilare un modulo apposito da consegnare all’ASL, per richiedere la sepoltura del proprio figlio, altrimenti viene considerato come un qualsiasi scarto clinico, da espellere attraverso l’inceneritore.

Delle morti silenziose

Com’è possibile che i genitori in così poche ore possano pensare a compilare dei fogli? Dal momento in cui si annuncia la fatidica frase “Non c’è battito” i progetti di due genitori crollano e non si ha neanche il tempo di pensare a qualcosa a cui non si era preparati. Ciò che manca più di ogni cosa in quel momento, è un sostegno da parte dei familiari e del personale, che invece spesso manca, in quanto tutti si sentono impotenti dinanzi a ciò. Se, ovviamente, non esiste una soluzione a tutto questo, quello che resta da fare è ascoltare e dare sostegno morale ai genitori, con particolare attenzione alla mamma. Le persone più vicine provano a dare conforto con suggerimenti non sani come “dai ora proverete a farne un altro”, come se fosse sostituibile e fare un altro figlio servirebbe a tamponare quel dolore.

Quello che è possibile fare è curare il dolore, in quanto, perdere un bambino è un rischio per gli adulti e per i bambini che verranno. Cioè, i bambini che nasceranno dopo, dovranno venire al mondo per un desiderio consapevole e un progetto dei genitori, non dovranno essere la sostituzione di nessuno. Perciò bisogna lasciare del tempo per metabolizzare il lutto, attraverso i ricordi e attraverso dei piccoli oggetti che possano aiutare i genitori a tornare ad un ricordo passato, senza rimanerne intrappolati. La cura è ricordare e raccontare a qualcuno che possa ascoltare senza giudizi, per cercare di far pace con il passato.

Raccontare tante volte non è una scelta ma una necessità, per non cadere in uno stato catatonico, proprio come la signora Turner. Infatti, introno a lei, nessuno parla mai di quello che è successo e addirittura viene nascosta l’ultima tutina indossata dal bambino per non risvegliare il ricordo della madre. Ma n un racconto il dolore diventa più sopportabile, sempre se questo non viene giudicato, ma viene restituito in modo bonificato, e legarsi ad un oggetto può tenerti legato al ricordo vivo di quella persona anche se si tratta di una piccola vita che non ha fatto in tempo a sbocciare, ma che viveva già nei progetti e nel futuro dei suoi genitori.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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