Il Superuovo

Le donne lavorano meno degli uomini? Scopriamo l’origine del fenomeno con Virginia Woolf

Le donne lavorano meno degli uomini? Scopriamo l’origine del fenomeno con Virginia Woolf

Possiamo affermare che le donne si siano inserite di recente nel mondo del lavoro e che il loro percorso per realizzarsi professionalmente non sia stato facile.

L’Italia si conferma ultima in classifica in Europa per la tutela dei posti di lavoro femminili. Qualche anno fa Virginia Woolf scrisse il saggio “Una stanza tutta per sé” in cui alimenta il dibattito sulla questione femminile non solo dal punto di vista letterario, ma anche dal punto di vista sociale.

UNA STANZA TUTTA PER SÉ

Vale la pena soffermarsi su come sia nato il saggio della Woolf. Viene invitata nel 1928 a tenere delle conferenze dal titolo “Le donne e il romanzo” da uno dei pochi college femminili in Inghilterra dell’epoca. Nonostante non le piaccia l’impostazione del titolo gradisce l’invito. Invece di trattare l’argomento proposto decide di scavare più a fondo e di esplorare le possibilità materiali delle donne per poi arrivare a quell’altro tema. Decide di visitare prima un college maschile e poi uno femminile e si accorge delle enormi differenze di trattamento, anche solo nell’architettura degli edifici. Analizza in seguito i presupposti sociali dei due generi. Le donne non avevano le condizioni economiche adeguate per potersi dedicare alla scrittura, si dovevano occupare della casa e della famiglia.  La Woolf arriva alla conclusione che una donna per poter scrivere deve avere soldi e una stanza tutta per sé, un luogo privato che sia al riparo da condizionamenti esterni, dove sia sovrana di sé stessa.

IL GAP MASCHI-FEMMINE

Gli effetti del Covid-19 sui giovani lavoratori si sono fatti sentire: nel 2019 la disoccupazione giovanile si stava riavvicinando ai dati pre-crisi finanziaria del 2008. Orsola Riva in un articolo sul Corriere della sera riporta alcuni dati Eurostat sui giovani 20-34enni che non lavorano né studiano, chiamati Neet (acronimo per “not in employment, nor in education or training”). In Italia i dati sui giovani inattivi sono preoccupanti, si aggirano sul 29,4 per cento di ragazzi “parcheggiati” fuori da tutto, contro una media europea del 17,6 per cento. Ancor più preoccupanti sono i dati che riguardano il divario lavorativo tra maschi e femmine: lo svantaggio per le donne è del 35 per cento contro il 24 per cento degli uomini. Si notano però dati poco incoraggianti per le ragazze anche al livello europeo: se in generale i giovani Neet nel continente sono il 17, 6 per cento, fra gli uomini sono “solo” il 13,8 per cento, mentre fra le donne sono il 21,5 per cento. Non solo: mentre fra gli uomini il tasso di Neet tende a scendere con l’età, per le donne tende ad aumentare. Un fenomeno che gli analisti dell’Eurostat collegano direttamente con la nascita dei figli.

L’ARRETRATEZZA DEI NOSTRI GIORNI

I secoli passano ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Le donne per la nostra società, così come durante il periodo in cui visse Virginia Woolf, dovrebbero occuparsi della famiglia. In Italia notoriamente le madri lavoratrici sono quasi del tutto sprovviste di ammortizzatori sociali. Il 40 per cento delle madri non lavora o meglio, dopo aver studiato e anche lavorato per lo più in condizioni di precarietà per alcuni anni, si ritrova costretta in casa dalla cura dei figli. È inaccettabile che nel 2021 le donne non siano ancora libere di poter decidere delle loro vite. Il lavoro femminile gioverebbe all’intera società ma a quanto pare siamo ancora molto lontani dal raggiungimento delle pari opportunità. Le donne hanno dovuto sopportare frasi sessiste, stipendi diversi, trattamenti offensivi e fuori luogo, ma grazie alla forza di volontà i passi avanti ci sono stati. Una conquista non è mai definitiva, dobbiamo avere cura di ciò che abbiamo guadagnato. La questione femminile è il sintomo del malessere del mondo, non riguarda solo le donne ma anche gli uomini.

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