Il Superuovo

“Jenny è pazza” di Vasco Rossi ci fa entrare nel mondo della depressione

“Jenny è pazza” di Vasco Rossi ci fa entrare nel mondo della depressione

Vasco Rossi ha incantato una generazione e lo fa tuttora con i suoi brani che spaziano dalla leggerezza più sfrenata ad argomenti complessi. Tra questi c’è Jenny è pazza, capolavoro che ci fa entrare nel mondo di una persona depressa.

Il disturbo depressivo è uno dei disturbi più diffusi e comuni, che colpisce tutto l’universo e la vita di una persona, ma anche di coloro che le stanno accanto. Conosciamolo meglio.

Jenny è pazza

“Jenny non vuol più parlare
Non vuol più giocare
Vorrebbe soltanto dormire
Jenny non vuol più capire
Sbadiglia soltanto
Non vuol più nemmeno mangiare”

Così apre uno dei capolavori di Vasco Rossi. Un brano intimo, personale, ma che riesce a coinvolgere nel dolore chi l’ascolta. Canta di una ragazza colpita dalla vita, stanca, che vuole dormire. Canta della depressione.

La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, una categoria del DSM-V, Manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali. Il sintomo più comune e conosciuto è il ritrovarsi in uno stato di tristezza persistente, accompagnato dall’incapacità di provare piacere. Ci può essere anche la tendenza a giudicare sé stessi in modo eccessivamente duro e a focalizzarsi sui propri difetti e manchevolezze. Il ritiro sociale è frequente, con una generale perdita di iniziativa. Tutto ciò è spesso unito a sintomi fisici come stanchezza, scarsa energia e vari dolori. Spesso ci sono problemi del sonno opposti: c’è chi fatica ad addormentarsi e si sveglia spesso e chi dorme tutto il giorno e nonostante ciò la stanchezza non passa, come Jenny.

Due disturbi simili e diversi

Tra i disturbi dell’umore sono compresi il disturbo depressivo maggiore, persistente e altri meno diffusi. Il primo perché venga diagnosticato richiede che almeno cinque sintomi depressivi, tra cui deve esserci umore depresso o la perdita d’interesse nel fare attività piacevoli, permangano per minimo due settimane. Viene definito come un disturbo episodico perché i sintomi tendono ad essere presenti per un periodo per poi scomparire. Nel caso in cui non venga trattato, però, può protrarsi anche per cinque mesi o più. Gli episodi di depressione tendono ad essere ricorrenti, in media lo stesso individuo ne sperimenta quattro lungo l’arco della sua vita. Ad ogni episodio la probabilità che se ne presenti un altro dopo aumenta del 16%.

Il disturbo depressivo persistente è caratterizzato dal sentirsi cronicamente di umore depresso. Per un periodo di almeno due anni le persone con questo disturbo si sentono tristi e traggono scarso piacere dalle attività e presentano almeno altri due sintomi della depressione. La differenza principale tra i due è, dunque, la cronicità.

Particolarità e rischi

La depressione può comportare gravi conseguenze. Un rischio reale è dato dal suicidio, ma anche quello di incorrere in altri problemi di salute. Molti studi hanno evidenziato un collegamento con la malattia cardiovascolare. Nonostante ciò i sintomi sono molto eterogenei, tanto che il DSM-V riconosce diversi sottotipi. Ad esempio, esistono le specificazioni ad andamento stagionale e a cicli rapidi per sottolineare la periodicità con cui si manifestano i sintomi. Un altro specificative è con esordio nel peripartum per sottolineare quando la depressione ha esordio durante il parto o alla nascita del figlio.

Uno dei punti cruciali della depressione, ma anche di tutti gli altri disturbi, è l’impatto che ha non solo sulla persona, ma su tutti coloro che le stanno intorno.

“Jenny non può più restare
Portatela via
Rovina il morale alla gente”

Fondamentale per il percorso di guarigione è il sostegno da parte delle persone care in un clima di accettazione e non colpevolizzazione. Con questo scopo esistono i gruppi di aiuto anche per le famiglie, per accompagnarle in questo difficile percorso in un’ottica di prevenzione. Il rischio di sviluppare un disturbo dell’umore, infatti, aumenta molto nei parenti e conviventi di persone che già ne soffrono.

 

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