Il Superuovo

Le dimensioni contano davvero? Scopriamolo con le 4 poesie più brevi della storia

Le dimensioni contano davvero? Scopriamolo con le 4 poesie più brevi della storia

Le dimensioni contano davvero? è una delle domande più classiche, che almeno una volta nella nostra vita abbiamo sentito dire, in qualsiasi ambito ci chiediamo se la grandezza di un oggetto può bastare o meno, che esso sia in ambito culinario; sessuale; dei social o altro. 

E nell’ambito poetico questa domanda non è da meno, tantissimi poeti sono stati criticati per essere fin troppo concisi nelle poesie, ma hanno comunque dimostrato che con poco si può tranquillamente creare dell’arte, ma, quali sono le poesie più brevi della storia?

1. Ed è subito sera

Salvatore quasimodo nel 1930 scrisse questa poesia dedicata ai tre momenti cardini della vita di un essere umano.
«Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.»
Inizialmente la poesia era soltanto l’ultima terzina di “Solitudini” della raccolta “Acque e terre”.
Per quanto breve dimostra la profondità che può racchiudere un poeta in poche righe, affronta tematiche come la solitudine, la precarietà dell’inconscio umano nella società, illuso da “un raggio di sole” che ci spinge a cercare una felicità alle volte apparente.

2. Mattina

Giuseppe Ungaretti nel 1917  scrive una delle poesie più famose del poeta.
<M’illumino
d’immenso>
Inserita nella raccolta “L’Allegria” pubblicata poi nel 1918. Due semplici parole che contengono una profondità immane, Ungaretti con questa poesia voleva ricordare al lettore la sensazione che si prova quando la mattina vediamo sorgere il sole, una esperienza indescrivibile che dona al nostro essere un senso di pienezza e maestosità che non siamo capaci di descrivere, ma che il poeta lo richiama in noi.
Ungaretti per scrivere questa poesia si ispira agli Haiku giapponesi e si dedica ad una ricerca cristallina delle parole, dalla sonorità della “M” alla profondità del significante.

3. Carlo Bo

Franco Fortini nel 1966 scrive la poesia più breve della letteratura italiana. Semplicemente una ferma parola, dedicata al collega Carlo Bo.
<No.>
Dedicata al collega, non molto stimato, che aspramente criticava le poesia di Fortini, il poeta gli dedica questa poesia che di primo impatto può sembrare un comportamento immaturo ma che nasconde l’amore per il proprio lavoro, di come alle volte quando creiamo qualcosa di nostro, diveniamo così orgogliosi da difenderlo anche con atteggiamenti più infantili, ma che alle volte quando facciamo così rigettiamo su foglio tutto il nostro essere che alle volte fermiamo, ma, che nell’arte è quello che fa la differenza.

4. “nn”

Questa è la poesia più corta al mondo, di Aram Saroyan, scritta nel 1965 la quale su tastiera non si può scrivere, è una “m” con una stanghetta in più.
 <nn>
Questa è la poesia più corta la mondo, entra nel Guinness dei primati, è la massima esposizione nell’arte del minimalismo, non ha un vera e propria analisi, è totalmente libera di interpretazioni, alcuni gli attribuiscono l’atto di creazione di un alfabeto, altri che quella particolare “m” sta a significare “i’m” ovvero “io sono” con un richiamo al ego dell’essere umano nell’universo o ancora uno spazio da riempire da noi lettori, rendendoci noi i protagonisti dell’atto artistico.

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