Le contraddizioni del sistema rieducativo carcerario spiegate da Beccaria e Kubrick

“Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”

Spesso per punizione tendiamo ad indicare quella modalità in cui si risponde al dolore provocato, provocandone altrettanto in modo da far nascere nel prossimo il timore reverenziale, di tutt’altra idea sono invece Cesare Beccaria e Stanley Kubrick

L’utilitarismo illuminato di Beccaria

Cesare Beccaria è stato sicuramente una delle personalità più influenti nel panorama socio-politico italiano, la sua opera principale, il trattato dei delitti e delle pene, rappresenta probabilmente il testo più importante per la storia del delitto penale italiano, nel trattato infatti egli non si limita solo a giudicare come del tutto inutile la tortura e la pena di morte ma si ferma a riflettere attentamente su quale sia il reale valore etico morale delle carceri, partendo dal filone utilitaristico, che consiste nel considerare l’utile come movente e metro di valutazione di ogni azione umana, paragone sia l’individuo che la moltitudine come dei “fluidi” messi in movimento dalla costante ricerca del piacere che è da intendersi come una continua fuga dal dolore, secondo Beccaria è per questo motivo che ogni persona pur pretendendo e ricercando l’autonomia decisionale si rende conto della convenienza della vita sociale ma una volta entratoci tende comunque a perseguire il proprio utile pur infragendo le leggi sociali, pertanto il legislatore, deve predisporre sanzioni e premi in funzione preventiva; è necessario tenere sotto controllo i “fluidi” , inibendo le pulsioni antisociali. Tuttavia Beccaria sostiene che:

«Il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. Può egli in un corpo politico, che, ben lungi di agire per passione, è il tranquillo moderatore delle passioni particolari, può egli albergare questa inutile crudeltà stromento del furore e del fanatismo o dei deboli tiranni? Le strida di un infelice richiamano forse dal tempo che non ritorna le azioni già consumate? Il fine dunque non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. Quelle pene dunque e quel metodo d’infliggerle deve esser prescelto che, serbata la proporzione, farà una impressione più efficace e più durevole sugli animi degli uomini, e la meno tormentosa sul corpo del reo.»

In questo passo Beccaria si dimostra molto più avanti sui diritti umanitari, rispetto ai suoi contemporanei ma comunque continua a considerare il reo come un pericolo per la società che dev’essere frenato dal commettere nuovi crimini, ma qual è in quest’ottica il metodo più efficace?

Il “contrappasso” di Alex Burgess

Il film cult di Stanley Kubrick, come ben saprete, deriva dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, Il titolo originale in inglese, A Clockwork Orange, trae origine da un modo di dire tipicamente londinese, il cosiddetto cockney “As queer as a clockwork orange” tradotto letteralmente come “Strano come un’arancia a orologeria” la frase indica qualcosa che appare normale e naturale in superficiema che cela in realtà una natura estremamente bizzarra e inusuale. L’esempio è dato dal protagonista del film che, essendo privato del suo libero arbitrio, esteriormente sembra un bravo cittadino ma in realtà è un automa della società. La trama è infatti incentrato su Alex Burgess un adolescente che insieme al suo gruppo di amici denominati : “drughi”, passa le sue giornate tra violenze droghe e sesso, in una delle sue bravate finisce però per commettere un omicidio finendo così in carcere qui viene sottoposto all’innovativo programma di “rieducazione”: il trattamento Ludovico. Alex viene quindi trasferito in un centro medico dove incomincia la cura, la quale consiste nella somministrazione di farmaci unita alla visione di lungometraggi dove sono contenute scene di violenza. Il trattamento spinge Alex a rifiutare inconsciamente gli atti violenti che alla solo vista gli provocano ansia e nausea, entra qui in gioco l’annullamento del libero arbitrio nei confronti del soggetto, il quale non sceglie liberamente di operare il bene, ma è costretto ad astenersi dalla violenza solo a causa della sofferenza e del dolore che gli vengono provocati. Una volta scarcerato, Alex passa quindi da carnefice a vittima delle persone, che memori delle sue azioni passate, non gli risparmiano violenze di ogni genere. Proprio come nel caso del contrappasso Dantesco Alex finisce per ricevere la condanna opposta a quella reale, per capirci meglio proviamo per un attimo ad immedesimarci in un qualsiasi detenuto che viene, come da prassi, privato della libertà dei suoi affetti e di tutto quello che poteva renderlo un uomo dignitoso, una volta fatto questo provate a pensare a quale potrebbe essere il vostro pensiero riguardo ad una società che ti punisce non estraneandoti dalla condizione che ti permette di delinquere e riabilitandoti così alla vita sociale, bensì ti isola dalla società stessa ritenendoti un delinquente o nel migliore dei casi un reietto, ecco provate adesso a pensare quale sia la vostra condizione psicofisica una volta fuori di lì, e soprattutto a cosa avreste continuato a credere al valore della società in quanto ordine di benessere collettivo, o semplicemente avreste continuato a perseguire in ogni modo il vostro utile?

Controllo capillare della società, utopia o realtà?

Secondo Beccaria, La pena è oltretutto una extrema ratio, infatti si dovrebbe evitare di ricorrere ad essa quando si hanno efficaci strumenti di controllo sociale Per questo motivioè importante attuare degli espedienti di “prevenzione indiretta”, come ad esempio: un sistema ordinato della magistratura, la diffusione dell’istruzione nella società, il diritto premiale (premiare la virtù del cittadino, anziché punire solo la colpa), una riforma economico-sociale che migliori le condizioni di vita delle classi sociali disagiate. Purtroppo però tali espedienti risultano del tutto utopici se correlati alla società occidentale Odierna, ancora incentrata sul dogma puramente punitivo della pena ed inoltre restia dall’accettare il fatto che la tutela dell’individuo rappresenti il primo passo verso la tutela della società. Tale sistema potrebbe però essere applicato in quelle società orientali che da tempo hanno rinunciato alla privacy personale, in favore di un controllo capillare da parte del governo, come abbiamo potuto toccare con mano nel caso della gestione ottimale dell’emergenza covid-19 in Cina.

Lascia un commento