Il Superuovo

Le cinque più sconvolgenti scoperte archeologiche dal mondo greco e latino

Le cinque più sconvolgenti scoperte archeologiche dal mondo greco e latino

Nello studio della cultura classica, l’archeologia ha un ruolo cruciale. Ecco cinque scoperte archeologiche sconvolgenti direttamente dal mondo greco-romano. 

Il “fauno” di Pompei

Quella che segue non è una classifica per importanza è semplicemente un elenco di bellezze che la Terra ci ha restituito, aiutandoci a scoprire di più sul mondo classico.

1. Coppa di Nestore

L’iscrizione della coppa di Nestore

Questa coppa reca la più antica attestazione di scrittura alfabetica greca. Rinvenuta nell’isola di Ischia è una delle coppe più preziose della storia. La coppa di Nestore è così chiamata a causa della prima interpretazione del testo su essa iscritto: “[Sono] la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite, bella corona”. Nestore è un eroe acheo la cui storia è raccontata nei poemi del ciclo e nell’Iliade, dove, nel canto XI, si dice che egli avesse una coppa bellissima. Dunque al ritrovamento, l’associazione è stata immediata: la coppa di Nestore è persino citata nel testo iscritto. In questa sede non ci importa di ricostruire correttamente il testo riportato sulla coppa (il verbo “sono” è incerto per guasto del materiale), che comunque assume un valore fondamentale. Dopo il “medioevo ellenico” abbiamo finalmente la prima attestazione di alfabeto fonetico greco. Un tesoro preziosissimo dunque.

2. Maschera di Agamennone

Maschera di Agamennone

E dopo la Coppa di Nestore, ecco che un altro personaggio dell’Iliade viene scomodato nell’assegnazione del nome ad un reperto archeologico. Il suo rinvenimento è contestuale agli scavi di Micene effettuati da Schliemann. Fu proprio questo archeologo a ritrovare la maschera d’oro di un uomo con la barba. Il collegamento è stato immediato: il re più famoso di Micene era senza dubbio Agamennone, dunque questa maschera doveva appartenere a lui. In realtà sappiamo che non è così, perché la cronologia non corrisponde. Tuttavia l’importanza della maschera resta, perché ci dimostra quanto fosse ricca la città di Micene nel XVI secolo, quando dominava i mari con la celeberrima “talassocrazia” (governo del mare).

3. Il mosaico di Alessandro

Mosaico di Alessandro

Il mosaico di Alessandro fu ritrovato nel 1831 a Pompei, nella “Casa del Fauno” ed è attualmente conservato presso il museo Archeologico Nazionale di Napoli. La scoperta di questo mosaico potrebbe non sembrare così sensazionale, ma in realtà esso ci trasmette una serie importante di informazioni sul mondo classico. La datazione del mosaico oscilla tra la fine del II secolo e l’inizio del I secolo a.C., perciò convenzionalmente si sceglie come data di fattura il 100 a.C. La data è significativa per spiegare il mutamento culturale che Roma stava subendo in quegli stessi anni. Già a partire dalla fine del II secolo a.C., infatti, Roma si stava aprendo alle influenze greche, tanto osteggiate nei secoli precedenti. Il fatto che in una casa di Pompei fosse stato copiato il mosaico di Alessandro da un dipinto di IV secolo è sicuramente interessante e indicativo. Il mosaico ci mostra una rappresentazione delle battaglie completamente nuova e profondamente ellenistica, accolta da Roma nel suo processo di avvicinamento al mondo greco-ellenistico.

4. La tomba di Marco Nonio Macrino

La tomba di Nonio Macrino

“Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio”. Dopo questa scena da brividi sicuramente ciascuno di noi si è chiesto se il gladiatore del film di Ridley Scott sia veramente esistito. Ebbene, prima che scaldiate troppo i vostri animi, vi dico che, ahimé, non è esistito. Tuttavia nel 2008 è stata ritrovata la tomba di un tale Marco Nonio Macrino, comes dell’imperatore Marco Aurelio e proconsole delle province d’Asia, Pannonia inferiore e superiore. Gli storici hanno subito paragonato questa figura al gladiatore Massimo, per somiglianza delle carriere e del periodo storico di azione. Tuttavia questo personaggio non avrebbe ispirato Ridley Scott nella stesura della trama del suo film e una differenza sostanziale allontana anche i più determinati sognatori da questo accostamento: il proconsole Macrino è morto ricco e dopo una carriera meritevole e onorevole, mentre il povero Massimo morì povero, schiavo e senza famiglia.

5. Pompei

Foro di Pompei

Come non citare questa meraviglia? La città di Pompei venne completamente carbonizzata da un’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e da quel momento tutto è rimasto come congelato: sono state trovate intere case, teatri, palestre, mosaici, quadretti, dipinti, corpi di uomini, donne, bambini e gladiatori. Quando nel 1748 sono cominciati gli scavi, Pompei era una città bloccata sotto la cenere, intatta e viva. Dalle pitture delle pareti delle ville dei ricchi ci si è potuti fare un’idea dei vari stili di pittura, che infatti assumono il nome di primo, secondo e terzo stile pompeiano; dai graffiti e dai disegni sulle taverne invece si è studiato il cosiddetto stile pittorico popolare. Il ritrovamento di ville in ottime condizioni ci ha permesso di studiare la struttura delle stesse. Il foro di Pompei è ancora magnifico, nonostante ormai, tra intemperie e appropriamenti indebiti da parte degli antiquari del Settecento, sia solo l’ombra della splendida piazza romana, ricca di taverne, mercati e circondata dal tempio di Apollo e dalla Basilica. Tuttora si ritrovano corpi ustionati, ma perfettamente conservati, utili per lo studio delle dimensioni umane dei personaggi di Roma. Insomma a Pompei, nonostante tutto, si respira ancora aria di antica Roma, un’aria senza dubbio portatrice di sangue, ma anche di molte bellezze.

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