Le biocostruzioni lavorano più di “9 to 5”: ecco come costruiscono gli impiegati del mare

Le biocostruzioni sono strutture di primaria importanza per la presenza e il mantenimento della biodiversità, non solo animale ma anche vegetale.

“9 to 5” è una celebre canzone di Dolly Parton dove viene messa in musica la vita di un lavoratore medio. Anche in mare possiamo trovare degli instancabili lavoratori che, nel corso di tantissimi anni, sono in grado di formare delle strutture molto complesse.

GENERALITA’ SULLE BIOCOSTRUZIONI

Le biocostruzioni sono delle strutture, diffuse anche nel Mediterraneo, che si originano dalla deposizione di scheletri (o altri materiali) di carbonato di calcio di organismi marini diversi, in parte anche alghe. Queste strutture sono in grado di ospitare una complessa biodiversità, tanto che la loro presenza va a modificare la complessità morfologica e strutturale dell’habitat in cui si trovano. Queste strutture richiedono decenni per formarsi e, molto frequentemente, nel processo di crescita intervengono organismi diversi tra loro. In linea generale, man mano che il tempo passo, la complessità di queste strutture aumenta e, in questo modo, viene influenzato anche il numero di organismi ospitati: bisogna infatti ricordare che, date le caratteristiche stesse della biocostruzione, vengono considerate come veri e propri hot-spot di biodiversità. Tra le minacce che possono andare ad affliggere le biocostruzioni, ricordiamo innanzitutto le variazioni in termini di salinità, ossigeno e temperatura. Anche un aumento della presenza di sedimenti in colonna d’acqua può risultare problematica in quanto un quantitativo eccessivo potrebbe soffocare la struttura. Ancora, i movimenti tettonici e la variazione del livello del mare, potrebbero avere numerosi effetti sulla sopravvivenza della biocostruzione. Infine, una delle minacce maggiori, risulta essere l’acidificazione delle acque: dato che parliamo di strutture in carbonato di calcio, la diminuzione del pH delle acque determina la distruzione di queste strutture.

GASTEROPODI E ALGHE CORALLINE

Una biocostruzione molto interessante, diffusa anche sul territorio italiano in particolare nella zona della Sicilia, è quella della biocostruzione a gasteropodi (Dendropoma cristatum) e alga corallina (Neogoniolithon brassica-florida). Questo gasteropodi, grazie alla loro conchiglia spiralata ed irregolare, si accrescono uno sull’altro formando una struttura che viene compattata dall’alga corallina. Questi gasteropodi sono inoltre dotati di un opercolo che permette di chiudere in maniera efficiente la conchiglia. Un’altra specie presente nella porzione più interna della struttura è Vermetus triquetrus che presenta anch’esso un opercolo ma meno sviluppato. Per questo tipo di strutture risulta essere molto importante non solo il tipo di substrato, ma anche la sua inclinazione. Ancora, è necessario ricordare che le biocostruzioni a gasteropodi e alga corallina possono essere ritrovate esclusivamente in zone in cui la temperatura invernale delle acque non scende sotto i 14°C. Il rapporto tra componente animale e vegetale varia a seconda dell’idrodinamismo: per esempio, in caso di forte idrodinamismo, la componente animale va a predominare su quella vegetale.

BIOCOSTRUZIONI A POLICHETI

Tra le biocostruzioni a policheti, ricordiamo ad esempio quelle a sabellaria. La Sabellaria alveolata è un polichete sedentario che vive in strutture come ad esempio tubi, che è un grado di formare grazie ad un muco organico che è in grado di produrre. Sono in grado di formare tubi che possono raggiungere anche lunghezze di circa un metro crescendo innanzitutto in senso orizzontale e poi verticale. Questi organismi si ritrovano in substrati piuttosto incoerenti e, per questo, per la crescita necessitano di un idrodinamismo piuttosto ridotto. Tuttavia, trovandosi nel substrato, sono in grado non solo di stabilizzarlo e renderlo più compatto, ma sono anche in grado di proteggere la zona dai fenomeni di erosione.

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