Le 5 proteine con i nomi più strani che abbiate mai sentito

Anche se ti sembra assurdo, la biologia può essere anche divertente

Stai studiando le tecniche di sequenziamento quando ti imbatti nel particolare del pyrosequencing e capisci perché la biologia è davvero diabolica! E adesso ne hai anche le prove.

 

Luciferasi

La luciferasi è una proteina coinvolta nel meccanismo della bioluminescenza presente in alcuni organismi e viene anche per questo sfruttata nella metodologia di sequenziamento chiamata pyrosequencing. La luciferina è un pigmento che, in presenza di ATP, calcio, ossigeno e dell’enzima Luciferasi viene convertita in ossiluciferina comportando la conversione di quasi tutta l’energia chimica in energia luminosa. Brevemente quello che succede nel sequenziamento è che il DNA da sequenziare viene messo in contatto con DNA polimerasi, luciferina ed altre sostanze. Quando la DNA polimerasi inserirà il nucleotide complementare alla sequenza da sequenziare si libererà pirofosfato, il quale verrà utilizzato per sintetizzare ATP che a sua volta verrà usata dalla luciferasi per effettuare la conversione di cui abbiamo parlato prima, in questo modo si produrrà un lampo di luce ogni volta che si aggiungerà il nucleotide messo in soluzione. Effettuando questo per tutti e 4 i nucleotidi si risale alla sequenza. Il nome luciferina proviene dal latino “lucifer” che significa “portatore di luce” poiché composta a sua volta da lux/lucis che vuol dire luce e “ferre” che vuol dire portare

Draculina

La proteina Draculina è una glicoproteina, cioè una proteina glicosilata, a cui è stata aggiunta alla catena peptidica una sequenza glucidica. La draculina è un anticoagulante e, se non si fosse già capito dal suo nome, è presente nella saliva dei pipistrelli e di altri chirotteri. Questo perché quando il pipistrello succhierà il sangue delle sue prede, la draculina farà in modo che il sangue non coaguli e che di conseguenza ne continui ad uscire. Semplicemente, diabolico. Il nome proviene proprio da “Dracula” nome assegnato dai rumeni a famoso Conte Vlad III.

Cadaverina

Continuiamo con le proteine della serie horror con la Cadaverina, che però a dirla tutta non può essere definita una proteina perché è un prodotto della decarbossilazione della lisina. Il nome deriva dalla scoperta di questa molecola, il cui nome IUPAC è 1,5-pentadiammina, per la prima volta nell’intestino dei cadaveri a seguito dell’azione delle lisina decarbossilasi dei batteri che si vengono a formare con la putrefazione, insieme alla putrescina, che contribuisce ad arrecare la tipica “puzza di morte”. La cadaverina però non si trova solo nei corpi in putrefazione ma può essere presente alcune volte in piccole quantità anche nelle urine dei mammiferi.

 

Miracolina

Interrompiamo l’oscurità per avvicinarci al bene. Anche la miracolina è un dolcificante molto efficace, capace di far percepire i sapori amari e acidi come dolci. Fu scoperta nel 1725 dall’esploratore Reynaud des Marchais in un viaggio in Africa occidentale dove i locali chiamavano questa bacca, della pianta Synsepalum Dulcificum, “miracolosa”. È stato però Kenya Kurihara nel 1968 ad identificarne il principio attivo, che chiamò proprio miracolina. C’è da specificare che questa proteina non agisce cambiando la composizione chimica degli alimenti, ma agisce sui recettori. Non è perfettamente chiarito il suo meccanismo ma quello che brevemente succede è che quando il pH della saliva diventa acido la miracolina rende iperattivi i recettori del dolce, mandando continui messaggi al cervello che ci fanno percepire quell’alimento come dolce. Ha un potere edulcorante 5600 volte maggiore al saccarosio e come altri edulcoranti alternativi al saccarosio non viene metabolizzata con l’insulina e quindi è adatta anche ai diabetici.


Pepsina

La pepsina NON è presente nella pepsi. È chiamata in questo modo perché proviene dal greco pepsis che significa digestione, potrebbe quindi essere che l’azienda ha voluto adottare questo nome per far riferimento alla digestione. Le pepsina è un enzima proteolitico, cioè spezzetta le proteine in peptidi più piccoli, per favorirne la digestione. Essa è sintetizzata a partire da uno zimogeno, chiamo pepsinogeno, cioè un precursore inattivo di un enzima. Quando il pH del succo gastrico scende al di sotto del 2.5, a causa dell’aumento dei livelli di acido cloridrico (HCl) viene convertito nella sua forma attiva, appunto la pepsina, che scinde le proteine in catene peptidiche più piccole.

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