Ancora morte oggi a Minneapolis: teorie criminologiche e genetiche alla base delle violenza

Nella giornata di oggi, a Minneapolis, si è verificato un altro scontro armato che ha causato una vittima e undici feriti fuori pericolo. E’ l’ennesimo episodio di violenza innescato dalla morte di George Floyd lo scorso 25 maggio.

Murales dedicato a George Floyd, con la scritta “I can’t breathe”, le ultime parole pronunciate dalla vittima prima di morire per asfissia.

La morte di George Floyd, avvenuta il 25 maggio 2020, ha innescato una serie di rivolte e manifestazioni a livello internazionale che spesso hanno determinato duri scontri fra forze della polizia e manifestanti.

Cosa è successo oggi a Minneapolis

“Sospetti a piedi”, queste le parole sentite dai poliziotti oggi a Minneapolis, la stessa città dove George Floyd ha perso la vita. Secondo i rapporti ufficiali la sparatoria sarebbe iniziata attorno alle 12:30 ore locali e avrebbe causato la morte di una persona e il ferimento di altri 11 individui che, fortunatamente, sono fuori pericoli nonostante i danni riportati.
La città da cui è iniziato tutto, torna a far parlare di sé. Non è passato infatti tanto da quel 25 maggio quando Derek Chauvin, poliziotto di Minneapolis, si è inginocchiato per 9 minuti sul collo di George Floyd, ammanettato, faccia sull’asfalto, mentre annaspava gemendo  “I can’t breathe”. Oggi il video ha fatto il giro dei social scatenando l’indignazione di numerosi attivisti ed associazioni per i diritti umani i quali si sono attivati per dare luogo a delle imponenti manifestazioni che, fra l’altro, nelle settimane scorse, hanno anche causato il lockdown preventivo della Casa Bianca.

Violenza e psicologia: la teoria delle finestre rotte

Queste forti ondate di violenza che stanno scuotendo l’America, ma anche altri paesi, potrebbero essere ricondotte almeno concettualmente alla cosiddetta broken window theory, ossia una teoria criminologica secondo cui il caos in città e gli atti vandalici potrebbero incentivare gli stessi comportamenti in altri individui.
Un noto esperimento a riguardo venne condotto da Zimbardo nel 1969 quando lasciò la stessa auto in due località differenti, nel Bronx e a Palo Alto, rispettivamente un quartiere malfamato di New York e una zona ricca della California.
Analizzando dopo un certo periodo di tempo cosa fosse successo alle vetture, si scoprì che l’automobile rimasta nel Bronx era stata privata di qualsiasi componente potesse essere rivenduta o utilizzata su altre macchine mentre quella in California era rimasta illesa, così come era stata lasciata inizialmente. Tale teoria sembrò essere confermata quando il sindaco di New York  Giuliani riabilitò il nome della metropolitana di New York, facendo ridipingere e aggiustare le stazioni ed esigendo un maggiore controllo sul pagamento dei biglietti (con annesse multe in caso contrario). Ciò, in accordo con la teoria delle finestre rotte, determinò un notevole calo degli eventi criminali.
Analogamente, è possibile che la condizione di squilibrio civile che sta vivendo oggi l’America possa essere alla base di un’amplificazione psicologica della violenza, diffusasi ormai in molte piazze degli USA? E se fosse così, come potrebbe risolversi tale situazione delicata?

La teoria delle finestre rotte è una teoria criminologica per cui atti illeciti sono incentivati dal verificarsi di atti simili. Ad esempio, una finestra rotta in un quartiere dovrebbe incentivare l’idea che le finestre possano essere rotte.

Disomia Y: avere due cromosomi Y ti fa essere più aggressivo?

La disomia Y è un caso di  aneuploidia cromosomica dovuta alla presenza di un eterocromosoma sovrannumerario, nello specifico una Y. Rappresenta la controparte Y della ben nota sindrome di Klinefelter che si manifesta sempre negli individui maschi ma, in questo caso, è determinata dalla presenza di un cromosoma X sovrannumerario.
Questa condizione genetica viene invece detta sindrome di Jacobs. 
I soggetti affetti da questa patologia sono anche detti supermaschi  ed hanno una statura maggiore della media e possono presentare ritardo mentale, similmente alla sindrome di Klinefelter. Inoltre, a differenza di come si pensava, i livelli di testosterone sono normali. Come si collega questa malattia ai fatti di violenza che imperversano negli USA? Tutto inizia negli anni ’60 quando vennero analizzati i cariotipi di 315 uomini allo State Hospital di Carstairs, un ospedale di sicurezza speciale per i pazienti affetti da malattie dello sviluppo. Qui si osservarono 9 pazienti affetti dalla sindrome XYY che vennero giudicati dei criminali violenti. Nel 1968, secondo altri studi pubblicati sul Lancet e Science, si osservarono 5 ragazzi XYY ospedalizzati o in strutture penitenziarie e siccome 4 di questi avevano l’ acne, si pensò che questo potesse essere un carattere distintivo di questi soggetti (ovviamente supposizione errata). Il concetto di  super-uomo derivò da Telfer, che aveva collaborato ai precedenti lavori, supponendo che il pluriomicida Richard Speck avesse la sindrome XYY a causa del suo acne. Tale idea andò talmente rafforzandosi che lo scrittore  Kenneth Royce, ben noto per i suoi romanzi di spionaggio e polizieschi, aprì la sua eptalogia con un romanzo intitolato  “L’uomo XYY”. Addirittura troviamo riferimenti in programmi TV noti come Law & Order, nonché CSI:Miami.
Fortunatamente nel 1976 venne pubblicato uno studio retrospettivo condotto a Copenhagen nel quale si dimostrò che non c’era evidenza per supportare la tesi che gli individui XXY (Klinefelter) e XYY (Jacobs) fossero inclini alla violenza e all’aggressività. Inoltre, da uno studio condotto nel 1999 a Edimburgo da Michael Gotz, si osservò che l’IQ dei pazienti affetti da queste sindromi era più basso del livello comune.

Cariotipo di un soggetto affetto dalla sindrome di Jacobs (XYY). Si notino i due cromosomi Y indicati dalla freccia.

 

 

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