L’attimo fuggente e il Carpe Diem di Orazio: cogli la rosa quando è il momento.​

Tra “L’attimo fuggente” e il Carpe Diem di Orazio. Una filosofia della semplicità sopravvissuta fino ad oggi, con un invito perentorio: non disperdetevi in vane occupazioni, vivete la vostra vita.

 

Foto di Robert Doisneau

 

Quante volte non abbiamo fatto ciò che avremmo voluto? Quante volte abbiamo riflettuto sul da farsi piuttosto che agire? Quante volte abbiamo accantonato il nostro istinto e la nostra fame di libertà per concentrarci sul tristemente noto “prima il dovere”? La risposta del professor Keating e di Orazio è la stessa: Carpe diem!

 

Vivere per dominare la vita, non per esserne schiavi.

L’attimo fuggente è un film diretto da Peter Weir nel 1989 con protagonista Robin Williams. Egli impersona un insegnante di letteratura, John Keating, che viene trasferito in un collegio maschile. John è un professore anticonformista, fuori dagli schemi, proprio come la sua concezione di didattica e di insegnamento. Egli vuole insegnare ai suoi ragazzi a cogliere la rosa quando è il momento, a vivere la propria vita momento per momento, senza rimpianti, perché ogni istante che passa è un attimo che non tornerà più indietro. Tutto è fuggevole, per cui molte volte crediamo che la vita sia breve solo perché non sappiamo viverla al meglio, anteponendo momenti fin troppo riflessivi e meditati laddove andrebbe semplicemente colta la palla al balzo.

 

Con il suo entusiasmo e il suo metodo, il professore conquista i suoi studenti e li rende forti dell’idea che sì, ci sono tanti argomenti e materie utili su cui potersi focalizzare, ma che la poesia, l’amore, il romanticismo e la bellezza sono le uniche cose che ci tengono ancora in vita, gli unici grandi stimolatori per vivere. Motivo per il quale egli spiega le sue lezioni restando in piedi sulla cattedra, non per essere più alto -come suppone uno studente-, ma per saper guardare le cose da un’altra prospettiva, da diverse angolazioni. Il professore insegna continuamente ai ragazzi che vive per “dominare la vita” e non per “esserne schiavo“. D’altronde, anche il pànta réi di Eraclito ci ammonisce proprio a fare questo: “tutto scorre“, per cui, fermiamoci e afferriamo i numerosi istanti del nostro divenire, perché non potremo viverli una seconda volta.

 

Foto di Henri Cartier-Bresson

 

L’invito di Orazio

A questo punto, il confronto con il Carpe Diem di Orazio appare inevitabile. Proprio questa famosa Ode, tanto antica quanto attuale, esprime il vero e proprio dilemma dell’uomo. Infatti, molto spesso gli uomini, assopiti dalle loro occupazioni, perdono il contatto col presente e si focalizzano solo sul futuro. Proprio perché l’uomo è morituro, ossia destinato a morire, deve concentrarsi sulle cose autentiche della vita. Carpe Diem non come un banale invito al godimento, ma come consapevolezza. Quello che Orazio ci spiega nella sua Ode, sostanzialmente è: qualsiasi cosa verrà, accettala!

E allora, per concludere con una frase del professor Keating: “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.”

  Marina Cannone

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