Il Superuovo

L’assassino di Kennedy resta in carcere: ricostruiamo il contesto sociopolitico degli Usa negli anni 60′

L’assassino di Kennedy resta in carcere: ricostruiamo il contesto sociopolitico degli Usa negli anni 60′

L’assassino di Bob Kennedy resta in carcere. Il governatore della California gli nega la libertà vigilata, nonostante l’approvazione dei due figli.

 

 

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Sirhan, settantasettenne giordano di origine palestinese, è recluso da ormai 53 anni. Bob Kennedy fu ucciso nel lontano marzo del ’68 nella cucina dell’Hotel Ambassador di Los Angeles.

La vicenda

Sirhan fu inizialmente condannato alla pena di morte, ma fu tramutata in ergastolo nel 1972. La Corte Suprema della California dichiarò incostituzionale il provvedimento preso precedentemente. Il governatore Newsom non nascose mai la sua grande ammirazione nei confronti di Bob definendolo il suo ”eroe politico”. Singolare è la presenza sul proprio comodino di una fotografia che ritrae il padre di Newson, Wiliam, con il presidente democratico. Dopo decenni di reclusione, la corte ha evidenziato come al signor Sirhan manchi la fermezza ed il carattere per evitare di ricadere in simili eventi.

 

Il giorno fatale

Si tratta del 6 giugno 1968. Il contesto storico e politico in cui si svolgono queste vicende è ben rappresentato dall’America di fine anni 60’, Capace già di far fuori due figure emblematiche come John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King. Siamo negli anni della lotta di classe e della protesta giovanile, lotte razziali e manifestazioni studentesche. Le motivazioni che spinsero all’assassinio di Bob furono prevalentemente politiche. il suo assassinio si rade fu prontamente preso. All’epoca si trattava di un giovane palestinese, desideroso di far valere la propria identità per frenare il sostegno degli Stati Uniti ad Israele durante la guerra di Sei Giorni. Siamo anche negli anni in cui gli Stati Uniti sono impegnati nella ”corsa allo spazio”. In piena Guerra Fredda si cerca di rivendicare la superiorità ontologica nei confronti degli acerrimi rivali dell’Unione Sovietica. Si tratta sostanzialmente di due modi opposti di intendere la vita

La contact zone

Fondamentale per poter comprendere un contesto così complesso come quello analizzato è il concetto di contact zone. Gli Stati Uniti degli anni 70′ ne rappresentano l’emblema. Con l’avvento del capitalismo e delle migrazioni di massa, si vanno a formare sempre più società multietniche. Queste ultime sono apparentemente in grado di convivere e di rispettarsi, ma nel caso di estremismi pronte a rivendicare la propria identità separata. Il concetto di contact zone fu usato per la prima volta nel 1991 da Mary Louise Pratt, per riferirsi a gruppi sociali che condividono tra loro spazi, mescolandosi condividendo la propria cultura in contesti caratterizzati da relazioni di potere asimmetriche.

 

 

 

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