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L’aspetto psicologico del bullismo

L’aspetto psicologico del bullismo

Il bullismo è un fenomeno tristemente famoso e in crescente aumento negli ultimi anni. Si tratta di un’esperienza fortemente turbante, pregnante per coloro che lo subiscono. Ma chi ne è l’artefice, molto spesso, è anche vittima di antecedenti che lo elicitano. Le conseguenze del bullismo si ripercuotono per tutto l’arco della vita dei bambini o degli adolescenti, che ne sono vittime. Esplorare i profili psicologici degli attori in questo fenomeno può essere d’aiuto per comprendere meglio cosa sia il bullismo, perché si verifica e come combatterlo.

Etimologia e caratteristiche che definiscono il bullismo

Il termine bullismo è la traduzione letterale del verbo inglese ‘to bully, reso in italiano con il significato di  ‘tormentare, perseguitare, ma anche con termini che fanno riferimento sia a chi prevarica, sia a chi viene prevaricato. Proprio per questo motivo, il termine non trova il suo perfetto corrispettivo in italiano. In estrema sintesi, come tutti sanno, il bullismo è quel fenomeno nel quale il più forte strumentalizza la propria superiorità per recare danno ad un’altra persona. Tuttavia, perché possa essere definito tale, deve presentare dei pattern di comportamento ricorrenti che permettono di distinguerlo da qualsiasi altro atto di prepotenza: vi deve essere intenzionalità, poiché le prepotenze sono attuate dal bullo di proposito e per arrecare specificatamente danno alla vittima; persistenza, poiché il fenomeno non è circoscritto ad un evento isolato, ma si ripete con una certa regolarità; asimmetria di forza fisica e psicologica a spese della vittima, la quale si trova in svantaggio e non riesce a difendersi. Le dinamiche relazionali che si manifestano durante gli atti di bullismo prevedono alcune figure ricorrenti oltre il bullo e la vittima: un aiutante del bullo, un sostenitore del bullo, un difensore della vittima e un esterno. La figura dell’esterno è inaspettatamente importante per questo fenomeno. Per questa sua importanza, verrà trattata isolatamente in seguito. 

Il profilo psicologico del bullo

È stato evidenziato che, tendenzialmente, i bulli tendono avere dei comportamenti in comune, tra i quali la tendenza ad avere voti bassi, fumare e consumare alcol. In passato si pensava che il bullo possedesse un deficit sociocognitivo, responsabile delle scarse competenze in ambito sociale che lo portano a compiere atti di prepotenza. Tuttavia, a dispetto di quanto le opinioni precedenti e il pensiero comune possano affermare, molto spesso il bullo presenta un Q.I. abbastanza alto. Ciò è visibile nella maniera più eclatante nello sviluppo di un pensiero machiavellico, un modus operandi che permette al soggetto di costruire strategie, anche elaborate, per ottenere vantaggi personali, denigrare e isolare la vittima mantenendo inalterata la propria superiorità. I bulli, infatti, non sono rifiutati dal proprio gruppo e anzi, molto spesso, ne ricoprono la carica di leader. Ciò alimenta un senso di superiorità e una buona considerazione di loro stessi, a differenza della vittima, presentata nel paragrafo successivo. 

Il profilo psicologico della vittima

Come già anticipato, le vittime di bullismo non godono di una particolare autostima né di sicurezza. Solitamente sono le più insicure e chiuse nei confronti degli altri, raramente si aprono e hanno poche interazioni con gli altri. Queste caratteristiche rappresentano i punti di forza attraverso i quali agisce il bullo, dal momento che una scarsa capacità di imporsi permette al bullo di poter agire senza avere problemi o particolari ripercussioni. Alla timidezza della vittima molto spesso è associata una scarsa capacità nel riconoscere le emozioni, come, per esempio, la rabbia e la frustrazione di chi le prevarica. Gli attacchi da parte del bullo, inoltre, alimentano le insicurezze e la sensazione da parte della vittima di essere inferiore, se non una nullità, nei confronti degli altri. Le vittime possono essere passive, quindi subire in assenza sia di una provocazione, che di un antecedente che le ha rese ‘antipatiche’ agli occhi degli altri. Quest’ultima caratteristica è, invece, propria delle vittime provocatrici, spesso sgradite al bullo e alle persone che le circondano perché considerate ‘fastidiose’. 

La figura dell’esterno

 A dispetto di quanto si possa immaginare, la figura dell’esterno ha un ruolo importante, se non fondamentale, nel permettere che l’atto di bullismo continui a compiersi. Infatti, è solo grazie a chi non dice nulla, a chi si copre gli occhi o si volta dall’altra parte che le prepotenze e le aggressioni possono continuare indisturbate. L’omertà degli esterni è grave quasi quanto compiere, o aiutare a compiere, un atto di bullismo, poiché, in maniera indiretta, si contribuisce a far si che queste azioni diventino deliberate e un’abitudine. Il ruolo degli insegnanti e degli adulti è diventato fondamentale affinché si possano sensibilizzare bambini e ragazzi a prendere coraggio e a parlare quando si ritrovano ad essere testimoni di un atto di bullismo, poiché solo parlando, solo la voce di chi sta in silenzio che può aiutare e sostenere colui che è troppo fragile per difendersi da solo. 

Cause e conseguenze del bullismo

A questo punto bisogna chiedersi: cos’è che scatena la rabbia e la frustrazione del bullo? Antecedenti al comportamento del bullo possono essere il contesto e le figure di riferimento, dal momento che osservare un adulto che compie violenza nei confronti di altri o anche nei confronti del bambino, o ragazzo, stesso possono portare ad un’imitazione del comportamento violento o alla manifestazione di comportamenti aggressivi. Inoltre, il rifiuto da parte del proprio gruppo, unito ad un temperamento aggressivo, rappresenta sicuramente un pronostico di problemi. Il ragazzo potrebbe sviluppare un senso di frustrazione dato dall’insoddisfazione che lo porta ad atti di violenza verso quello che è un ‘capro espiatorio. Infatti, colui che bullizza non è solo un leader o un individuo che prova ‘piacere’ nel tormentare, ma potrebbe essere un bullizzato a sua volta, una vittima che provoca violenza, ma anche che la attua. Le conseguenze di un atto di bullismo si ripercuotono non solo sulla vita che i bambini, o ragazzi, conducono in quel determinato momento, ma può avere importanti ripercussioni anche sul futuro dell’individuo. Coloro che hanno sperimentato bullismo sono portati a contrarre depressione, consumare alcol o a sviluppare rabbia repressa. 

Come sconfiggere il bullismo

E’ facile intuire che il bullismo è un fenomeno che va debellato. Una buona strategia per eliminarlo è, per esempio, sensibilizzando la comunità scolastica a riconoscere atti di bullismo, nonché incoraggiare le vittime stesse a parlare con chi sta loro vicino, come un parente, un amico o perfino un insegnante. Quest’ultimo è fondamentale per far sì che atti di bullismo non si presentino a scuola. L’insegnante deve essere istruito a mantenere all’interno delle classi un clima di cooperazione e di armonia tra tutti gli studenti. Infine, il valore più importante che va insegnato è quello dell’uguaglianza, dal momento che solo grazie ad essa sarà possibile sviluppare un senso di empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri e sperimentare le stesse emozioni. È solo grazie ad essa che si può scongiurare qualsiasi forma di ingiustizia o asimmetria tra i pari.

Alice Tomaselli

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