L’arte e la letteratura ci insegnano come lo scandalo si nutra del moralismo

Artisti, scrittori e poeti ci insegnano che lo scandalo ha origine nell’ignoranza. Impariamo a non scandalizzarci semplicemente usando il cervello.

 

 

Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato. Così scriveva Pasolini in “Lettere Luterane”. Un intellettuale che ha provato sulla propria pelle cosa significa far scandalizzare gli altri. Accuse come: atti impuri in luogo pubblico, oscenità, vilipendio alla religione di Stato, derivano tutte da una reazione di scandalo nei confronti di un certo messaggio che si vuole comunicare. Pasolini stesso, nei “Comizi d’amore” chiede a Moravia che cosa lo scandalizzasse. E lo scrittore risponde che nulla lo scandalizza, forse solo la stupidità.

Quando il poeta non è vate

Nel corso dei secoli sono state molte le opere che hanno suscitato scandalo, opere che adesso sarebbero del tutto normali. Nessuno si scandalizzerebbe se qualcuno oggi leggesse “Madame Bovary”. Eppure quando negli anni cinquanta dell’Ottocento venne pubblicato, il romanzo scatenò un grande scalpore. Non tanto per il tema dell’adulterio, ma perché lo scrittore/narratore della storia era in un atteggiamento di super partes. La sua Bovary tradiva regolarmente il marito e Flaubert non si inseriva abilmente nel racconto per giudicarla e discriminarla, ma la lasciava fare. Era questo a scandalizzare: il fatto che lo scrittore non prendesse una posizione condannando gli atteggiamenti sbagliati, per impartire quelli giusti, credendo che fosse quello il suo compito. Ed ecco che il moralista si scandalizza, e in quanto scandalizzato tenta in tutti i modi di riportare l’ordine. Il danno inevitabile che viene a crearsi è che la vicenda potrebbe oscurare il vero intento dello scrittore, che non è quello di scandalizzare, ma offrire ai lettori una storia per riflettere su diverse tematiche.

L’invettiva amorosa

Tutti Conosciamo i famosi “mille baci e poi ancora cento” che Catullo chiede nelle sue poesie alla sua amata Lesbia. Lesbia è uno pseudonimo di Clodia, un omaggio del poeta alla grande poetessa d’amore Saffo, il nome è il simbolo del più puro tra i sentimenti che Catullo prova per la sua donna. Le dolcissime parole che il poeta dedica a Lesbia sono scolpite nella storia, e sono anche molto attuali: è a lui che si deve il nostro ripeterci “odi et amo” quando ci danniamo per amore. Ecco, Catullo ha sicuramente sofferto molto per amore, la sua Lesbia non era propriamente “sua” e quindi i litigi, le urla, le maledizioni erano molto frequenti soprattutto a causa dei tradimenti di lei. Ci sono molte poesie dove il poeta sfoga la sua rabbia e frustrazione, come la seguente:

Catullo, Carme 58

Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa,
illa Lesbia, quam Catullus unam
plus quam se atque suos amavit omnes,
nunc in quadriviis et angiportis
glubit magnanimi Remi nepotes.

Traduzione

Oh Celio, la nostra Lesbia, quella Lesbia,                                                                                                                                      proprio quella Lesbia, che solo Catullo                                                                                                                                                 amò più di se stesso e della sua famiglia,                                                                                                                                      ora nei quadrivi e nei vicoli                                                                                                                                                       scortica i discendenti del prodigo Remo.

Il verbo “glubo” in latino significa letteralmente “levare la scorza, scorticare”. In questo caso va inteso proprio col senso di “levare il prepuzio, scappellare”, mentre i discendenti di Remo sono gli uomini romani. Ci sembra assurdo che quei dolci versi d’amore che paragonavano Lesbia a una dea, provengano dalla stessa mano di colui che ora la denigra pubblicamente. Ma se ci riflettiamo, tanto assurdo non è, e riusciamo a non scandalizzarci, se pensiamo a tutte le pene che questo sentimento a volte ci fa provare. Se la stessa persona che un tempo chiamavamo “amore” dovesse tradirci, avremmo in serbo per lei epiteti più coloriti, senza molti giri di parole. Catullo, prima che un poeta, era un uomo innamorato e un uomo innamorato ferito scatena sentimenti contrastanti e anche deliranti. Ecco perché Catullo non dovrebbe essere censurato, perché non c’è niente di più umano, niente di più viscerale dell’amore e di tutte le sue conseguenze.

L’origine du monde

Sempre nella metà dell’Ottocento avanzava in campo artistico un movimento capito da pochi e apprezzato da pochissimi: il realismo. Per la prima volta si voleva mostrare quello che gli altri artisti ignoravano: la realtà nuda e cruda, senza veli. Si abbandonano le rappresentazioni dei grandi eroi e imperatori nei momenti di gloria del neoclassicismo, si abbandona il grande pathos del romanticismo, e si accoglie la forte volontà di voler rappresentare il mondo povero e contadino, i paesaggi e le persone immerse in quei paesaggi, senza alcuna traccia di un punto di vista personale e sentimentale: una pura fotografia della realtà.

“L’origine del mondo” di Courbet. 1866. Olio su tela. Museo d’Orsay, Parigi.

 

“L’origine del mondo” di Courbet, il massimo esponente del movimento artistico, non scandalizzò semplicemente Parigi, la scioccò lasciandola senza fiato. Un puro omaggio alla vita, alla donna, all’eros: un sentito ringraziamento a ciò che ci ha dato la vita. Siamo abituati ormai in film e serie tv, talvolta anche in cartoni animati, alla nudità maschile e femminile, da non stupirci più con questo grande scalpore. Eppure qualche anno fa Facebook ha censurato un post di Vittorio Sgarbi, perché era ritratto in un selfie proprio vicino all’opera “L’origine del mondo”. Non siamo ancora pronti, o stiamo diventando tutti una massa di “qualcuno pensi ai bambini!!”? Troppi sono i casi di censura da parte di Instagram, che non sopporta le nudità artistiche e oscura post o intere pagine per via di capezzoli scandalosi. Il problema infatti è che non sappiamo leggere il messaggio che c’è dietro all’elemento che ci scandalizza, perché c’è sempre un significato, che possiamo condividere o non, ma non saremmo scioccati se ci fermassimo un attimo a riflettere sul perché accadono certe cose. Se si dovessero riportare tutti i casi di opere d’arte, film, romanzi eccetera che hanno suscitato scandalo nel pubblico benpensante, l’elenco sarebbe interminabile. Il concetto che rimane però è che non esiste in natura qualcosa che scandalizza, proprio perché fa pare della natura. Solo chi crede che la natura risponda a leggi morali si scandalizza, e non avremmo bisogno di tutto questo politically correct e family friendly che ci circonda.

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