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L’archeologia oggi e ieri: il professor Cline su “ilGiornale” racconta il mestiere dell’archeologo

L’archeologia oggi e ieri: il professor Cline su “ilGiornale” racconta il mestiere dell’archeologo

L’archeologia è un mestiere che fonde benissimo la manualità antica e la tecnologia moderna. Il piccone resta uno strumento fondamentale a cui si affiancano tra le altre tecnologie droni e telerilevamento. 

L’acropoli di Atene

In un’intervista per il Giornale.it, il professor Cline, direttore del Capitol Archaeological Institute (George Washington University), racconta come si svolge sul campo il lavoro dell’archeologo. L’archeologia conobbe la sua diffusione agli inizi del 1700 e naturalmente la tecnologia allora non era molto di supporto all’attività umana. Se poi all’arretratezza tecnologica si aggiungeva la noncuranza umana, il pasticcio era assicurato.

L’archeologia nel 1700

I primi decenni del Settecento videro fiorire molto prepotentemente l’archeologia, principalmente in suolo italiano, grazie al forte interesse attorno ai siti di Ercolano e Pompei. I Borbone videro l’impegno archeologico come cruciale per l’arricchimento del prestigio del proprio regno. Sicuramente le tecniche pionieristiche di scansione del sottosuolo, la capacità di creare piccoli pozzi da cui gli scavatori potessero raggiungere il sottosuolo e il sistema di canali e gallerie per muoversi tra i reperti furono tra gli elementi che contribuirono ad accrescere il prestigio dei Borboni. Ad onor del vero, però, non fu solo il prestigio del regno borbonico ad accrescersi grazie all’archeologia. Infatti ben presto dall’archeologia si sfociò nell’antiquaria e ci fu la corsa alle ricchezze antiche riportate alla luce. Dipinti murari staccati malamente dalla parete su cui erano stati dipinti e trasferiti nella reggia reale. Mosaici, statue, pavimenti, molte opere subirono la stessa sorte. Pertanto, quando i primi edifici pompeiani vennero a galla, erano spogli non solo a causa del tempo e delle intemperie.

L’archeologia oggi

Il professor Cline risponde così alla domanda se l’archeologia sia ancora un mestiere muscolare:

“Per la maggior parte lo è, sì. Scavare è molto più estenuante e molto più fisico di quanto la maggior parte delle persone immagini. Entro la fine di una stagione di scavo, a furia di spostare secchi pieni di terra, ai membri della squadra di solito sono cresciuti dei bei muscoli e hanno perso peso. Una cosa è leggere dell’uso di picconi, del trasporto di secchi pieni di trenta libbre di terriccio… e un’altra è farlo. La maggior parte dei volontari sostiene che noi archeologi pubblicizziamo male i nostri scavi: dovremmo pubblicizzarli come cliniche per la dieta e il fitness, dove si può rimettersi in forma scoprendo antichi resti”.

L’archeologia oggi resta dunque un lavoro molto duro, ma è sicuramente anche molto stimolante. Senza dubbio la tecnologia ha apportato molte migliorie, ma la tecnologia non è tutto. Senza dubbio anche la moralità degli scavatori è molto migliorata, garantendo la possibilità di archiviazione di tutto il materiale senza furti. Non c’è poi dubbio che anche la perizia degli scavatori sia migliorata sensibilmente:

“Ecco perché al giorno d’oggi non scaviamo mai un intero sito in una volta, o anche tutto un singolo livello in un sito; quasi sempre lasciamo qualcosa a volte molto per i futuri archeologi, in modo che possano controllare il nostro lavoro ed eventualmente procedere con strumenti migliori o tecniche più avanzate di quelle che abbiamo ora”. – Professor Cline

Le migliori scoperte archeologiche nel mondo

Proseguendo nell’intervista il professor Cline elenca i ritrovamenti archeologici più importanti nel mondo:

Secondo me, le scoperte più importanti degli ultimi vent’anni includono… I nuovi affreschi e reperti a Pompei ed Ercolano; le scoperte di varie città Maya in America centrale, nuove o più grandi di quanto si pensasse, utilizzando LiDAR; Göbekli Tepe, in Turchia, sebbene i lavori iniziali siano iniziati circa 25 anni fa; le sequenze di Dna da sepolture ad Ashkelon, così come in altri siti; le prove della siccità e del cambiamento climatico alla fine della tarda Età del bronzo, circa nel 1200 a.C.

Le migliori scoperte archeologiche a Pompei

Il tempio di Apollo a Pompei. Chiaramente distinguibili sono le parti in cocci e in marmo.

Oltre ai nuovi affreschi e reperti di Pompei, già citati dal professor Cline, quali sono i più importanti ritrovamenti nel sito di Pompei? Indubbiamente la piazza triangolare e il tempio di Atena, il foro e la basilica sono scoperte affascinanti, ma una delle più importanti è il tempio di Apollo. Situato vicino al foro, attesta varie fare di ricostruzione o ampiamento, fornendoci dati cronologici importanti riguardo allo sviluppo della città di Pompei. Alla stessa funzione assolvono le mura. Altre scoperte cruciali sono stati gli affreschi che restituiscono i quattro stili pompeiani e lo stile cosiddetto “popolare”; il mosaico di Alessandro, tutte le parti della casa romana, la mensa e i tablinum. Insomma è difficile dire trovare qualcosa di non importante a Pompei, città che, nonostante i furti dei Borboni e una politica di conservazione dei reperti a dir poco ridicola, sopravvive ancora, per aiutare a dare un contesto alle grandi imprese dei Romani.

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