L’apetta Giulia insegna ai bambini come percepire la vita e gli esseri viventi

Nell’infanzia è diversa la percezione di essere vivente: i bambini sfruttano un’analogia con le persone per stabile il confine.

Per i bambini molto piccoli le caratteristiche biologiche contano ben poco nella percezione della vita, di gran lunga più importante è il confronto con se stessi o con altre persone. Come si può parlare di vita ai bambini e quando è giusto farlo?

Un film di animazione filosofico e innovativo che parla di animali

L’impresa di spiegare la vita ai più piccoli è stata presa a cuore da Paolo Modugno che con una regia e una sceneggiatura cerca di spiegare le dinamiche vitali. Correva l’anno 2003 quando scrisse la storia di un ape, Giulia, adottando il suo punto di vista e della madre Regina per spiegare l’uomo. “L’apetta Giulia e la Signora Vita”  è fra le prime storie realizzate in animazione 3D e ripercorre sulle note musicali di Sarah F. Dietrich lo scorrere della vita. Una piccola ape operaia nota a tutti con un numero identificativo rivendica la sua identità con un nome ed è restia a compiere i suoi doveri. Per convincerla la madre le racconta delle storie sugli esseri umani. Parlando attraverso le fiabe non risulta difficile spiegare la nascita, l’adolescenza, la morte di Sara e Simone ad una piccola ape – e a tanti bambini. Il percorso delle fiabe raccontate va di pari passo con la crescita dell’apetta che imparerà la vita e i suoi segreti.

Voce alla psicologia: come viene percepita la vita?

Secondo posizioni psicologiche diverse il bambino percepisce e comprende le caratteristiche viventi in modo diverso. L’essenzialimo riconosce agli infanti alcune macrocategorie a cui una realtà di base fornisce l’identità: l’essenza. L’essenza non è osservabile ma avvicina i più piccoli alla prospettiva biologica che caratterizza la scienza, anche se ne rende difficile la concezione. Essenze diverse possono caratterizzare esseri viventi diversi mentendo linee guida simili. Considerare l’essenza permette al bambino di concepire precocemente l’eredità genetica. Il vitalimo, invece, abbraccia l’idea di forza vitale che regge il mondo in equilibrio, il possesso di energia vitale aiuta i bambini a comprendere il concetto di vita in quanto la sua possessione ci dona energia e forza, quando ci ammaliamo l’energia viene meno. Come può un bambino distinguere un essere vivente da un non vivente? Per anni si è ipotizzato dipendesse dal movimento volontario e autonomo senza tuttavia avere conferma empirica assoluta. Non ci sono prove di processi causali tra movimento e vita, ma c’è sensibilità al movimento per distinzioni accurate. Un esperimento mostrava un pesce saltare e veniva considerata meno nota di un pesce che nuota. La vita può, per i bambini, dipendere da caratteristiche base che ci accomunano.  Le concezioni sopracitate aiutano a distinguere e raggruppare come viventi coloro che possiedono l’essenza di un certo tipo e non viventi gli altri. Studi di Inagaki e Hatano hanno dimostrato che esiste una concezione biologica prima delle elementari analizzata attraverso un esperimento. A gruppi diversi di bambini venivano poste domande sulla relazione tra malattia e dieta di verdure, evidenziando da una parte una conoscenza biologica di base e dall’altra una preferenza per le classificazioni teleologiche di manufatti e esseri viventi. L’esperimento svolta in quest’ambito riguardava sicuramente bambini molto piccoli e la loro sensibilità alla deambulazione: gruppi di puntini luminosi che deambulavano intenzionalmente e con una meta, erano più apprezzati che delle semplici luci. La discriminazione del movimento abbraccia oltre che la sua natura, l’intenzionalità e la responsività.

Parallelismo uomo – animale spiegato con una metafora

Il regista opera un parallelismo tra le api, appartenenti al regno animale, e l’uomo, mettendo in evidenza le fasi della crescita come uguali e continue. Non è possibile optare un per un vero confronto, ma api parlanti che crescono e invecchiano possono aiutare i bambini a capire come anche gli animali hanno caratteristiche biologiche simili a noi e come tali possono essere considerati esseri umani. Non è il primo film di animazione che pone caratteristiche “umane” ad animali, come non citare classici Disney come Lilli e il Vagabondo, ma per la prima volta assistiamo ad uno scambio di prospettiva nei confronti dell’altro. La mamma racconta le fiabe ai suoi figli prima di dormire così come mamma Regina racconta la storia di Sara e Simone, umani, alla sua Giulia. Le storie di vita si intrecciano a tal punto da assistere a due nascite, due adolescenze e due morti, commentate da una piccola ape con riflessioni e pensieri caratteristici dell’uomo. I bambini imparano verso i nove anni la concezione della vita biologica arrivando a comprendere che alla fine siamo più simili di quanto crediamo ai nostri “coinquilini” animali.

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