L’antiproibizionismo e il libertarianismo: ecco qual è l’eredità lasciata da Marco Pannella, attivista radicale

In occasione della presentazione del documentario sugli ultimi cento giorni di Marco Pannella, approfondiamo la figura dello storico leader radicale. 

 

Visualizza immagine di origine marco pannella – Bing images

In un Paese come l’Italia, in cui la politica non accenna ad avanzamenti nell’ambito dei diritti civili, le battaglie con esito favorevole di Pannella sembrano essere un lontano ricordo; ripercorriamo insieme la sua storia.

IL LIBERTARIANISMO: UNA FILOSOFIA POLITICA CHE DIFENDE LA LIBERTA’ COME VALORE FONDAMENTALE

Il significato del termine “libertario” in senso politico rappresenta una questione controversa, soprattutto tra gli stessi libertari.

Non esiste un’unica teoria che possa essere identificata con sicurezza come teoria libertaria e, probabilmente, non esiste un unico principio o insieme di principi su cui tutti i libertari possano concordare. Tuttavia, esiste una certa somiglianza di famiglia tra le teorie libertarie che può servire come quadro di analisi. Sebbene ci sia molto disaccordo sui dettagli, i libertari sono generalmente uniti da un accordo di massima su un gruppo di principi normativi, generalizzazioni empiriche e raccomandazioni politiche. I libertari si impegnano a credere che gli individui, e non gli Stati o gruppi di altro tipo, siano ontologicamente e normativamente primari; che gli individui abbiano diritti contro certi tipi di interferenze forzate da parte di altri; che la libertà, intesa come non interferenza, sia l’unica cosa che può essere legittimamente richiesta agli altri come questione di diritto legale o politico; che i solidi diritti di proprietà e la libertà economica, che deriva dal loro coerente riconoscimento, siano di importanza centrale nel rispetto della libertà individuale; che l’ordine sociale non è in contrasto con la libertà individuale, ma si sviluppa da essa; che l’unico uso appropriato della coercizione è quello difensivo o per correggere un errore; che i governi sono vincolati essenzialmente dagli stessi principi morali degli individui; e che la maggior parte dei governi esistenti e storici ha agito in modo improprio, nella misura in cui ha utilizzato la coercizione per il saccheggio, l’aggressione, la redistribuzione e altri scopi che vanno oltre la protezione della libertà individuale.

In termini di raccomandazioni politiche, i libertari ritengono che la maggior parte, se non tutte, le attività attualmente svolte dagli Stati dovrebbero essere abbandonate o trasferite in mani private. La versione più nota di questa conclusione trova espressione nelle cosiddette teorie dello “Stato minimo” di Robert Nozick, Ayn Rand e altri, secondo cui gli Stati possono legittimamente fornire polizia, tribunali e forze armate, ma nulla di più. Qualsiasi altra attività da parte dello Stato – regolare o proibire la vendita o l’uso di droghe, arruolare individui per il servizio militare, fornire assistenza ai poveri finanziata dai contribuenti o persino costruire strade pubbliche – è di per sé una violazione dei diritti e quindi illegittima.

I sostenitori libertari di uno Stato strettamente minimo devono essere distinti da due gruppi intrinsecamente correlati, che favoriscono un ruolo più o meno ampio del governo e che possono o meno etichettarsi come “libertari”. Da un lato ci sono i cosiddetti anarco-capitalisti, che ritengono che anche lo Stato minimo sia troppo grande e che un corretto rispetto dei diritti individuali richieda l’abolizione totale del governo e la fornitura di servizi di protezione da parte dei mercati privati. Dall’altra parte ci sono coloro che si identificano generalmente come liberali classici. I membri di questo gruppo tendono a condividere la fiducia dei libertari nel libero mercato e lo scetticismo nei confronti del potere governativo, ma sono più disposti a concedere un maggiore spazio all’attività coercitiva da parte dello Stato, in modo da consentire, ad esempio, la fornitura di beni pubblici da parte dello Stato o persino limitati trasferimenti assistenziali finanziati dalle tasse.

 

Visualizza immagine di origine

MARCO PANNELLA , UN IRREGOLARE IN UN PAESE BIGOTTO

Marco Pannella, radicale, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano: questi sono i valori con cui si identificava lo storico leader del Partito Radicale e protagonista delle principali battaglie per i diritti, che hanno segnato la seconda parte del Novecento italiano.

Inizialmente, nel 1945, all’età di 15 anni, si iscrisse al Partito Liberale Italiano (PLI), mentre frequentava il Liceo classico statale Giulio Cesare di Roma. Nel 1950 divenne incaricato nazionale universitario del Partito Liberale; due anni dopo fu nominato Presidente dell’UGI (Unione Goliardica Italiana, associazione goliardica delle forze laiche studentesche), divenendo poi anche presidente dell’Unione nazionale degli studenti universitari (Unuri). Nel periodo di militanza nel Partito Liberale sostenne la causa dell’italianità di Trieste. Nel 1953 fondò la Giovane Sinistra Liberale, organizzazione politica che ospitava ideologie differenti, che vide l’iscrizione di socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali e che fu la base da cui nacque il successivo Partito Radicale.

Nel 1955 prese parte alla scissione della corrente di sinistra del PLI, fondando insieme a Ernesto Rossi, Leo Valiani, Eugenio Scalfari e Mario Pannunzio il Partito radicale dei liberali e democratici italiani (poi Partito Radicale). Assunse la segreteria del partito nel 1963, quando la formazione politica, a causa di divisioni interne, entra in crisi e rischia il definitivo scioglimento. In breve tempo, diede una forte impronta anticlericale e antimilitarista al partito e, nel corso dei decenni successivi, si batterà su tanti fronti (al fine di ottenere il riconoscimento dei più disparati diritti civili), tra i quali: il divorzio, l’aborto, le droghe leggere, la pena di morte, la fame nel mondo, il carcere e la giustizia, la procreazione assistita, Osho, la leva obbligatoria e l’eutanasia.

Pannella iniziò la campagna divorzista nel 1965, a fianco di Loris Fortuna. Cinque anni dopo, venne approvata dal Parlamento la legge sul divorzio (“legge Fortuna-Baslini”). Nel 1974, egli condusse la campagna per il “no”, in occasione del referendum abrogativo promosso dai gruppi tradizionalisti; vincerà la battaglia con quasi il 60% del voto popolare.

P. fu tra i principali promotori della legge 194 del 1978, ovvero della legge sull’aborto; nel 1981 egli registrò un’altra importante vittoria del referendum abrogativo. Iniziò, inoltre, a battersi per la depenalizzazione dell’uso delle droghe nel 1973, con una lettera che inviò al Messaggero: due anni dopo il leader radicale si fece arrestare in un atto di disobbedienza civile, per aver fumato uno spinello.

A partire dagli anni duemila si intensificò l’impegno di Pannella (con relativi scioperi della fame) per una moratoria universale della pena di morte. Al termine del 2014, per la quinta volta, l’assemblea delle Nazioni Unite approvò una risoluzione sulla moratoria. Nel 1979, con l’obiettivo di eliminare la fame nel mondo, Pannella chiese all’ONU di far rispettare la risoluzione 2626 delle Nazioni Unite, che obbliga a versare almeno lo 0.7% del Pil come aiuto allo sviluppo.

Tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, egli promosse i referendum abrogativi contro la legge Reale (che, essenzialmente, sanciva il diritto delle forze di polizia a utilizzare armi da fuoco per mantenere l’ordine pubblico) e la legge Cossiga. Al centro dell’azione radicale c’è il tema delle carceri. Pannella, schierato contro gli abusi della carcerazione preventiva, dal 20 aprile al 19 luglio 2011, cominciò uno sciopero della fame e della sete per un’amnistia contro le condizioni dei detenuti nelle prigioni italiane. Nel 2004, i radicali depositarono la richiesta di un referendum abrogativo della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Il tentativo fallì, a causa dell’astensionismo e, in generale, per l’ostilità della Chiesa. A metà degli anni ’80, Pannella rientrò nel gruppo di coloro che chiesero di far ospitare in Italia il famoso Osho Rajneesh, guru arrestato in Oregon dopo una serie di scandali e abusi che si sono verificati nella sua comunità.

Pannella, inoltre, insieme al suo partito, è noto anche per il suo forte impegno per il riconoscimento del diritto a obiettare alla leva obbligatoria. Così come, in generale, per l’antimilitarismo. Nel 2001, partecipa alla nascita dell’Associazione Luca Coscioni, organizzazione che si batte per la libertà di cura e per i diritti dei malati, per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e per l’eutanasia.

L’ATTUALITA’ DELLE SUE BATTAGLIE E L’INFLUENZA SUGLI AMANTI DEL PLURALISMO IDEOLOGICO

Le battaglie di Pannella, come quella sulla “dimensione centrale della scienza in politica, contro tutti i fondamentalismi” e la “lotta per la giustizia giusta“, attualissime, hanno ottenuto il plauso di Marco Cappato, il quale ha aggiunto che “oggi è più evidente l’impatto e la necessità di governo, attraverso la democrazia e lo Stato di diritto, dei risultati della scienza”.

Pannella si è battuto per la scienza e la libertà della ricerca scientifica, arrivando a coinvolgere più di 100 premi Nobel su questo tema. Da qui si può evincere quanto la sua politica abbia poggiato su una dimensione transnazionale e non meramente elettorale; inoltre, egli ha intrapreso le battaglie innanzitutto per chi non votava, i tibetani, i cinesi, i detenuti. Coloro che ha frequentato maggiormente sono stati gli italiani che non potevano votare, mostrando una certa vicinanza alle istanze popolari, cosa che non avviene oggi, in quanto attualmente la politica è sempre più ridotta a marketing elettorale, a mero populismo e alla partecipazione televisiva a salotti di discussione in cui ognuno cerca di sopraffare l’altro.

Un altro elemento centrale nella dimensione politica odierna è la riforma della giustizia, che per Pannella era importantissima e che, secondo Cappato, “aveva un valore profetico“. E oggi si può capire, ancora meglio di allora, quanto la battaglia di Pannella non fosse contro la magistratura, ma per salvare anche la magistratura dall’irresponsabilità del potere giudiziario. La sua lotta per la giustizia giusta, per la responsabilità della giustizia era fatta per i cittadini, vittime, imputati, detenuti, ma assolutamente anche per i magistrati e i servitori dello Stato.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.