L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza, ma ciò che l’istinto e il cervello elabora dietro ogni canone’. Questo sosteneva Pablo Picasso. Padre del cubismo, protagonista di un’avanguardia novecentesca, esempio artistico senza tempo. L’artista spagnolo spicca nelle pagine di storia dell’arte per numerose ragioni ed in varie forme. Amato, odiato, apprezzato e schernito.

Picasso a Milano nel 1953 in occasione di una mostra a lui dedicata a Palazzo Reale

Un uomo che sosteneva che ‘i geni sono rari: complicare le cose in modo nuovo è facile, ma vedere le cose in modo nuovo è molto difficile’. E se non Picasso, chi altro vedeva le cose in modo nuovo, anche legandosi ad altre culture e ad altri tempi? Per questa sua ‘proteiformità’ (Hans Sedlmayr) questo legame si è sviluppato anche da parte delle città, che hanno deciso di renderlo loro figura di spicco. Una di esse è Milano: è infatti da ottobre che nel capoluogo lombardo Picasso regna nel Palazzo Reale con la mostra ‘Picasso: Metamorfosi’. Un’esposizione che è solo il continuo di un lungo periodo di mostre che va avanti dal 1935 e che celebra le mille sfaccettature del pittore.

 

Chi era il padre di Guernica?

Ma andando per ordine, chiariamo inizialmente chi era, oltre le tele, l’artista del periodo blu e del periodo rosa.

Picasso nasce a Malaga nel 1881, con il nome di Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Maria de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso. Gli ultimi due sono i cognomi dei genitori. Alla fine, il pittore preferirà il secondo al primo, cioè quello della madre (di origini genovesi), perché gli permetteva di differenziarsi, oltre ad avere una sonorità particolare totalmente assente in Ruiz.

A causa del lavoro del padre (un pittore ed insegnate d’arte), la famiglia si sposta spesso tra le città spagnole. Barcellona è quella in cui Pablo instaurerà più legami, tralasciando l’amatissima Francia, che visita spesso e dove si trasferirà nel 1904. Picasso già dal primo viaggio rimane infatti affascinato da Parigi e dal suo spirito artistico. Uno dei suoi quadri sarà anche esposto all’Esposizione Universale del 1900.

Nella capitale francese, poi, è presente il grande Louvre, che Picasso frequenta spesso per imparare e trovare ispirazione. Anche da qui infatti parte la sua passione per la classicità, rielaborata nella sua opera, che viene integrata dai numerosi viaggi in Italia. Roma, Napoli e Pompei gli servono come basi per le sue creazioni, come ispirazione per gli abiti dei suoi personaggi, per le loro forme o per i personaggi stessi. Proprio da questa passione prende piede, dopo il più celebre periodo cubista, un momento più ‘classicheggiante’.

‘Guernica’, 1937

Ma prima di arrivarci, Picasso passa dal periodo blu (anni duri per il pittore a seguito del suicidio di un suo grande amico) e da quello rosa, più spensierato e parigino; per poi sbarcare nella (sua) scuola cubista, che l’ha reso immortale. Proprio appartenente a quest’ultima è ‘Guernica‘, tela creata in soli due mesi per l’Expo di Parigi del 1937. Picasso usa quella che era definita sotto il regime di Hitler ‘arte degenerata‘ per creare quest’opera, la più famosa ma anche la più dibattuta. Per i più è simbolo di condanna contro la guerra e le sue atrocità; per altri rappresenta segmenti della vita del pittore, anche se sicuramente la prima ipotesi è la più acclamata. Il pittore spagnolo, infatti, oltre che essere membro del partito comunista, era un sostenitore del movimento pacifista.

 

Picasso: metamorfosi

Chiarita così la sua figura, appunto, ‘proteiforme’ (secondo le parole di Sedlmayr, ‘capace di trasformarsi in ogni cosa‘), si può vedere come la mostra milanese si presti molto ad indagare quel processo di metamorfosi che Picasso faceva vivere agli elementi classici.

L’esposizione si snoda attorno al tema dell’antico e della donna, accompagnando le sue opere da citazioni di Ovidio (di cui l’artista aveva illustrato l’opera) e di Picasso stesso. Questa unione, ormai comune nelle mostre, tra parole e tele fa trasparire ancora di più i temi cari all’artista, permettendo allo spettatore di inserirsi nel suo mondo, percependo la realtà come riusciva solo lui.

Il tutto inizia con ‘Il bacio‘ del 1969.

‘Il bacio’, 1969

Il discorso dell’amore passionale era molto caro all’artista, che si appoggia alla cultura secolare che accompagna questo momento intimo, dandone una rappresentazione unica. L’unione tra l’uomo e la donna è quasi totalmente compiuta, i due corpi iniziano una comunione che li porta quasi a non distinguersi più.

Il cammino continua poi con un’immersione nella vera e propria metamorfosi, soprattutto grazie alla figura di Arianna, del Minotauro e del fauno. Queste ultime due sono i due personaggi mitologici più studiati da Picasso:

Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro.

Questo è infatti il suo doppio, dove ordine e caos si trovano e mescolano. Il fauno rappresenta l’indomabilità dell’umano, la sua ribellione ed il suo desiderio. Le opere di cui si fanno protagonisti vagano tra l’innocenza e la forte provocazione, facendo riecheggiare in una chiave più moderna un mito antico di secoli, rendendolo nuovamente contemporaneo.

Il tutto si chiude con l’ennesimo elogio dello spagnolo all’arte antica. Si spiega come questa abbia ispirato il suo dipinto di entrata nel mondo cubista ‘Les demoiselles d’Avignon’; oppure del fatto che, in suo onore, il pittore ma anche scultore abbia tinto di bianco la sua ‘La donna in giardino‘. Scultura in ferro decisamente distante dallo stile antico, gli è stata ravvicinata proprio grazie al colore, ripresa del marmo.

 

Si vede dunque come Milano abbia deciso di omaggiare questo ricchissimo artista, che ha cercato di indagare le pulsioni del mondo e dell’umano in un’arte innovativa ma grata alle tradizioni:

‘Chi vede correttamente la figura umana: il fotografo, lo specchio, o il pittore?’

Pablo Picasso

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