Il 17 Giugno 1885 la Statua della Libertà arrivò a New York come dono dalla Francia e fu un progetto di Eiffel e Bartholdi. Sarebbe subito diventata l’emblema di uno Stato.

Il dono da parte della Francia doveva rafforzare la fratellanza tra le due nazioni. Entrambe furono capaci di realizzare le due grandi rivoluzioni destinate a lasciare un segno indelebile.
Un regalo francese
Fu quindi un dono della Francia in occasione del primo centenario dell’indipendenza americana dagli inglesi. Lo scheletro metallico è di Gustave Eiffel, l’autore dell’omonima torre, mentre la parte scultorea è opera di Frederic Auguste Bartholdi. Miss Liberty, come venne subito soprannominata, svetta all’entrata del porto del fiume Hudson, a rappresentare il benvenuto per tutti coloro che arrivano negli Stati Uniti. Fu e sarà uno dei primi simboli riconosciuti dai migranti che arrivarono negli Stati Uniti, nonchè ispirazione per molti esuli intellettuali e non solo. Questi a causa della loro condizione di disperazione, trovarono nella poesia e in tante altre forme artistiche una possibilità d’espressione e denuncia sociale. Celebre è il componimento di Emma Lazarus,poetessa ebrea, che dedicò alla Statua che dominala baia di New York, Era il 1881 quando a New York iniziarono ad arrivare i primi profughi ebrei, cacciati dalla Russia dopo l’assassinio dello zar Alessandro IIe vittime di pogrom anti-ebraici. Fu una prima presa di coscienza di fronte a uno dei grandi sconvolgimenti storici.

La rivoluzione borghese
Le rivoluzioni borghesi hanno rappresentato uno dei momenti chiave affinchè potesse avvenire un risveglio delle coscienze nazionali. La filosofia tedesca ha cercato di interpetare ciò che la rivoluzione frnacese ha fatto sul piano della prassi starica e non solo. Marx, sulla linea di Tocqueville, considera tra i primi il fatto che l’America è la direzione dell’Europa, e l’America è l’approdo della modernità borghese. Nella questione ebraica, i diritti umani non sono considerati come un dono della natura né della ragione: i diritti umani non sono diritti naturali o diritti razionali, bensì sono un concreto risultato della storia e fissano l’ideologia dell’individualismo della società civile in quanto società economica borghese.
C’è un aspetto paradossale alla critica di Marx al concetto di diritti umani: i diritti umani non sono il momento etico della modernità, ma essi rappresentano la legittimazione mistificata dell’individuo, sono l’ideologia della carne e definiscono l’ideologia del liberalismo in quanto ideologia della rivoluzione borghese.

Quali diritti?
Quali sono i diritti umani? Sono i diritti dell’uomo, cioè quelli che delimitano lo spazio dell’individuo, comeeguaglianza, libertà, sicurezza, proprietà. Marx cita la rivoluzione giacobina; la libertà è tutto ciò che non genera comunità, tutto ciò che non genera relazione fra esseri umani, seguendo ciò che è scritto nella rivoluzione giacobina. In particolare critica l’articolo 6 della costituzione giacobina, che recita: “la libertà è il potere che appartiene all’uomo di fare tutto ciò che non nuoce ai diritti degli altri”.
In questo testo c’è una battuta molto importante: la battuta è quella in cui Marx definisce lo Stato moderno come l’ultima forma dell’emancipazione umana entro l’ordine mondiale attuale. Per Marx l’emancipazione politica della rivoluzione borghese è anzitutto un grande progresso, forse il più grande mai compiuto dall’umanità nella sua storia. Tocca però all’emancipazione umana compiere qualcosa di nuovo. Il processo della modernità tende a uno stadio ulteriore e successivo rispetto all’emancipazione politica; il termine del processo moderno è un’opera di ricomposizione della specie umana che si emancipa. La società civile si riappropria della funzione politica nell’emancipazione umana.