L’amicizia può annullare l’amore? Distruggiamo le categorie tramite la rappresentazione

“Ma siete fidanzati?”. “Siete così carini insieme!”. Domande apparentemente banali ma che portano con sé un confine non così delineato quanto crediamo.

 

“Siamo solo amici!”. “Non potrei mai fidanzarmi con lei, ci conosciamo da troppo tempo”. Risposte che nascondono pregiudizi, insicurezze, paure. Perché l’amicizia dovrebbe precludere la possibilità di un rapporto diverso, magari anche migliore? Considero questa domanda il punto di partenza per una riflessione concernente il rapporto tra amicizia e amore.

 

L’uomo come animale sociale: le basi dell’amicizia

L’essere umano è un animale sociale poiché la società è la condizione sine qua non per l’esplicazione della propria personalità. Non sono però pochi i dubbi riguardo i processi di socializzazione: si nasce con il desiderio di affiliazione o si impara ad essere sociali? Detto in altri termini: si nasce altruisti o lo si diventa in funzione di una comodità egoistica?

Anni di studi hanno permesso di conoscere che fin da bambini abbiamo una tendenza a ciò che reputiamo familiare, amichevole ed una repulsione verso ciò che riteniamo spaventoso, pericoloso. Seguendo la linea darwiniana, nella lotta per la vita ciascun animale sente il bisogno di stare vicino ai propri simili per poter ottenere aiuto e difesa. Allo stesso modo è necessario uscire dallo stato egoistico, tenendosi pronti al sacrificio per poter ricevere quell’aiuto che desideriamo. Appartiene a questa corrente di pensiero l’antropologo Trivers, il quale introduce il concetto di altruismo reciproco, tramutato successivamente negli anni nell’ormai comune immagine di amicizia.

 

 

 

In bilico tra l’amicizia e l’amore

La cultura, la società, il bagaglio personale impartiscono agli uomini la possibilità di osservare la realtà attraverso lenti differenti, portandoli a costruire un personale concetto di amicizia. Considerata, dunque, l’impossibilità nel definire gli affetti umani in termini personali-specifici, ci si limita a commentarli genericamente. In questo mi ha aiutato la cara e fedele Wikipedia, proponendo l’amicizia come un sentimento che si basa su una comunanza di affetti, interessi e reciproca stima.

Riprendendo il discorso precedente, l’essere umano ha bisogno della compagnia delle persone, anche se spesso capita che essa sia più indirizzata all’egoismo. In questo caso l’ago della bilancia si spinge verso l’interesse soggettivo piuttosto che verso la creazione di una relazione basata sull’altruismo reciproco. Dall’altra parte troviamo invece un’amicizia fondata sulla conoscenza vera, una conoscenza sincera dell’altro, nella quale entrambe le componenti si mettono in gioco, denudandosi di tutte quelle barriere che le avvolgono, di tutti quei pesi che le sotterrano.

Ed è proprio questo il nodo cruciale nel quale l’amicizia si può fondere e confondere con l’amore. Tutto è nelle mani di un fattore culminante: la certezza. Ecco che non posso fare altro che porre domande volontariamente provocatorie: quando si ha la certezza di non amare l’altro? Quanto questa certezza è determinata dalla cultura? E, in ultima analisi, anche nel caso in cui si è veramente certi di non amare l’altro, è possibile e sensato tramutarla in incertezza?

 

 

Non è così grottesco innamorarsi di un amico

L’originale teoria rappresentazionale può essere ricondotta a Thomas Hobbes e fu un tema dominante nell’empirismo classico. Secondo questa versione della teoria, le rappresentazioni mentali erano immagini (spesso chiamate “idee”) degli oggetti degli eventi rappresentati. La verifica e l’eventuale cambiamento di certezza passano dunque per un rinnovamento della rappresentazione, la quale si lega inevitabilmente con il termine più inclusivo: percezione.

Siamo noi i responsabili della nostra percezione, conseguentemente siamo noi che possiamo modificarla a nostro piacimento. Attenzione, questo potrebbe comportare uno scardinamento di tutti quei bias cognitivi (o pregiudizi) che ci influenzano continuamente ma, essendo il pregiudizio una strategia cognitiva volta alla difesa dell’organismo, si evince la difficoltà di questo passaggio. D’altro canto l’alterazione di rappresentazione permette la mobilità e la libertà mentale di osservare la realtà nella maniera in cui si vuole. Tutti i potenziali rischi che il cambiamento provoca, possono essere limati grazie ad un pensiero critico.

Alla luce di tutto ciò possiamo considerare la rappresentazione mentale come il filo conduttore tra amicizia e amore, mediante la rottura di tutte quelle categorie che ci impediscono di osservare il mondo nella forma più consona. Ora sta a noi capire qual è la strada più adatta, capire ciò che ci corrisponde, capire ciò che ci rende veramente felici. In fin dei conti non è così grottesco innamorarsi di un amico.

 

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